le minkiate dei giornali:

“Noi, pescatori di vongole forzati sul Delta del Po”

Al lavoro estate e inverno con mani e piedi sempre in acqua

Nel delta del Po la pesca è sempre stata fonte di lavoro. Soltanto negli Anni 80 si è aggiunta la pesca delle
vongole

franco giubilei
porto tolle (rovigo)

il delta del Po, con le sue valli e le sue «sacche», come le chiamano qui, è un dedalo di grandi specchi d’acqua salmastra e canali dove il grande fiume incontra l’Adriatico. Ogni mattina, centinaia di pescatori battono queste zone alla ricerca di vongole, cozze, cappesante, canestrelli, telline, granchi e lumachine sono i 1.500 soci del Consorzio del Polesine che raggruppa una dozzina di cooperative. Un lavoro pesante, che si svolge in ogni stagione dell’anno a bordo di barche leggere attrezzate.

Marito e moglie

Manfredo Crivellari, 54 anni, e sua moglie Simonetta Marangon, di quattro anni più giovane, lo fanno dal 1990, da quando la pesca delle vongole si è aggiunta ad altre attività più tradizionali per il delta, affermandosi nel corso del tempo come una delle più diffuse. Lui indossa la muta e scende in acqua, che nelle zone di pesca ha una profondità di circa un metro, poi si lega al barchino e perlustra il fondale, mentre lei resta a bordo in attesa che il marito le passi il pescato. «Tutte le mattine d’estate, dalle 6 alle 9, usciamo con la barca. D’inverno l’orario cambia con la luce, e peschiamo fra le 7 e le 11. E’ più dura, col freddo e il ghiaccio, ma non ci lamentiamo», racconta la donna. L’orario dev’essere rispettato, così come il quantitativo di prodotto assegnato la sera prima dal consorzio a ogni cooperativa, perché le vongole una volta pescate vanno ripulite dalla sabbia, dunque nel pomeriggio vengono portate a un centro di depurazione, prima di essere caricate sui camion che le trasporteranno sui banchi dei mercati italiani, ma soprattutto spagnoli, che assorbono il 70% della produzione. «Nel delta del Po la pesca c’è sempre stata, qui si campa di questo o di agricoltura – dice il marito -, mentre le vongole sono cominciate negli Ottanta per svilupparsi in seguito. Noi abbiamo un barchino, facciamo pesca nel fondale basso. La vongola piccola viene prima allevata negli orti e poi viene messa nella laguna. Può essere pescata da quando raggiunge le dimensioni di 16 millimetri».

La fatica

Le lagune sono tre: la sacca degli Scardovari, dei Canarini e di Pila, o Barba Marcu, il nome del posto. «Noi siamo contenti del lavoro, anche se è più agevole farlo durante la bella stagione. Ci basiamo sull’andamento delle maree, per raggiungere meglio le zone di pesca». Si comincia alle 6, nella parte di laguna dove la pesca è consentita: in acqua, Manfredo aziona una pompa alimentata da un compressore che aspira l’acqua e la rigetta nella rasca, una sorta di rastrello dove vengono raccolte le vongole. «Quando sento che il prodotto è dentro, lo butto nella barca». Qui entra in azione la moglie, che le passa al setaccio in modo che restino soltanto i molluschi delle dimensioni giuste. Chiuso dentro un sacco contrassegnato da un numero che identifichi il socio della cooperativa, il pescato a questo punto può raggiungere il consorzio per le operazioni di pulizia dalla sabbia.

Quanto il lavoro sia remunerativo, lo stabilisce l’andamento del mercato, strettamente legato alla stagionalità. Ora che siamo a Ferragosto, con le vongole che vanno a ruba, i pescatori lavorano a pieno regime: «In questo periodo il consorzio fissa in circa 30-40 chili al giorno il quantitativo, perché c’è più richiesta – spiega Crivellari -. Altrimenti, in media, la quota è di circa 20 chili al giorno».

Per i prezzi, valgono i soliti criteri della domanda e dell’offerta: «E’ un mercato giornaliero che ora sta andando abbastanza bene, perché non c’è tanto prodotto di pezzatura piccola, dunque il prezzo raggiunge i 6,50 euro al chilo (rivenduto successivamente a circa 8,50, ndr), mentre d’inverno scendiamo a 3-4 euro al chilo».

 

 

“LA STAMPA”  PUBBLICA UN ARTICOLO FASULLO IN OGNI SUA PARTE:

  1. NESSUN VONGOLARO PESCA IN ACQUA SED ETIAM  TUTTI CON POMPE
  2. LE VONGOLE OGGI COSTANO 15.00 EURO AL KG Perché CALDO, SICCITA’ E COGLIONERIA POLITICA ( non puliscono mai i fondali che diventano sempre piu’ bassi) HANNO DISTRUTTO GRAN PARTE DELLE VONGOLE
  3. A 3 euro al kg compri “forse” le vongole cinesi….

 

LO DICE UNO CHE NEL DELTA CI VA UN GIORNO SI’ ED UNO NO ED ORMAI CONOSCE TUTTI I VONGOLARI INDIGENI…..

SE NON CI SI PUO’ FIDARE DEGLI ARTICOLI SULLE VONGOLE…

FIGURARSI SU RESTO !!!  

Pubblicato da ergatto

curiosi.....

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