eppure fa la vittima…..


“Senza cibo, vestiti e tutti al buio”: dentro l’inferno delle coop gestite da Soumahoro

19 Novembre 2022 – 13:10

I minorenni costretti a subire fame e freddo: il ricordo di una donna che aveva prestato servizio come cuoca e interprete

Federico Garau

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Condizioni di vita disumane e scarsità di cibo: dalle parole di una 36enne che lavorava come interprete e cuoca presso un centro gestito dal Consorzio Aid arrivano le prime conferme dei racconti fatti da alcuni ospiti delle strutture riferibili alle cooperative di cui risultano socie anche la moglie e la suocera di Aboubakar Soumahoro.

La testimonianza choc

“Parlo arabo e ho lavorato lì fino al 31 maggio scorso”, spiega la donna a Repubblica, riavvolgendo il nastro fino ai giorni in cui aveva assistito in prima persona ai fatti raccontati. Nel centro si trovavano dieci minori, 5 egiziani e 5 tunisini, tutti di età compresa tra i 14 e i 17 anni.”Le condizioni erano pessime. Non compravano vestiti ai ragazzi. Quando gli ospiti sono arrivati”, ricorda la 36enne, “hanno ricevuto una tuta, un pigiama, un paio di scarpe, uno di mutande e una giacca”. Poi niente altro, dato che per potersi vestire i giovani “dovevano uscire e lavorare”.

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Fame e freddo

Non c’era una maggiore attenzione neppure al riscaldamento della struttura, denuncia l’intervistata. Gli ospiti, infatti.”chiedevano coperte: i termosifoni non funzionavano bene e la caldaia spesso andava in tilt, col risultato che non c’era sempre acqua calda”.

Oltre che patire per il freddo, i giovani in qualche caso soffrivano anche la fame. “C’erano sempre difficoltà col cibo”, racconta la 36enne, “e a volte la responsabile spendeva di tasca sua per far mangiare qui i minori. Io mi dovevo arrabbiare per far portare degli alimenti. Ma la spesa non bastava”. Un problema grave, portato anche all’attenzione della suocera di Soumahoro, vale a dire colei che aveva l’incarico di provvedere alle forniture. Ciò nonostante,”il cibo appunto era poco e non dava spiegazioni. Quando la chiamavo diceva di far mangiare ai ragazzi il riso in bianco”.

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Peraltro non veniva garantito loro neppure il pocket money da 10 euro che avrebbe potuto aiutarli a gestire meglio la situazione. Un aspetto denunciato di recente anche da alcuni extracomunitari ospiti di strutture gestite dalla cooperativa Karibu. “A quei ragazzini non davano quasi mai la cosiddetta paghetta e quando sono stati trasferiti erano 4 mesi che non la vedevano”, ricorda la cuoca della struttura.

Alle condizioni disumane si aggiunge anche il fatto che talvolta gli ospiti del centro erano costretti a stare al buio. Ciò che alcuni ragazzini avevano già denunciato, viene confermato anche dalla cuoca: “Non pagavano le bollette, dicevano che non avevano soldi e per dieci giorni siamo rimasti senza corrente elettrica“.

Niente stipendio

Se ciò non bastasse, il pagamento per il ruolo di cuoca e di interprete non arrivava mai. “Io ero anche incinta. Ho quattro bambini e senza soldi è difficile sopravvivere”, spiega la 36enne. La risposta era sempre la stessa: “Lo Stato non ci paga e noi non possiamo pagare”.

Il racconto della cuoca non è isolato. A rimarcare il modus operandi dei gestori delle cooperative anche una 37enne eritrea. “Lavoravo come operatrice in una struttura per minori a Latina, ho tre bambini e sono in attesa di dieci mesi di stipendio”, dichiara infatti. Marie Therese, suocera di Soumahoro, rispondeva sempre di non avere i soldi per pagarla. Non andava meglio ai giovani ospiti del centro. Un racconto che ricorda quello fatto anche dalla ex cuoca: “Mancava tutto, dal cibo alla corrente, fino all’acqua. Sul cibo dicevano che dovevamo farci bastare quel poco che portavano”.

Le indagini da parte dei carabinieri su Karibu e Consorzio Aid, cooperative riferibili alla moglie e alla suocara del deputato Aboubakar Soumahoro, vanno avanti da mesi con il massimo riserbo e vedono anche il coinvolgimento dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria.

QUANDO LA GIUSTIZIA APPURERA’ LE RESPONSABILITA’ I COLPEVOLI DEVONO ESSERE PUNITI SEVERAMENTE ED ISOLATI IN CAMPI CON LO STESSO TRATTAMENTO: E NESSUNO RACCONTI LA PANZANA CHE IL PIAGNONE “NON SAPEVA” COSA FACEVANO MOGLIE E SUOCERA !!!

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