– Il risultato delle elezioni in Liguria ha qualcosa di clamoroso. O meglio: inatteso. Marco Bucci del centrodestra batte Andrea Orlando del presunto campo largo e lo fa senza recidere il legame con la precedente amministrazione di Giovanni Toti, anzi rivendicandone in sostanza la vicinanza. È un risultato che forse chissà libera la politica, e anche l’Italia, dallo strapotere dei giudici e da quella politica che spera di vincere abbattendo il nemico per via giudiziaria anziché provare a sconfiggerlo alle urne. È uno schiaffo in faccia a chi è sceso in piazza indegnamente per chiedere le dimissioni di un presidente di Regione ancora neppure imputato. È una sberla per Elly Schlein e Giuseppe Conte, che ancora inseguono un’alleanza innaturale. È un segnale anche alla magistratura, che con una detenzione sproporzionata ha costretto al domiciliari un governatore, costringendolo di fatto alle dimissioni per riconquistare la libertà. Forse, magari, chissà è finalmente arrivata l’ora in cui l’Italia si scrolla di dosso Mani Pulite, le inchieste ad orologeria, lo strapotere di una certa magistratura spalleggiata da giornali e politica al solo fine di distruggere l’avversario. Al netto della bassa affluenza, su cui certo lo scandalo giudiziario ha pesato, i liguri hanno di fatto confermato la fiducia ad un modello di governo. Che serva da lezione a tutti: la politica deve imparare a rispettare il voto degli elettori, smettendola di chiedere le dimissioni al primo accenno di indagine da parte dei pm. I troppi amministratori prima esposti al pubblico ludibrio e poi assolti, sia a destra che a sinistra, ci dicono che chi viene eletto dovrebbe rimanere al suo posto. Almeno fino a sentenza.(…)
G. DE LORENZO
