FOTTUTISSIMI LADRI :

Pensioni su ma non per tutti. La manovra approvata appena dopo Natale dal Senato, migliora i trattamenti più bassi, a scapito però dei beneficiari delle pensioni più alte. Ancora una volta, com’è accaduto negli ultimi vent’anni, scatterà anche nei prossimi anni la tagliola azionata magistralmente dal governo Monti, nel 2012-2013, «che di fatto azzerò la rivalutazione delle pensioni oltre 4 volte il minimo, penalizzando anche quelle da 3 a 4 volte, a fronte di un’inflazione rispettivamente del 3% e dell’1,2%», calcola l’osservatoroio di Itinerari Previdenziali nello studio appena diffuso. «Dal 1995 non accadeva una così grave penalizzazione per i pensionati, salvo il periodo 1999-2001, quando il governo Amato rivaluitò solo del 30% gli assegni da 5 a 8 volte il minimo e azzerò quelli più elevati, a fronte di un’inflazione» che nel triennio era stata «rispettivamente dell’1,7%, del 2,5% e del 2,8%».

DA MONTI IN POI
Ma il salasso è proseguito. «Dal governo Monti in poi i pensionati con assegni sopra 4 volte il minimo sono stati letteralmente defraudati dai governi Letta, Renzi, Gentiloni e soprattutto da quelli Conte 1 e 2», si legge ancora nello studio pubblicato dall’Osservatorio presieduto dal professor Alberto Brambilla. Il risultato è stato devastante per una buona parte dei pensionati. Segnatamente per quelli che nel corso della vita lavorativa hanno versato parecchi soldi sottoforma di contributi previdenziali. Negli ultini 10 anni le pensioni da 4 volte il minimo – vale a dire circa 2mila euro lordi al mese, hanno perso più del 10% intermini di potere d’acquisto. In pratica sono state svalutate del 10%. E più sale il trattamento pensionistico più la svalutazione si appesantisce. Itinerari Previdenziali fa il caso di una rendita pensionistica di 3.400 euro lordi mensili nel 2005, pari a circa 2.250 euro netti. Un buon reddito, ma non certo un’entrata da ricchi, frutto comunque di versamenti contributivi importanti, effettuati dal beneficiario nel corso di tutta la sua vita lavorativa. Dal 2006 al 2023, secondo la simulazione applicata dall’Osservatorio di Itinerari Previdenziali, il pensionato che percepiva 2.250 euro netti al mese nel 2005, si vede la rendita decurtata del 20,2% in termini reali. Una svalutazione che nei 18 anni analizzati dall’Osservatorio guidato da Brambilla – e raffigurati nella tabella pubblicata in questa stessa pagina – ammonta a 46.832,78 euro.

IL TUTTO PER PAGARE GENTE CHE NON LAVORA PER PRINCIPIO E CLANDESTINI CHE SI FANNO MANTENERE !!!

SI CHIAMA FURTO DI STATO CHE ISTIGA ALL’EVASIONE COME LEGITTIMA DIFESA : CHI PERCEPISCE PENSIONE PIU’ ALTA HA VERSATO DI PIU’….. INUTILMENTE OVVIAMENTE … ERGO …

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