Terremoti, danni e risarcimenti: in Italia l’unica legge è la gestione dell’emergenza, tra vuoti normativi e paradossi. Il primo: nel Paese dove almeno 24 milioni di persone vivono in zone a rischio sismico (secondo i dati del Consiglio nazionale dei geologi) a coprire tutti i danni è solo lo Stato. Un’anomalia rispetto a quanto avviene in altri Paesi europei, dove è già consolidato da tempo un sistema basato sulla sinergia tra pubblico e privato e dove i danni provocati dalle calamità sono coperti dalle compagnie di assicurazione. Salvo eventi davvero eccezionali: in tali circostanze entra in gioco lo Stato. Non è un caso se l’agenzia di rating Fitch ha stimato che l’impatto sulle assicurazioni del terremoto che ha colpito il centro Italia sarà limitato, a testimonianza della bassa copertura assicurativa nella zona interessata. Situazione simile in molte altre aree d’Italia e diametralmente opposta a quella di altri Paesi europei, in cui stipulare polizze contro le calamità è obbligatorio o semi-obbligatorio. In Italia sono stati fatti dei tentativi, ma non si è mai arrivati a nulla di concreto. La mancanza di regole certe è causa di altre questioni irrisolte, come la possibilità per le compagnie di scegliere discrezionalmente le zone dove assicurare e l’inesistenza di agevolazioni fiscali per chi sottoscrive una polizza antisismica.