SPERANZA è STATO PEGGIO DEL COVID

Roberto Speranza, il flop-Immuni: ecco quanto ci è costato

Esplora:

Sullo stesso argomento:

“Perché a destra negli anni…”: Qatargate, Speranza si copre di ridicolo

“La verità sul Covd”. Orazio Schillaci, ciò che pochissimi osano dire

Claudia Osmetti 28 dicembre 2022

  • a
  • a
  • a

Ascolta questo articolo ora…

Roberto Speranza, il flop-Immuni: ecco quanto ci è costato

00:00

Siamo onesti: l’avevamo già messa tutti nel dimenticatoio, e pure da mesi. Ce n’eravamo scordati. Un po’ come delle spalline anni Ottanta e dei floppy disk dei primi Duemila. Al massimo, tornava utile nei momenti “amarcord”. Ti-ricordi-quando-non-c’erano-le-chiavette? Ah-i-tempi-dell’app-Immuni. Superata, sorpassata, in realtà mai nemmeno utilizzata, di certo lontana dall’essere un fenomeno di massa (a differenza delle spalline di cui sopra). Però persino costosa: oh, se ci ha fatto spendere. Il governo Meloni scarica l’app Immuni, quella per il tracciamento dei positivi da Covid. Ma non sul telefonino, la “scarica” proprio, nel senso che ora non è più necessaria e tanti saluti: ché un flop più flop del suo, negli ultimi due anni e mezzo, quasi tre, di pandemia, non s’ è visto e non ha senso rifocillare il sistema. Son solo soldi buttati.

Non solo Speranza: ecco chi sono i becchini del Pd (che dobbiamo ringraziare”


Dal 31 dicembre prossimo, fa sapere il ministero della Sanità di Orazio Schillaci, basta: app Immuni addio. Viene dimessa la piattaforma unica nazionale perla gestione dell’allerta Covid, nonché la relativa applicazione e si interrompe «ogni trattamento di dati personali effettuato». È stato bello, quando è stato, cioè quasi mai, ma adesso stop. Ché serve a niente. Ancora tre giorni e sparirà dagli store del telefonino (oltre che dalla nostra reminiscenza): via da tutto. Dagli Apple, da Google e dai dispositivi Huawei. E se per caso siete tra i pochi che hanno provato il download, magari per il brivido dell’ignoto, in quel maledetto 2020 in cui ci sembrava di non fare niente e anche cliccare sul pulsantino “acquisisci” era un modo per resistere, sappiate che tempo settimana prossima non funzionerà più: zero notifiche, zero contact tracing (ossia tracciamento dei contatti) digitale, zero di zero.

“Deve essere chiaro”. Speranza, la frase rubata che svela la fine del Pd


Tuttalpiù potrà fare da raccoglitore, da archivio per i documenti già rilasciati: ma allora il discorso è lo stesso perché anche il green pass, oramai, non viene più richiesto da nessuna parte per cui, stringi stringi, finirà per occupare memoria sullo smartphone e poco altro. (Breve parentesi: non ne sentiremo la mancanza. E non lo faremo perché, semplicemente, è stata un’occasione persa. Massimo Clementi, virologo: «Non sapevo neanche che fosse ancora attiva, probabilmente non lo sapeva nessuno». Maria Rita Gismondo, diagnostica delle bioemergenze: «E chi l’hai mai vista?». Chiusa parentesi). Per una volta sono tutti d’accordo, esperti e non: semmai, bisognava spegnerla prima. Ma in Italia va così, quando c’è qualcosa che funziona viene travolto dalle polemiche che manco uno tsunami; quando invece abbiamo un servizio che nicchia, tentenna e non decolla, resta relegato nel limbo e vai a capire come va a finire. Se va a finire. Schillaci e Meloni, però, adesso ci mettono il punto. Quello che non prevede un a capo e va bene così.

Specie per il portafoglio: ché qui, tra investimenti e campagne di comunicazione (fallimentari) e stanziamenti alla bisogna abbiamo sborsato più di 700mila euro nel capitolo Immuni. Per un pugno di mosche, tra l’altro: 34mila euro all’inizio, ossia nel 2020, perché il servizio c’era e doveva essere conosciuto. Ancora ancora è giustificabile. Altri 230mila euro a marzo del 2021 per l’adesione alla convenzione Consip dei concat center. E si inizia ad avere qualche dubbio. Poi 218mila euro, per lo stesso motivo, nell’autunno dell’anno scorso; ancora 220mila euro messi dal Dipartimento per la trasformazione digitale a novembre.

Mica è stata gratis. È stata, invece, un fiasco conclamato. Intendiamoci, anche le app gemelle nate e sbucate in mezza Europa nel periodo del coronavirus hanno raggiunto numeri impietosi. Ma nessuna ha fatto (male) come Immuni. Nel re sto del continente si stima che siano riuscite a tracciare, mediamente, il 5% dei contagi registrati successivamente dai vari sistemi nazionali: da noi solo l’1%. Scaricata da circa venti milioni di italiani (i dati più aggiornati sono di gennaio 2022: ma d’altronde cosa c’è da aggiornare?), utilizzata da appena 67mila cittadini con 176mila notifiche inviate: 176mila notifiche che ci sono costate, a occhio e croce, 3mila euro l’una. Un affarone. Che, tra l’altro, l’ex ministro della Sanità Roberto Speranza (Articolo1) ha difeso a spada tratta, a più riprese, senza il minimo ripensamento e giorno dopo giorno. Appelli inascoltati («Scarichiamola tutti»), promozioni continue («Uno strumento indispensabile»), a cui si è aggiunto, spesso e volentieri, anche l’ex premier Giuseppe Conte (M5s). Neanche dipendesse tutto (o quasi) dall’app Immuni. Ecco, no. Non è dipeso nulla. E adesso termina una storia che, per la stragrande maggioranza di noi, in verità, non era mai nemmeno cominciata. 

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...