Picchiati con la cinghia dai genitori
Quattro anni di cella al padre, 2 anni e 4 mesi alla madre: impuniti causa prescrizione
Solo l’altro ieri è arrivata la sentenza che ha posto la parola fine alla drammatica vicenda dei quattro bambini, due fratelli e due sorelle, picchiati dai genitori. Nella foto il tribunale di Biella
Il padre condannato a 4 anni di reclusione, la madre a 2 anni e 4 mesi: il giudice Antonia Mussa ha confermato in pieno le accuse del pm Maria Bambino, che ha descritto una vita di violenze all’interno di una famiglia diventata un inferno. Ai quattro figli, due maschi e due femmine, bastava vedere una cinghia posata sul tavolo per capire al volo cosa sarebbe successo. E servivano a poco i tentativi del più grande di nascondere nell’armadio fratellino e sorelline. Il magistrato ha anche riconosciuto la richiesta degli avvocati Nicoletta Verardo, in rappresentanza dei minori e di Ilaria Sala, curatrice speciale, di un risarcimento record per casi come questo: 160 mila euro, 40 mila ad ogni ragazzo. Sia il carcere, sia il denaro da pagare per garantire un minimo di futuro alla prole, resteranno lettera morta: il procedimento cade in prescrizione entro il 2016.
LA STORIA
Sette anni e mezzo più intervalli di relative sospensioni, (si parte dal 2008, l’indagine dei carabinieri della procura è stata rapida dopo le prime segnalazioni delle insegnanti), non sono bastati per porre il sigillo della giustizia ad uno dei reati più spregevoli, che colpisce piccoli indifesi segnati per sempre, quattro vite distrutte per cui anche alcuni tentativi di adozione sono stati vani. All’amarezza si aggiunge la drammaticità di un percorso per certi versi grottesco, tipico di un’Italia dai peccati senza colpe, in cui spesso proprio il rispetto della legge si scontra con carenze croniche di personale e conduce a traguardi paradossali. Il tipo di reato infatti impone la discussione davanti a un giudice monocratico, che non deve essersi mai occupato prima del caso. A Biella, i magistrati di «lungo corso» al lavoro da tempo si contano sulle dita di una mano e hanno già i loro problemi a dividersi i fascicoli per non incrociarli in seguito ed evitarne la nullità. Tutti gli altri, ruotano in continuazione tra trasferimenti, assenze per maternità e «prestiti» da altre sedi. In altre parole ci si arrabatta come accade ormai in quasi tutte le aule di giustizia, prestigiose Corti d’Appello comprese. A volte, ci si dimentica pure. Nel caso dei genitori violenti, uno dei pochi magistrati «di stanza» a Biella se n’è occupato come gip nel 2010 e non ha potuto proseguire. Altri quattro giudici si sono alternati senza riuscire a raggiungere una sentenza: uno di loro ha svolto solo un’udienza. E soltanto l’ultimo magistrato, che ha completato l’iter con un encomiabile tour de force ha evitato una totale débacle, salvando almeno l’onore.
CHE SIA L’ORA DELLE RONDE DI “GIUSTIZIERI” VERI ?
PERCHE’ LE MERDE LA FANNO SEMPRE FRANCA ?
E..TUTTI I GIUDICI IMPEGNATI PER DECENNI AD INDAGARE SULLE TROMBATE DEL BERLUSCA ? NON POTREBBERO OCCUPARSI DI QUESTE PORCHERIE CONTRO INDIFESI ?
