Vittorio Feltri contro Virginia Raggi: “A processo per il titolo? Ecco che cosa mi deve spiegare”
Gentile dottoressa Raggi, sindaco di Roma, ho letto il suo comunicato in cui annuncia trionfalmente di aver ottenuto dal Gup di Catania il mio rinvio a giudizio, oltre che di Pietro Senaldi, per un titolo a lei dedicato oltre due anni fa da Libero, «Patata bollente», sopra un mio pezzo in tema assolutamente rispettoso della verità.
Quanto al mio articolo rigorosamente narrativo mi sono limitato a sottolineare la stravaganza di un fatto: lei andava a parlare con un suo collaboratore, cui aveva aumentato lo stipendio, sul tetto dell’ edificio comunale. E io segnalai la stranezza della cosa affermando che a me non era mai capitato di conversare con una mia giornalista sotto le tegole. Una semplice osservazione confermata dalle cronache. Niente di male. Ma non vorrà negare che la sua scelta di salire in cielo onde chiacchierare con quel signore non rientrava nelle consuetudini di un sindaco.
Scrissi che le sue supposte ed eventuali debolezze (chi non ne ha) meritassero le stesse valutazioni riservate a Berlusconi.
Frase dubitativa, non assertiva. Quindi non comprendo perché lei ce l’ abbia con me visto che in varie circostanze l’ ho difesa da attacchi politici e personali. Io credo che certe controversie non vadano affidate alla magistratura che usa il coltello anziché il bilancino del farmacista. Se lei ed io ci fossimo parlati non saremmo arrivati a questo punto morto. Mi creda, con stima.
di Vittorio Feltri

