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Ong, Casarini sotto accusa? “I 125mila euro dalla petroliera danese”

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25 dicembre 2022

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Ong, Casarini sotto accusa? “I 125mila euro dalla petroliera danese”

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Con quello sguardo un po’ così, carezzato dal libeccio sulla tolda della nave, con lo slancio terzomondista d’un Soumahoro e la morale dinoccolata stile Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi, Luca Casarini è stato speronato dalla magistratura. Ancora una volta. Senz’altro un accanimento, come racconta il mai domo attivista.

Il gip di Ragusa, nel proseguimento delle eterne indagini sulla vicenda della Ong Mediterranea Saving Humans di cui Casarini è capomissione e della sua nave corsara dei migrati Mare Ionio, ora ha sequestrato 125mila euro. La somma sarebbe arrivata alla Ong dalla petroliera danese Maersk Etienne per il trasbordo di 27 migranti sulla Mare Ionio. Nel mirino dei pm si contano ben 8 attivisti, tra cui spunta l’ineguagliata figura del Casarini, appunto, oltre a quella dell’armatore Alessandro Merz e del capo missione Beppe Caccia: tutti indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

AI TEMPI DI POZZALLO
I fatti sono noti, risalgono all’estate del 2020 con lo sbarco di migranti nel porto siciliano di Pozzallo. Ma la vicenda del sequestro di danaro riaccende – e peggiora- la vocazione della stessa Mare Ionio, rimorchiatore anni 70 di 37 metri trasformato in taxi del mare e accusato di caricare e scaricare migrati dietro lauto compenso. In questo caso trattasi di 27 migranti per 125mila euro, circa 4629 euro a passeggero.

Riassumendo. I giudici contestano ai tre un fitto scambio di messaggi con i danesi che volevano liberarsi del «carico umano» (un mese di stop in mare stava costando decine di migliaia di euro al giorno) prima di raggiungere l’accordo. All’inizio pare che la cifra richiesta dal nostro Sparrow fosse addirittura di 270mila euro. E pare che il Caccia si fosse incontrato a Copenaghen con i dirigenti della Maersk al fine -secondo la Procura- di «lucrare il controvalore pecuniario dell’operazione di trasbordo».  Quindi. 

La Mare Ionio, l’11 settembre, salpa da Licata verso Lampedusa: poi vira verso la Maersk, il 20 ottobre 2020; e la Maersk bonifica 125 mila euro sul conto di Idra Social Shipping Srl, armatrice della nave. Per l’accusa, i dialoghi intercettati proverebbero la presunta trattativa. «Domani a quest’ ora potremmo essere con lo champagne in mano a festeggiare perché arriva la risposta dei danesi» spiega Casarini a Merz.

Champagne, per brindare a un incontro, cantava Peppino Di Capri. Ma pure per «pagare stipendi e debiti», e eludere la legge ma facendo apparire l’operazione il più “legale” possibile. E ancora, si esalta Casarini: «Mi sa che abbiamo fatto il botto». E, in effetti, in un certo senso, il botto l’hanno fatto.

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Il bonifico, datato 30 novembre, ha come causale «servizi di assistenza forniti in acque internazionali». I magistrati diffidano assai. Sostengono che, per liberarsi dei migranti dopo il lungo stallo, i danesi presentino «un’emergenza sanitaria a bordo con richiesta di assistenza della Mare Jonio ufficialmente salpata per consegnare 80 litri di benzina», come attesta il comandante Pietro Marrone, indagato pure lui. Tra l’altro, a 12 miglia dalla costa italiana, dalla petroliera danese vengono fatti evacuare urgentemente una migrante «in presunto stato di gravidanza stimato al secondo trimestre» e il marito.

La migrante viene visitata, in Italia, in ospedale; e si scopre non avere «nulla di patologico». E non è incinta. Il giorno dopo, il 12 settembre, arriva l’autorizzazione a sbarcare a Pozzallo i migranti. I «talebani dell’accoglienza» -li chiama Fausto Biloslavo- hanno risolto il problema ai danesi; e l’arrivo dei 125mila euro da Copenaghen, fa sì che Caccia preannunci a Casarini «l’attribuzione di una confortante gratifica natalizia», secondo gli atti giudiziari. Insomma. I pm non si sono affatto convinti della linea difensiva della Mediterranea Save Humans, dei pirati dei Caraibi: quella per cui non si nega il passaggio di denaro, ma quel passaggio è avvenuto causa «sostegno per l’attività umanitaria».

TANTI GARANTI
Luca Casarini, 52 anni, mestrino, ex no global, ex “disobbediente” (non si è mai capito bene verso chi), ex agitatore dei centri sociali dal Pedro di Padova al Rivolta di Marghera, ha sempre avuto illustri garanti. La sua Ong è nata grazie a una mitragliata di donazioni, tra cui 70 mila euro in parte donati dal deputato e segretario di Sinistra Italia Nicola Fratoianni e dall’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, fondatore di Sinistra ecologia e libertà a cui apparteneva anche Nicola Palazzotto, pure lui tra i finanziatori, oltre a Rossella Muroni. Per Casarini sono piovute donazioni pure da Arci, dal magazine I Diavoli e imprese sociali come Moltivolti. Solo nel 2018 la Ong ha raccolto fondi per un milione, 600 mila euro nel 2020. Il rapper Ghali ha voluto contribuire lanciando una mega-colletta online. E per finanziare l’avvio della attività della Ong è stato necessario un prestito di 465mila euro ottenuto da Banca Etica. Anche, se, col senno di poi, di etico nella vicenda del nostro Jack Casarini («ci sarebbero molte considerazioni da fare sull’etica pubblica», diceva) per ora, c’è rimasto ben poco…

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