quando pensi d’averle sentite tutte….

Arriva la “consulta” a dichiarare che l’ERGASTOLO e’ anticostituzionale ergo mafiosi, stupratori, assassini tutti in gita premio ?

Difficile dire se siano nati cosi’ oppure…peggio… io comunque sarei per l’immediata introduzione della …..

qs non è ne’ ministro ne’ uomo è un mentecatto protetto non si sa da chi:

“Questi atti non li mostriamo”. Speranza nasconde un altro segreto

15 Aprile 2021 – 14:14

Il ministero si oppone: non intende fornire i verbali della task force istituita da Speranza. “Era un tavolo informaleGiuseppe De Lorenzo

L’uomo che predica trasparenza, razzola opacità. Dopo la mancata pubblicazione del “piano segreto” anti Covid, il ministero della Salute sceglie di tenere chiusi nei cassetti del dicastero anche i verbali della task force sul coronavirus che un anno fa venne istituita da Roberto Speranza. Niente da fare. Nonostante i continui tentativi di due parlamentari, e lo scontato ricorso al Tar, l’avvocatura dello Stato ha deciso di resistere in aula e non intende mollare la presa. Com’era la storia dell’azione ministeriale limpida e trasparente?

L’origine di questa intricata faccenda, di cui ilGiornale.it ha avuto accesso ai vari atti, risale al lontano novembre del 2020. Galeazzo Bignami e Marcello Gemmato, deputati FdI, bussarono alla porta di viale Lungotevere Ripa 1 per ottenere “copia di tutti i verbali della task force”. Tempo dopo, il dicastero rispose picche: non ve li diamo, perché non si tratta di robe ufficiali ma di un “tavolo informale”. Sollecitato di nuovo, l’ignoto dirigente dell’Ufficio di Gabinetto ribadì nuovamente che le “minute” e “gli scritti informali” prodotti in quelle riunioni erano solo “resoconti riepilogativi”. Niente di serio, insomma.

Bignami è però testardo e per riuscire a leggere quei documenti si è rivolto al Tar del Lazio, così come fece – vincendo la causa – per stanare il “piano segreto” anti Covid. Bene. Il ministero della Trasparenza ovviamente s’è opposto, puntando sull’opacità dei formalismi. Nella memoria difensiva, infatti, l’Avvocatura si è aggrappata a cavilli da azzeccagarbugli per sostenere una decisione che, in fondo, appare squisitamente politica: quella di non rendere edotti i cittadini sul contenuti dei verbali della task force.

Direte: ma che vi interessa? In realtà la questione è collegata intimamente al terremoto di questi giorni che circonda Speranza, traballante ministro salvato (per ora) dalla fiducia di Pd e Mario Draghi. C’entrano insomma l’inchiesta della procura di Bergamo, il piano pandemico mai aggiornato dal 2006, la rogatoria inviata all’Oms, l’iscrizione nel registro degli indagati di Ranieri Guerra, la querelle sul report di Francesco Zambon scomparso dal sito dell’Oms e anche le “reticenze” del ministero denunciate dal procuratore bergamasco Maria Cristina Rota. Lo stralcio di uno dei verbali della task force emerse a gennaio quando i pm inviarono la guardia di Finanza al ministero con in mano un decreto di perquisizione locale e informatica. Ad attirare l’attenzione dei magistrati fu il “resoconto del 29 gennaio” ed in particolare “le dichiarazioni verbalizzate” di Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, il quale aveva invitato i presenti a “riferirsi alle metodologie del Piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida appena rese pubbliche dall’Oms’”. Da qui le domande di chi indaga: perché il suggerimento cadde nel vuoto? Perché la task force e il ministro Speranza preferirono investire tempo e risorse per riscrivere un piano nuovo di zecca anziché rispolverare quello esistente come suggerito dall’Oms? Piuttosto che niente, meglio piuttosto. No?

Ma andiamo alla memoria difensiva del ministero. Per l’avvocatura il diniego alla pubblicazione deriva dal fatto che “non esistono” verbali sulla task force. Possibile? Sì. Pare infatti che negli archivi ci siano solo “resoconti informali, con allegato l’elenco dei presenti” alla riunione. In pratica, una nube inconsistente. Cioè: questi cervelloni decidevano le sorti sanitarie del Paese, e lo facevano informalmente? Come si sta al bar a chiacchierare della moviola? Addirittura, spiega l’avvocatura, non v’era neanche un “decreto ministeriale istitutivo” che ne disciplinasse “formalmente l’attività” o ne scandisse “tempi e modalità di procedimento”. Una struttura “snella” e “non burocratizzata”: praticamente si incontravano per amicizia. Il legale ci tiene tuttavia a precisare che questa “informalità” nulla toglie “all’importanza dell’attività svolta dalla task force”. Ed è vero: ha monitorato l’evolversi dell’epidemia e aiutato Speranza a individuare le misure da adottare. Un esempio? È grazie alla sua “consulenza” se il ministro ha deciso di chiedere il 31 gennaio 2020 la dichiarazione dello Stato di emergenza. Mica robina da niente. Proprio per questo ci si aspettava maggiore “ufficialità”.

In realtà, ovviamente, delle carte esistono. Ma il ministero non intende mostrarle. “Gli unici scritti esistenti”, spiega l’avvocatura, sono dei “resoconti, “conservati agli atti come verbali” (?) e redatti da “un funzionario, di volta in volta presente alla specifica riunione” che annotava “sinteticamente i diversi interventi”, ma non li trascriveva integralmente. Il funzionario peraltro è ignoto, come il milite, visto che nei fogli di riepilogo non appare neppure il suo nome. Inoltre pare che i documenti non siano stati neanche “letti, approvati e sottoscritti dai presenti”, tanto che il ministero non ritiene possibile “attestare che riportino fedelmente gli interventi dei partecipanti al tavolo”. Infine mancano l’intestazione, la data, la firma, il protocollo interno e via dicendo. Sintesi: non essendo “documenti amministrativi” veri e propri, il ministero non intende fornirli a chi li richiede. Amen.

Qui allora le domande si accavallano. Ma se non si tratta di atti ufficiali, cosa sono? Carta straccia? Cioè: il ministero faceva riunioni fondamentali per la risposta italiana al coronavirus, redigeva delle minute, non le firmava e neppure le protocollava? Non è strano? E poi: cosa cambia se, come dice l’avvocatura, i verbali sono stati “segnati con un mero codice identificativo ai soli fini della gestione archivistica” (cioè: archiviati) ma non “protocollati”? Un ministro “trasparente” non s’accatta a questi formalismi, no? Poi uno può anche decidere di chiudere gli atti in un cassetto: una forte decisione politica di questo tipo può anche avere un suo fondamento, se volete. Ma a quel punto il titolare del dicastero dovrebbe almeno evitare di presentarsi come il Dio Sole della Trasparenza. Perché la forma stona coi contenuti. E l’abito non fa il monaco.

SIAMO ALLA DELINQUENZA PURA: STRAPAGATI DAI CONTRIBUENTI PUR ESSENDO ASSOLUTAMENTE IGNORANTI SUL TEMA DA TRATTARE DECIDONO CHISSA’ CHE MA LO NASCONDONO !

delinquenza pura !

Roberto Speranza: “Ho chiuso per imporre la cultura di sinistra”. Una vergogna che sa di stalinismo: il ministro peggiore

Renato Farina 14 aprile 2021

Il punto di fragilità di questo governo è Roberto Speranza. Non dura. Non al ministero della Salute, perlomeno. La zavorra va gettata a mare, oppure trasferita su qualche zattera imbandierata dove il giovane lucano si occupi senza far danni di materie innocue, tipo organizzazione di campeggi per amici del Vietnam o per figli della lupa bolivariana. Mario Draghi lo aveva salvato qualche giorno fa, caricandoselo sulle spalle e sottraendolo mezzo morto alle bordate di Matteo Salvini: «Ho detto a Salvini che l’ho voluto nel mio governo e che lo stimo molto». Così recitò in conferenza stampa, dove però si era ben guardato dal tenerselo al fianco. È successo l’8 aprile, ma sembra passato un secolo. Adesso il gravame è diventato insopportabile. Non è una questione di immagine, ma di sostanza: il fiore della gioventù comunista lucana, già pupillo di Sergio Mattarella, e oggi soltanto di Pier Luigi Bersani (tra i vivi) e di Giuseppe Stalin (tra i defunti), coincide agli occhi del popolo con la sciagurata gestione della pandemia. Il relitto del governo Conte sarebbe ancora stato restaurabile senonché alla chiara impreparazione i è aggiunta un’aggravante tombale: il fatto di essersi circondato di una ciurma di collaboratori che ha occultato scientemente la verità, taroccando e cancellando la relazione per l’Oms di una squadra di scienziati di Venezia sui gravissimi errori del suo ministero che hanno aggravato il bilancio dei morti. L’indagine della procura di Bergamo è devastante. Sapeva o non sapeva, Speranza? Opto personalmente per il no. Ma questo è un dilemma che attiene alla sua moralità, però chi ha venduto patacche predispostegli dai suoi fidati consiglieri deve salutare tutti, o almeno gentilmente spostarsi. Se no? Non è che va a fondo soltanto un governo, ma naufraga l’Italia nella sfiducia.

SONO 3 I PUNTI DI FRAGILITA’: speranza. dimaio, lamorgese ,una gara a chi fa piu’ danni !

piu’ scemi di cosi’ è impossibile:

TENGONO UN INCAPACE, IGNORANTE SUL TEMA CHE DOVREBBE TRATTARE E DISONESTO SUI NUMERI CHE FORNISCE ..ESCLUSIVAMENTE PER FAR DISPETTO A SALVINI !!!

ASTRALI TESTE DI MINKIA SE UNO E’ INCAPACE LO E’ CHE SIA DESTRO O SINISTRO , SE E’ CAPACE IDEM, E’ CHI VOTA CHE NON SOPPORTA PIU’ LE CAPRE !!

nb: basterebbe poi leggere quello che scrive per capire che non sta molto bene di testa…

La sinistra a scudo su Speranza:”Se va via, vince Salvini…”

14 Aprile 2021 – 15:03

Pd e Leu uniti nella difesa del ministro della Salute: “Il suo siluramento sarebbe una concessione troppo grande a Salvini”Stefano Iannaccone

chiacchiere puzzolenti:

Le 3 parole chiave sui migranti:cosa sta succedendo in Italia

13 Aprile 2021 – 21:26

Si tratta di tre termini che spesse volte, anche nel mondo della politica, vengono usati come sinonimi. Il rischio è quello di generare incomprensioniSofia Dinolfo Mauro Indelicato

In materia di immigrazione esistono dei termini che vengono usati erroneamente come sinonimi. Tra questi quelli che parlano di respingimentiespulsioni e rimpatri. Una confusione che trae in inganno tanto i cittadini quanto gli appartenenti al mondo della politica. Tutto questo rischia di generare delle incomprensioni anche su delicate scelte da compiere.

Una differenza che non è soltanto legata alla terminologia

L’immigrazione, si sa, è un argomento molto sentito sotto il profilo politico. Le attenzioni si concentrano soprattutto nelle fasi legate all’ingresso di migranti nel nostro territorio. Ma i dibattiti sempre più spesso coinvolgono anche l’altra fase, quella cioè dell’accompagnamento delle persone che non hanno i titoli per restare verso i Paesi di origine. Ed è da questo fronte che arrivano le note più dolenti. In Italia, così come in Europa, a fine anno è un diluvio di dati e cifre. A volte in un’unica casella vengono compresi i numeri dei rimpatri, delle espulsioni e dei respingimenti. Tre termini che però soltanto in apparenza si riferiscono allo stesso concetto. In tal modo si crea una confusione non in grado di comprendere fino in fondo la natura del fenomeno.

“Per questo è importante ribadire le differenze tra queste parole – è il commento rilasciato su IlGiornale.it da Maurizio Ambrosini, professore della Statale di Milano – rimpatri, espulsioni e respingimenti sono tre elementi distinti e separati”. L’espulsione, in particolare, è il decreto con il quale si intima a un cittadino straniero di lasciare il territorio italiano. Nel nostro ordinamento la fattispecie è disciplinata dall’articolo 235 del Codice Penale. Tuttavia non sempre chi è raggiunto dal decreto di espulsione ritorna nel Paese di origine. E qui si arriva all’altro concetto, quello di rimpatrio, riferibile a chi viene accompagnato fuori dall’Italia: “Il numero dei rimpatriati è esiguo rispetto a quello dei decreti di espulsione”, ha sottolineato Ambrosini. Infine c’è il capitolo relativo ai respingimenti. In questo caso ci si riferisce a quei migranti respinti alla frontiera.

Il caso francese sui respingimenti

Quanto si parla di respingimenti e le relative modalità con le quali essi vengono effettuati, non si può non parlare dell’ultimo fatto avvenuto in Francia il 25 marzo scorso. Quel giorno, precisamente durante le ore notturne, circa 50 migranti in procinto di varcare il confine del Monginevro sono stati bloccati e rinviati indietro dalla gendarmeria d’Oltralpe. A far discutere in quel contesto sono stati i metodi: stando ad alcune indiscrezioni da confermare,sarebbero stati esplosi in aria alcuni colpi di pistola per intimidire i migranti e farli retrocedere. Così infatti è stato: gli stranieri hanno fatto dietrofront. Particolare in questa vicenda il caso della bambina di 11 anni rimasta traumatizzata dall’accaduto. La bimba, è stata ricoverata all’ospedale Regina Margherita di Torino perché in evidente stato di choc. Dopo una notte di osservazione, è stata dimessa.

Le dinamiche su quanto accaduto quella notte ad un passo dalla Francia, non sono state ancora del tutto chiarite. Di questo ne è convinto, tra gli altri, Maurizio Ambrosini: “Il respingimento francese dei migranti verso l’Italia- ha spiegato il professore- è il frutto di un’interpretazione data dal governo di Parigi sul Trattato di Dublino”. Secondo il Trattato in questione è lo Stato di primo approdo del migrante che deve far fronte al sistema accoglienza senza che vengano coinvolti altri Paesi. Il docente della Statale di Milano ci spiega le sue perplessità in merito all’interpretazione data al Trattato dai francesi quella notte: “Non sono certo che questa interpretazione sia legale perché non c’è alcuna prova che i migranti hanno avuto come primo Paese d’approdo l’Italia”.

Le difficoltà dell’Italia sui rimpatri

L’Italia negli ultimi anni ha trovato non poche difficoltà a concretizzare gli accordi messi su carta con i Paesi dai quali provengono la stragrande maggioranza dei migranti. Si è parlato spesso di incontri, visite oltre il Mediterraneo, nuovi accordi e anche somme versate che poi si sono conclusi con un nulla di fatto quando si è parlato di passare dalla teoria alla pratica. L’Italia ha numerose difficoltà ad attuare i respingimenti, al contrario, ha maggiore propensione e velocità nel firmare i decreti di espulsione. Questi ultimi però, il più delle volte, rimangono dei semplici documenti privi di forza attuativa.

Ad esempio, nonostante con la Tunisia, dirimpettaia dell’Italia, ci siano accordi già dalla fine degli anni ’90 in materia di rimpatri, al momento, anche se ci sono diversi voli settimanali per rispedire i migranti in quel Paese, i risultati sono ancora tutti da verificare. Anche perché dal Paese africano i migranti continuano a partire e dall’Italia le conseguenti operazioni di rimpatrio sono ancora minori rispetto agli sbarchi. Ultimo incontro con il governo di Tunisi è stato quello di agosto 2020. In quell’occasione il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva ricevuto rassicurazioni circa una maggiore collaborazione in tema di riammissione dei migranti nello Stato tunisino. Ad oggi gli effetti di quell’incontro non sono ben visibili.https://www.ilgiornale.it/video/embed/1924675.html

La linea dell’Ue (e dell’Italia)

Mettere ordine sotto il profilo terminologico, significa comprendere quali strategie politiche sul fenomeno immigrazione si prova ad attuare in ambito tanto comunitario quanto nazionale: “L’Europa – ha dichiarato Maurizio Ambrosini – vuole puntare nel prossimo futuro soprattutto sui rimpatri. Lo si può vedere dal fatto che nell’ultimo piano presentato da Ursula Von Der Layen a settembre, il termine rimpatri viene ripetuto per ben 88 volte”. Non è un caso che proprio questo termine è stato, a sua volta, quello più usato da Mario Draghi nel passaggio dedicato all’immigrazione nel suo primo discorso in Senato.

“Al netto delle storiche difficoltà di implementazione dei rimpatri – ha sottolineato Ambrosini – Bruxelles vuole puntare su questa strategia e su maggiori controlli interni”. Una linea sposata anche dal governo Draghi e che ha messo d’accordo le due anime più divergenti della nuova maggioranza, ossia quelle di Pd e Lega: “Il richiamo all’Europa – ha concluso Ambrosini – è stato ben visto dal Pd, la strategia volta ad aumentare i rimpatri e i controlli interni piace alla Lega”. Rimpatrio sarà quindi la parola d’ordine dei prossimi mesi. Anche se, vista la storia recente, le incognite non sono certo poche.

LE PAROLE SONO POCHE: DISTINGUERE TRA PROFUGHI E CLANDESTINI , ACCETTARE I PRIMI E RESPINGERE I SECONDI, SE SALVATI IN MARE REIMBARCARLI IMMEDIATAMENTE E RIPORTARLI DA DOVE SONO VENUTI,

TUTTO IL RESTO SONO MINKIATE DEI BEOBUONISTI CHE SI SONO INVENTATI I MIGRANTI CLIMATICI, I MIGRANTI OMOSESSUALI ECC.

SIAMO L’UNICO PAESE AL MONDO CHE ACCOGLIE TUTTI E LI MANTIENE IN ALBERGO !!!!!

CHIARO PERCHE’ ARRIVANO TUTTI QUI PAGANDO ANCHE 5000 $ A TESTA ??

PERCHE’ SIAMO I PIU’ COGLIONI !!

siamo tutti dimai ?

COMINCIAMO COL DIRE CHE PER POTER PARLARE E SCRIVERE IN ITALIANO BISOGNEREBBE AVER STUDIATO…. NON DA CASA COL PC …POI AVER LETTO, MOLTO…NON SOLO FESSBOOK…CLARO ?

i sondaggi del……

Sondaggio di Swg per Enrico Mentana: “Per il 61 per cento degli elettori della Lega non c’è differenza tra Draghi e Conte”

NESSUNO PUO’ CREDERE AI “SONDAGGI” PREPAGATI DEL SOGGETTO !

COME NESSUNO PUO’ CREDERE CHE I DUE PERSONAGGI CITATI SIANO UGUALI :PER CULTURA, INTELLIGENZA, CAPACITA’…..

COME NESSUNO PUO’ CREDERE CHE I DEM ( CHE PROPONGONO SEMPRE MINKIATE FOLLI) STIANO GUADAGNANDO CONSENSI ..

sono 3 le palle al piede di Draghi e sappiamo chi sono…

VOTIAMO E VEDIAMO !!!!!

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