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Vittorio Feltri, il caso Atm: il lavoro c’è, manca però chi ha voglia di farlo

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Vittorio Feltri 15 dicembre 2022

Vittorio Feltri, il caso Atm: il lavoro c’è, manca però chi ha voglia di farlo

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A volte basta fare un giro in città per capire come va l’Italia e scoprire quante stupidaggini si dicono su questo vituperato Paese che è molto migliore di come viene descritto dai media. Ieri, attraversando Milano in automobile, mi sono accodato a un tram, sul quale spiccava un cartello con la seguente scritta: cercansi autisti di autobus e filobus, nonché manovratori di tram. Mi sono incuriosito e informato, scoprendo che pochi sono in grado di condurre mezzi pubblici. Sono rari coloro, disoccupati, che si adattano a fare mestieri un tempo molto ambiti. Difficile scoprire perché.

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Piangere sulla mancanza di lavoro è diventata una moda, anche nell’ambito della politica non si fa che dire quanto sia difficile per i giovani, e non solo per loro, trovare un impiego. Quando si parla di reddito di cittadinanza parecchia gente si lamenta all’idea che l’obolo venga ridotto o addirittura abolito. Teme di non avere più i soldi per mettere insieme il pranzo con la cena. Soprattutto al sud si svolgono manifestazioni di protesta contro il governo che intende limitare il contributo a chi per motivi fisici non è in grado di lavorare. Nessuno che ricordi come stavano le cose tre anni orsono, quando il famoso sostegno ai cittadini non esisteva eppure non si segnalavano decessi per mancanza di alimenti.

Ora invece l’ipotesi che la carità venga sospesa manda nella più cupa disperazione una folla di poveri o presunti tali. Poi però scopriamo che la miseria più nera è uno stato d’animo piuttosto che una drammatica realtà. Quel cartello che ho citato all’inizio del presente articolo indica che il lavoro c’è, però manca chi lo sappia fare o abbia voglia di farlo. E quella di conducente di tram o altri carrozzoni non è certamente una mansione disonorevole, e richiede un mino di preparazione alla quale provvede l’azienda.

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Come mai nessuno o solamente una piccola minoranza chiede di poter imparare il mestiere in questione, il quale peraltro è ben retribuito? L’impressione è che sia diffusa la poca voglia di lavorare. Impressione avvalorata da altre constatazioni. A Bergamo da tempo ormai una azienda che produce pentole e padelle richieste in mezzo mondo, da mesi è alla disperata ricerca di operai specializzati e non ne trova, perché non esistono giovani che vogliano intraprendere tale attività. Altro fenomeno degno di nota. Molti comuni della provincia orobica sono disperati perché non riescono ad assumere 300 impiegati comunali, ruoli che un tempo erano considerati il massimo delle aspirazioni giovanili perché garantivano il posto fisso, ossia il pane in vita. È incomprensibile ogni lagnanza circa la disoccupazione, visto che le offerte di lavoro vengono trascurate con tanta leggerezza. Significa probabilmente che rimangono a spasso soltanto quelle persone che si rifiutano di imparare un mestiere. Indubbiamente è più comodo il reddito di cittadinanza piuttosto che guadagnarsi il pane col sudore della fronte.

E’ NOTO A TUTTI CHE MANCANO LAVORATORI IN OGNI SETTORE: AGRICOLTURA, MANIFATTURA, STAGIONALI, IL REDDITO DEL FANCAZZISTA (DA GALERA) HA ALLONTANATO DAL LAVORO LE MENTI DEBOLI , I FANCAZZISTI DI PROFESSIONE, I PARASSITI NEL DNA.

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