Dalla “Ifigonia in culide” ai gestacci in Aula
Fenomenologia dei nuovi padri della Patria
Una volta Monica Cirinnà fu accusata di aver mandato “a fare in culo” il senatore Santangelo, grillino. E allora, dentro un casino in cui non si capiva nulla, Vincenzo D’Anna si alzò e chiese la parola. L’espressione del volto gli si fece grave: “Su quella parola che non pronuncio – scandì – vorrei le royalties”. Il Senato esplose in una risata. Ex berlusconiano e ora renziano, ex dc e autoproclamato liberale, cosentiniano e quindi “garantista”, il senatore D’Anna ha tre meriti: svegliare dal torpore chi assiste alle sedute, far saltare sulla sedia il presidente di turno e trasformare l’Aula in qualcosa a metà tra la scuola di filosofia e il terminal portuale di Diego Pretini
IL FATTO QUOTIDIANO

