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Fatto Quotidiano, Sallusti: i consigli del magistrato ai ladri

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Alessandro Sallusti 13 gennaio 2023

Fatto Quotidiano, Sallusti: i consigli del magistrato ai ladri

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C’è un magistrato che evidentemente il Csm ha ritenuto all’altezza di dirigere un’importante procura, quella di Trieste. Si chiama Antonio De Nicolo e ieri sul Fatto Quotidiano ha duramente criticato la riforma Cartabia della giustizia, soprattutto sul punto che alcuni reati ora sono perseguibili solo su querela della parte lesa. Dice, tra l’altro: “Le riforme sono fatte da persone che non hanno la minima idea di come funziona un ufficio giudiziario”. 

Sarà, ma nella stessa intervista Antonio De Nicolo ci dà la prova che negli uffici giudiziari italiani ci sono persone come lui che non hanno la minima idea di come funziona un paese e forse pure di cosa prevede il codice civile. Sostiene infatti il procuratore: “Con la riforma Cartabia, se fossi un ladro andrei subito a svaligiare hotel e negozi intestati a gruppi esteri. I proprietari sono infatti impossibili da trovare, dunque non sono in grado di presentare querele e questo è solo uno dei tanti esempi paradossali”.

Dico io, al netto dell’istigazione a delinquere: ma il dottor De Nicolo ci fa o ci è, nel senso è in malafede o non sa di cosa sta parlando? Non serve una laurea per sapere che i grandi gruppi internazionali che gestiscono grandi hotel o importanti boutique nel nostro paese lo fanno attraverso consociate di diritto italiano (esistono, per esempio Hermes Italy piuttosto che Louis Vuitton Italia) e che comunque la gestione è affidata a direttori – oltre che a una schiera di avvocati – che hanno delega completa per ciò che riguarda gli aspetti amministrativi e legali. 

Voglio dire, non è che se c’è un furto al Mandarin di Milano bisogna mandare un messo a cavallo fino in Arabia a interpellare sotto la tenda regale l’emiro, che di solito è pure principe, a capo del fondo proprietario, basta la firma del direttore che ha l’ufficio dentro l’hotel. Tanto è vero che se in uno di questi luoghi avviene un pasticcio, a risponderne penalmente è il direttore delegato, non l’azionista chiunque esso sia.

Ma tecnicità a parte, a questo punto tremano le vene a pensare in che mani è la nostra giustizia, c’è da mettersi le mani nei capelli al pensiero che gente del genere pensi di poter dettare alla politica le leggi perché “noi siamo del ramo”. Sì, del ramo secco del paese, che prima lo si taglia prima la pianta tornerà a crescere sana.

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