Pro Vita, Luca Bottura sfotte anche sulla molotov: “Quattro pernacchie un attentato?”

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Pro Vita, Luca Bottura sfotte anche sulla molotov: “Quattro pernacchie un attentato?”
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Nulla di peggio del fascismo degli antifascisti. Potremmo fermarci qui, basterebbe l’aforisma definitivo di Pier Paolo Pasolini. Ma il lettore merita di essere informato sulla reazione delle anime belle all’attacco squadrista che i più scalmanati e le più scalmanate dentro il corteo di Non una di meno hanno condotto contro la sede di ProVita&Famiglia. Vetri spaccati, fuoco appiccato alle serrande, scritte pacifiste e inclusive come “Bruciamo i pro vita”, perfino il reperimento di una bomba molotov. Riassunto così, è esattamente il campionario che dovrebbe far scattare qualunque “antifascista” appena decente. Il problema è che i nostri non sono antifascisti decenti, sono antifascisti di professione, hanno fatto dello strabismo politico e morale la chiave delle loro grandi o (più spesso) piccole carriere, e quindi quando la molotov è femminista, quando l’invito a “bruciare” l’avversario ha mittente arcobaleno, quando il Fascismo è quello dei Buoni, viene declassato a goliardata, se non capovolto in gesto meritorio.
Il più sfacciato è stato Luca Bottura, un tentativo di giornalista satirico il quale l’unica volta che ha fatto ridere in vita sua è stato quando ha lamentato un’inesistente epurazione dalla Rai. «Se quattro pernacchie davanti a una sede diventano attentato terroristico, mi sa che non siete così machi come volete far credere».
