Ferrara, 5 settembre 2016 – Il giorno dopo, il risveglio per San Nicolò è ancora più choccante. Già, perché sapere che chi ha rapinato la tabaccheria di via Nazionale, della famiglia Crespi, altro non è che un ragazzino di 13 anni. Sì, tredici anni, originario dell’Europa dell’est, famiglia per bene e residente da tempo nell’Argentano. Nemmeno imputabile per la legge italiana. «Era incappucciato – ricordava sabato Carla, la vittima che si è vista costretta a dargli soldi e sigarette –, poi quell’arma…». Una scena che non dimenticherà facilmente, così come l’intera comunità.
Il colpo. Tutto comincia alle 17.30 di sabato. Via Nazionale è la solita strada trafficata, il sole regala l’ultimo scampolo di estate. Fuori dalla tabaccheria Crespi all’improvviso arriva uno scooter, parcheggia e scende un ragazzo. Ha il volto coperto da un passamontagna. Apre la porta, fa irruzione con il fare di un rapinatore adulto e scafato. «Fuori i soldi – grida – Datemi tutti i soldi». In mano tiene una pistola, più tardi si saprà essere una scacciacani di proprietà del padre del baby malvivente. Si vedono solamente gli occhi del tredicenne sbucare dal cotone rosso che gli fascia la testa. Carla Crespi e il fratello rimangono di sasso e non possono fare altro che assecondare quell’imperativo dandogli l’incasso, 265 euro. Non è finita. Lui pretende anche delle sigarette, ben nove pacchetti di Camel. Ora ha tutto ciò che desiderava, soldi e fumo, come un uomo vero.
La fuga. Riaccende lo scooter e vola via scorrazzando da gradasso per le strade di San Nicolò, mostrando a tutti che lui può, nonostante la sua età di bambino cresciuto. Torna a casa, nasconde il tutto ai genitori e si fionda in camera ma proprio lì, pochi minuti dopo, ecco arrivare i carabinieri come nel gioco di guardie e ladri. Ma questo un gioco proprio non lo è, il baby rapinatore ha ancora i ferri del ‘mestiere’ caldi: il passamontagna, la scacciacani, i soldi e le sigarette. Inesperienza, direbbero i veri rapinatori. Il suo viaggio così finisce in caserma dove, dopo gli accertamenti e l’indicazione del tribunale per i minori di Bologna, viene riaffidato ai genitori, attoniti per l’accaduto.
Il paese. L’episodio di sabato è l’ultimo di una serie che da settimane stanno mettendo a dura prova l’abitato come spiega Enrico Gamberoni, presidente della consulta: «C’è una banda di bulli sempre più pericolosa e quel ragazzino potrebbe appartenervi. Compiono atti di teppismo e furti, ora forse hanno tentato il salto di qualità». Durissimo don Stefano Morini, parroco di San Nicolò, Benvignante e Marrara: «Questi teppisti, un gruppetto tra stranieri e italiani, hanno buttato giù un pozzetto nella canonica, hanno rotto la finestra della chiesa con dei sassi. E quando uno a quell’età arriva a fare certe cose, ha gravi problemi. Purtroppo tante volte i figli comandano sui genitori e oggi mancano i valori che hanno reso grande l’uomo. Se non si cambierà, si andrà dritti nella fogna. Non sono pessimista e neppure ottimista, bensì realista: o cambiamo, o siamo destinati a sparire».
IL RESTO DEL CARLINO

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