Nigeriano morto a Fermo, offese alla supertestimone. Rossi indagato
Insieme ad altre persone per diffamazione aggravata compiuta sui social
Fermo, 17 maggio 2017 – Continua a far parlare di sé la tragica rissa in cui ha perso la vita il profugo nigeriano Emmanuel Chidi Namdi. Dopo la liberazione di Amedeo Mancini, arrestato il 6 luglio scorso per omicidio preterintenzionale, e il colpo di scena investigativo, con cui è stato accertato essere stato proprio il richiedente asilo politico a colpire Mancini con un paletto della segnaletica stradale, arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia di vari fascicoli aperti da diverse Procure sparse in Italia per diffamazione aggravata nei confronti della supertestimone Pisana Bachetti.
Tra gli indagati eccellenti anche il consigliere comunale Massimo Rossi, uno dei promotori del comitato 5 luglio, nato per difendere i diritti di Emmanuel. Rossi, in concorso con altre persone, è chiamato a rispondere di diffamazione a mezzo stampa e internet, così come gli altri indagati, che avrebbero condiviso link offensivi, contribuendone alla diffusione sul web. Il consigliere comunale avrebbe inoltre mosso gravi accuse contro la testimone del fatto, definendola mitomane, razzista, contro gli immigrati e di totale inattendibilità.
Le indagini sulla morte di Emmanuel hanno invece stabilito l’esatto contrario: la totale attendibilità della donna, che ha fatto il suo dovere di cittadina, avvisando le forze dell’ordine di quello che stava accadendo, per poi raccontare la verità sui fatti. Una verità che le è costata cara, visto che ha dato il via ad un campagna persecutoria mediatica e sui social nei suoi confronti. In quei giorni la testimone era stata definita fascista, bugiarda, mitomane, amante della notorietà ed in altri modi non ripetibili.
Aveva ricevuto minacce di morte sul web e telefoniche, tanto che era stata costretta a rinviare di una settimana l’inaugurazione del suo nuovo negozio. Insomma, la sua vita era diventata un inferno e senza aver fatto nulla di male, se non essersi trovata disgraziatamente ad assistere ad un fatto ancor più disgraziato. A distanza di mesi, però, la situazione si è completamente ribaltata: l’accusata è stata ritenuta assolutamente attendibile e i suoi accusatori oggi sono accusati di averla diffamata gravemente attraverso i media e internet. Un’aggravante, questa, che prevede una pena da sei mesi a tre anni di reclusione.
IL RESTO DEL CARLINO


