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Vittorio Feltri su Giorgia Meloni: “Provate a romperle i cog***”

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Vittorio Feltri su Giorgia Meloni: “Provate a romperle i cog***”

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Negli ultimi undici anni l’Italia ha avuto dei governi pasticciati, ossia composti da partiti che non avevano ottenuto il voto popolare. Gabinetti edificati alla carlona, causa: emergenza. Conviene elencarli per rendersi conto che per lungo tempo la nostra democrazia ha dormito, incapace di eleggere un gruppo in grado di guidare in modo lineare il Paese. Allora. Dopo la caduta di Silvio Berlusconi, il presidente della Repubblica, il comunista Giorgio Napolitano, incaricò il tecnico Mario Monti, professore universitario che combinò qualche pasticcio essendo sostenuto da un grappolo di sbandati. Subentrò Enrico Letta, era il 2013, retto da una compagine cosiddetta di pacificazione nazionale costituita da Pd e Pdl, il diavolo e l’acqua santa.

Il pastrocchio non durò a lungo. Arrivò Renzi, il miglior fico del bigoncio, il quale, avendo preparato una riforma sacrosanta (abolizione del Senato, un doppione inutile della Camera), dovette sottoporre il suo lavoro interessante a referendum, che lo bocciò stoltamente. Il giovane premier fu costretto a dimettersi lasciando il posto a Paolo Gentiloni, uno sconosciuto di insuccesso, totalmente opaco. La sua durata fu breve, come la vita delle farfalle, che campano poco e alle sei di sera ne hanno già le palle piene.

Finalmente si torna alle urne. Nuovo pateracchio. Vincono i 5 stelle e a Palazzo Chigi entra un personaggio totalmente ignoto, Giuseppe Conte, foggiano, professione avvocato, estraneo alla politica. L’esecutivo cade come corpo morto cade, ma risorge ancora con Conte mediante l’appoggio di cani e porci, esecutivo la cui sopravvivenza è fugace, per fortuna.

Ed eccoci a Mario Draghi, il migliore, un’autentica autorità che seduce tutti tranne FdI, unica forza di opposizione che ne profitta per diventare il primo partito nazionale grazie ai consensi degli italiani. Finalmente abbiamo un primo ministro voluto dagli elettori, Giorgia Meloni, donna e di destra. La sinistra reagisce scompostamente, accusando la vincitrice di ogni nefandezza, tra cui quella di essere fascista. L’antifascismo, in assenza delle camicie nere, decedute oltre 70 anni fa, è peggio dell’alcol, più ne bevi e più rimbambisci. Cosicché i progressisti di casa nostra oggi non sanno più che fare per rimediare alla sconfitta alle urne e si prodigano per insultare in modo sgangherato la signora Giorgia che ha preso in mano con risolutezza le redini dello Stato. Anche tutto il culturame che infesta la nostra patria ce l’ha a morte con la neo padrona del vapore tentando di renderle difficile la permanenza nel palazzo del potere.

Non ce la faranno a fermarla, perché è vano rompere i coglioni all’unica persona che li ha ed è all’altezza di proteggersi alla grande. Meloni non è una donna né un uomo. È una persona di alto livello che metterà presto a tacere ogni suo stupido detrattore, animato da livore ingiustificato.

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