Roberto Speranza: “Ho chiuso per imporre la cultura di sinistra”. Una vergogna che sa di stalinismo: il ministro peggiore
Renato Farina 14 aprile 2021
Il punto di fragilità di questo governo è Roberto Speranza. Non dura. Non al ministero della Salute, perlomeno. La zavorra va gettata a mare, oppure trasferita su qualche zattera imbandierata dove il giovane lucano si occupi senza far danni di materie innocue, tipo organizzazione di campeggi per amici del Vietnam o per figli della lupa bolivariana. Mario Draghi lo aveva salvato qualche giorno fa, caricandoselo sulle spalle e sottraendolo mezzo morto alle bordate di Matteo Salvini: «Ho detto a Salvini che l’ho voluto nel mio governo e che lo stimo molto». Così recitò in conferenza stampa, dove però si era ben guardato dal tenerselo al fianco. È successo l’8 aprile, ma sembra passato un secolo. Adesso il gravame è diventato insopportabile. Non è una questione di immagine, ma di sostanza: il fiore della gioventù comunista lucana, già pupillo di Sergio Mattarella, e oggi soltanto di Pier Luigi Bersani (tra i vivi) e di Giuseppe Stalin (tra i defunti), coincide agli occhi del popolo con la sciagurata gestione della pandemia. Il relitto del governo Conte sarebbe ancora stato restaurabile senonché alla chiara impreparazione i è aggiunta un’aggravante tombale: il fatto di essersi circondato di una ciurma di collaboratori che ha occultato scientemente la verità, taroccando e cancellando la relazione per l’Oms di una squadra di scienziati di Venezia sui gravissimi errori del suo ministero che hanno aggravato il bilancio dei morti. L’indagine della procura di Bergamo è devastante. Sapeva o non sapeva, Speranza? Opto personalmente per il no. Ma questo è un dilemma che attiene alla sua moralità, però chi ha venduto patacche predispostegli dai suoi fidati consiglieri deve salutare tutti, o almeno gentilmente spostarsi. Se no? Non è che va a fondo soltanto un governo, ma naufraga l’Italia nella sfiducia.
SONO 3 I PUNTI DI FRAGILITA’: speranza. dimaio, lamorgese ,una gara a chi fa piu’ danni !
