Il premier ha chiesto all’Europa 3,4 miliardi per fronteggiare il terremoto, ma nella Legge di Bilancio sono stanziati soltanto 600 milioni. E il resto? Il rischio che il governo ci marci è alto, usando l’emergenza come alibi per sforare i conti…
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Questa faccenda della flessibilità sta un po’ sfuggendo di mano. Sono settimane che Matteo Renzi gioca col pallottoliere per chiedere più fondi possibili all’Unione Europea, ma l’ultimo terremoto che si è abbattuto sul centro Italia gli ha fatto perdere i conti. Gli è così scappata la mano sulla richiesta di aiuti per affrontare le emergenze, in primis quella dei quarantamila sfollati italiani e dei comuni polverizzati dal sisma.
Nella lettera di risposta alla Commissione europea, qualche giorno fa, il governo aveva infatti chiesto circa tre miliardi e mezzo di euro (due decimi di punto di Pil) per fronteggiare l’emergenza terremoto verificatasi dalle prime scosse del 24 agosto in poi. Spulciando, però, la Legge di Bilancio, le cifre stanziate per ricostruzione e simili sono soltanto 600 milioni. E il resto? Come scrive l’Huffington Post alcune spese sono da attribuirsi alle voci dei singoli ministeri, altre verranno aggiunte in seguito, ma, in ogni caso, per almeno metà di quanto dichiarato i conti non tornano.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: non vorremmo che il surplus chiesto a Bruxelles serva per coprire altri capitoli di spesa presenti nella manovra. Il rischio che il governo dunque marci sulla flessibilità e sugli aiuti chiesti agli Eurocrati è alto. E, qualora si concretizzasse, non solo comporterebbe per l’Italia un abbassamento dell’indice – già ai minimi termini – di affidabilità, ma comprometterebbe anche i rapporti futuri. Qualora l’Europa si accorgesse che stiamo giocando col fuoco, Junker e compagnia potrebbero anche decidere di chiudere i rubinetti, non solo per il terremoto, ma anche per l’altra grande emergenza che l’Italia sta affrontando, quella dell’immigrazione. Da un lato dunque, se è giusto insistere sulla possibilità di sforare il Patto di Stabilità in presenza di eventi che gravano in maniera particolare sul nostro Paese, dall’altra tirare la corda o fare i furbi non giova a nessuno.
Nemmeno al clima politico interno nel quale gli appelli all’”unità nazionale” dureranno poco. Il rischio che si marci anche sui buoni propositi politici post terremoto per creare un clima favorevole al referendum è alto. Come è stato anche per il terremoto dell’Aquila – allora al governo c’era Silvio Berlusconi – il consenso del premier, in situazioni drammatiche, aumenta. Renzi potrebbe utilizzare la scia positiva come volano per il Sì. O, peggio ancora, come si sospetta in queste ore nonostante la secca smentita del premier stesso, si potrebbe usare il terremoto come alibi per prendere tempo e rinviare il referendum a questa primavera. La proposta di un posticipo (si andrebbe alla primavera del 2017) è arrivata nero su bianco su La Repubblica a firma dell’ex ulivista Pierluigi Castagnetti. La sua vicinanza a Sergio Mattarella, scrive Dagospia, potrebbe significare il via libera del Quirinale. Lo stesso Quirinale che sta remando da mesi per il sì.
Renzi, insomma, fa l’equilibrista. Stia attento perché la corda potrebbe spezzarsi e il clima di “armonia” tanto invocato potrebbe evaporare in un baleno.

Il ministro Padoan conferma che gli immigrati costano 4 miliardi all’anno… Le statistiche dicono che gli immigrati sono circa 160 mila… Allora fate due conti 35 € al giorno pro immigrato per 365 giorni fa circa la metà di 4 miliardi… e allora se a bilancio vengono messi 4 miliardi significa una di queste due cose, o gli immigrati sono il doppio di quanto dichiarato, o qualcuno si fotte 2 miliardi…
Il 4 dicembre bisogna dare una “suonatina” in testa a sta gente..