Sedici indagati su settanta deputati dell’attuale Assemblea regionale siciliana, quattro assessori su undici sotto inchiesta a palazzo d’Orleans. Niente rispetto al record toccato nella mandatura di Raffaele Lombardo, 2008/2012, quando indagati, imputati, rinviati a giudizio e arrestati tra i membri dell’Ars superarono oltre il 50 per cento dell’assemblea.

All’epoca qualche buontempone chiese, a mo’ di battuta, di riunire il parlamentino regionale all’Ucciardone. Presidente di quell’assemblea, tanto per non dimenticare, era quel Francesco Cascio finito ai domiciliari un paio di settimane fa nell’ambito di un’operazione contro una presunta loggia massonica segreta a Castelvetrano. Senza citare i continui scandali e scandaletti in fotocopia che non finiscono neppure più sui giornali, il voto di scambio, i favori, le presunte collusioni mafiose, e che fanno notizia solo da venti arrestati in sù.

Un ambientino tranquillo, verrebbe da dire, e che proprio per questo si è sentito in dovere di non sottostare all’obbligo previsto nel resto del Paese dalla legge “Spazzacorrotti”, quello che impone ai candidati alle elezioni amministrative di pubblicare il proprio curriculum vitae ed eventuali pendenze penali. In Sicilia quest’obbligo non c’è perché l’autonomia conferisce pieno mandato alla regione in fatto di enti locali e la normativa nazionale per essere efficace avrebbe avuto bisogno di un ulteriore passaggio. Che guarda caso non c’è stato. Dracula non fa una legge per vietare le trasfusioni di sangue. C’è da dire che l’impatto del provvedimento sarebbe stato poco più che nullo. Da quando esiste il ceritificato antimafia gli affari della mafia non sono diminuiti e soprattutto bisogna ricordare che anche alle ultime regionali di un anno e mezzo fa solo nelle liste che sostenevano l’attuale presidente Nello Musumeci erano presenti una ventina tra indagati e inquisiti. Uno, Antonello Rizza, ex sindaco di Priolo aveva 22 capi di imputazione in quattro processi diversi. Tutti sapevano ma nessuno si è fatto scrupolo di non votarli, gli “impresentabili”, quasi che qualche pendenza giudiziaria fosse un titolo di merito, una sorta di garanzia. Così è se vi pare.