Chiudiamo le prefetture: trovano casa ai migranti a spese degli italiani
Il caso di Monza: in una palazzina le famiglie di connazionali assediate da 126 profughi
Prendo atto che le prefetture sono diventate il principale strumento in ambito locale dell’auto-invasione demografica finalizzata alla sostituzione della popolazione italiana con un’umanità omogeneizzata all’insegna del meticciato antropologico globalizzato.

La mia denuncia non concerne i singoli prefetti, io stesso ho conosciuto tra loro persone perbene, bensì una istituzione che storicamente e inequivocabilmente è parte integrante di un sistema di potere centralistico, accentratore e autoritario.
È un dato di fatto che ormai le prefetture dispongono di poteri straordinari, operano da anni come se in Italia vigesse uno stato di emergenza che tuttavia, ed è una contraddizione in termini, si applica in modo ordinario. Gestiscono un fiume di denaro pubblico che alimenta il giro d’affari in assoluto il più lucroso della nostra storia contemporanea, con profitti che si impennano all’ennesima potenza senza neppure l’obbligo di rendicontare la propria attività. I soldi di tutti noi italiani vengono elargiti con grande magnanimità a enti che si sono ingrassati a dismisura grazie al cosiddetto «business dell’accoglienza». Per la prima volta nella storia d’Italia le prefetture si sono trasformate in una sorta di agenzia immobiliare del tutto particolare, in cui non è il locatario che paga per la nuova sistemazione di cui beneficia, ma è il locatore che mette a disposizione generosamente tutto e di più: alloggio comprensivo di acqua, luce, riscaldamento e spese condominiali, vitto, abbigliamento, wi-fi, sigarette e contanti per gli acquisti personali, in aggiunta alla sanità, all’istruzione, ai trasporti e a qualsiasi altra necessità. Tutto gratuitamente, tutto senza chiedere assolutamente nulla in cambio.
