L’anti-dizionario del politicamente corretto da oggi contempla una nuova parola. La grammatica della neolingua evolve in maniera inflessibile e inesorabile.
Occorre adeguarsi. Nel Mondo Nuovo dell’utopia negativa sono i vocaboli che cambiano la società, non la società che usa i vocaboli.
Da questa mattina è vietato usare il termine «clandestino». Lo richiede una lettera aperta pubblicata ieri su Repubblica da un gruppo di vigilantes della psicopolizia linguistica, un Politburo interdisciplinare composto da politici, intellettuali, uomini di spettacolo (tra cui Luigi Manconi, Nicola Lagioia, Alessandro Bergonzoni), che denuncia come nel «Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo del contrasto all’immigrazione illegale» sottoscritto dall’Italia e dal governo di riconciliazione libico compaia più volte «come sinonimo di migrante non regolare», il termine «clandestino».
La parola – come strilla il titolo della lettera aperta – va cancellata. Perché? Perché il termine è «giuridicamente infondato»; perché «contiene un giudizio negativo aprioristico, insinuando l’idea che il migrante agisca al buio, come un malfattore» (che invece è solo una inevitabile conseguenza dell’etimologia, derivando «clandestino» dall’avverbio latino «clam», «di nascosto», indipendentemente da qualsiasi giudizio di valore, ndr); perché «suggerisce un’immagine dell’immigrato come nemico». Ecco l’utopia al negativo. Convincersi che la sostanza di un pericolo, o di una diseguaglianza, o di una ingiustizia, possa migliorare sostituendo semplicemente la parola che la indica. È noto: cambiare un termine del dizionario di uso comune è molto più facile che educare il cittadino a mutare un habitus mentale.
E Laura Boldrini gode: sempre su Repubblica la Presidenta si prende il merito dell’impresa. “Il vostro testo richiama la Carta di Roma, cioè il protocollo varato nel 2008 per un’informazione rispettosa dei diritti di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Permettetemi di ricordare – sottolinea -, non senza un certo orgoglio, che di quel testo sono stata a suo tempo una delle artefici. Qualche anno dopo, e nel prestigioso incarico che ho l’onore di ricoprire, non ho cambiato idea sulla necessità di usare le parole in modo corretto e tale da non alimentare, nemmeno inconsapevolmente, pregiudizi e ostilità”. Sicuri che basti un vocabolario?
news.italys
SE CLANDESTINI alias non autorizzati a stare qui SONO… CLANDESTINI RESTANO !
SE ZINGARI SONO ALIAS non residenti ma vaganti in cerca di bottino…. ZINGARI restano
se scemo sei credendo che modificando i termini si modifichi la SITUAZIONE CHE ‘ DRAMMATICA meno per chi vive a palazzo con scorta ( che pago io) SCEMO RESTI !
e cosi’ sia…..ALLA FACCIA DI DONNA PRASSEDE…..

Infatti gli immigrati clandestini arrivano illegalmente e più o meno di nascosto! Ma cosa credono questi? Che loro dicono “adesso non si dice più….” e subito tutti zitti? E la libertà di pensiero e di parola? Io continuo a chiamarli negri,immigrati,clandestini,zingari,puttane ecc. Se a qualcuno dà fastidio azzi suoi