il peggio del peggio di Napoli

Geolier e la scacciacani di Capodanno: il video che cambia molte cose

Andrea Tempestini 15 febbraio 2024

La roulette della polemica, gira che ti rigira, da qualche giorno si ferma sul “balcone”. Si parla di Geolier, rapper di Secondigliano e catalizzatore suo malgrado (ma fino a un certo punto) di polemiche, appunto. Pare proprio volerle schivare, ma non sempre ci riesce. E così dopo i fischi, i «buu», l’Ariston che se ne andava, dopo il televoto assurto a male del mondo, dopo il processo sommario per aver spiegato come televotarlo (e spiegarlo non è reato) e dopo le rimostranze dei genitori di Giogiò, eccoci al balcone.

Capitolo uno. Torna a Napoli dopo i fasti a targhe alterne di Sanremo, la città lo accoglie come un eroe per il secondo posto percepito come una rapina (subita da Emanuele Palumbo, così all’anagrafe Geolier). Torna al rione Gescal, casa sua, il fluire di I p’ me, tu p’ te è inarrestabile e sono tutti, ma proprio tutti, in strada per lui. A fatica raggiunge casa e mamma, si affaccia al balcone. «Loro ci hanno fischiato, adesso noi fischiamo loro!», arringa il suo popolo con un garbato “vaffa” rivolto a chi, all’Ariston, lo aveva umiliato. Ma c’è chi eccepisce, come Massimo Gramellini, che si lancia in ipertrofici parallelismi col Duce e con piazza Venezia (suvvia…).

Ma come sei venuto?: Geolier, momenti di gelo prima di Sanremo

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Capitolo due. Ecco, in questo caso il balcone crea qualche grattacapo in più. Un video, tornato di stringente attualità. Riavvolgere il nastro fino a Capodanno 2022. Geolier è già una star, vanta collaborazioni con Gigi D’Alessio Rocco Hunt, giusto per fare due nomi. È presenza fissa nella top-50 di Spotify, insomma molto più di un emergente.

Scocca la mezzanotte. Ovviamente siamo sul balcone. C’è una ragazza, ha il cappuccio e impugna una pistola. Alle spalle di lei c’è lui. La abbraccia. Ridono. «Vai, vai, spara!». Un colpo, poi un secondo. «E non spara», dice lei. Poi altre due pistolettate, sul balcone altri ragazzi in un tripudio di razzi e petardi. Fanno quattro colpi di pistola. Il rapper dà le immagini in pasto a Instagram e già allora monta la polemica. «Era una pistola finta, una scacciacani», si difende Geolier.

Bene. Il fatto che certamente fosse una scacciacani cambia le cose fino a un certo punto. Perché quelle, rilanciate con compiacimento, sono le immagini di un rituale che fa schifo. Al di là dell’ineludibile considerazione su chi dalla pistolettata “goliardica” viene ferito (la politica ne sa qualcosa) o peggio ucciso (una donna ad Afragola poche settimane fa, una strage negli anni), quel video è un flirt orgoglioso con un sottobosco di spregiudicatezza e illegalità. Molto peggio e molto più connotato dei kalashnikov dorati esibiti nelle clip: ci disgustano anche quelli, ma il passepartout dell’arte li rende un poco più legittimi. Il punto è che alla luce di quegli spari – scacciacani ma veri- il kalashnikov assume nuove sfumature, così come nuove sfumature ridefiniscono l’immagine-social che Geolier offre di sé.

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Pubblicato da ergatto

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