SI POTREBBE RIDERE SE NON CI FOSSE DAVOMITARE

indi, oggi…

Follia tedesca su Meloni, Biden che può morire e Murgia: quindi, oggi...

24 Ottobre 2022 – 22:23

Quindi, oggi…: le polemiche sul maschile o il femminile, l’intervento della Crusca e il prezzo del gas

Giuseppe De Lorenzo

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– La Russia teme che l’Ucraina possa usare una “bomba sporca”. I leader dell’Europa smentiscono. Poi mi spiegherete quali sarebbero le bombe “pulite”, che non l’ho ancora capito.

– Oh, sta cosa che i francesi vogliono “vigilare sui diritti” avrebbe anche rotto i cosiddetti. Va bene l’Ue, va bene il rispetto dello Stato di diritto. Ma non mi pare che l’Italia abbia bisogno di una baby sitter.

– L’indice Pmi che misura l’attività del settore manifatturiero in Germania va a picco, segnando a ottobre 45,7, contro le attese di 47,0. Primi segnali del male che verrà: se Berlino non ride, è difficile che Roma possa rallegrarsi.

– Il secondo giorno del governo Meloni, la Borsa di Milano apre in attivo, il prezzo del gas si riduce e lo spread cala. Fosse stato un governo progressista, lo avrebbero già lodato e sbrodato a sufficienza.

– Joe Biden in una intervista dice di sentirsi bene, ma ammette che potrebbe ammalarsi e “morire domani”. Perché pensieri tanto tragici? Facile, perché in Usa – soprattutto tra i dem – sono molti quelli che pensano che non dovrebbe ricandidarsi nel 2024. Avrà 82 anni e in caso di vittoria 86. Visti gli inciampi che ha avuto negli ultimi tempi, forse un pensierino potrebbe farcelo: guidare la prima potenza mondiale non è roba per tutti. Ratzinger, per dire, a un certo punto si è arreso.

– Il neoministro Eugenia Roccella rispiega, nel caso non si fosse capito, che il governo Meloni non intende cambiare la legge 194 sull’aborto. Ma solo di applicare anche le politiche attive di sostegno a chi potrebbe non voler fare questo passo. “Oggi si parla di aborto è solo per usarlo come arma contundente e impropria contro un governo che non è di sinistra e non è nemmeno tecnico e bisogna agitare lo spauracchio dell’attacco ai diritti delle donne”. Verissimo.

– L’Ucraina sta cercando in tutti i modi di coinvolgere Israele nel conflitto. E lo sta facendo sottolineando le “informazioni di intelligence” secondo cui Mosca starebbe usando “droni iraniani” nei bombardamenti. Per il portavoce del ministero della Difesa ucraino, Yuriy Sak, “gli iraniani stanno usando l’Ucraina come terreno di prova, per vedere i punti deboli, per perfezionarli e prima o poi li useranno contro Israele”. Per carità, legittimo. Però sottolineo che sfruttare l’antica rivalità Israele-Iran per allargare la guerra non è esattamente la strada per arrivare alla pace.

– Sempre per il principio “cerchiamo la pace”, l’intelligence di Kiev ha fatto sapere che “il ponte di Crimea è un simbolo russo e, in quanto tale, sarà distrutto”. Noto, con una certa preoccupazione, che nessuno parla più di un limite alle riconquiste, di trattative, di negoziati. Ormai è a chi ce l’ha più duro, nel senso di arsenale militare. Dio ce la mandi buona.

– Così, giusto per: gli indici Pmi segnalano che in ottobre l’Ue è praticamente in recessione. E non siamo ancora arrivati all’inverno.

– Vi prego: si dice “reti inviolate”, “reti inviolate”, non quel diabolico “clean sheet”.

– Il Presidente dell’Azione Cattolica discetta sul fatto che “la politica, l’economia e il mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca devono crescere nel riconoscimento del genio femminile”. Quindi l’elezione delle Meloni è “un segnale positivo” ma “non risolutivo”. Lo dice lui, che si chiama Giuseppe e alla voce “sesso” ritengo metta la lettera M. Che ne dite di un presidente donna dell’Ac per dare il buon esempio? Ps: nella storia (dal 1922) c’è stata una sola presidente donna. Un po’ pochino per fare la morale, no?

– Secondo l’intervistatore del presidente Ac, l’area cattolico-democratica soffrirebbe per “i pochi spazi, il poco ascolto che ottiene”. Siamo seri? Mi volete dire che in Italia i cattolici tradizionalisti, diciamo anche quelli “conservatori”, hanno più spazio dei “cattolici progressisti”? Siamo seri?

– La Boldrini dice che Meloni dovrebbe rivendicare il suo primato di donna-premier declinando al femminile il suo ruolo. La Murgia, in una incomprensibile intervista, aggiunge che farsi chiamare “il Presidente” è contro la grammatica italiana. Poi arriva l’Accademia della Crusca e smentisce tutto, dicendo che la scelta ci sta eccome ed è pienamente politica. Che bello, che bello: quando vengono smentite così in diretta è meraviglioso.

– La cosa più folle in assoluto è questa: in Germania è sorta una polemica perché il Cancelliere, Olaf Scholz, ha scritto un tweet per congratularsi con Giorgia Meloni. Secondo queste critiche, Scholz non avrebbe dovuto fare gli auguri con una leader “post-fascista“. Questi hanno l’ideologia bacata nel cervello.

– Domani il governatore Giani firmerà l’autorizzazione al rigassificatore a Piombino. Bene. Mi auguro sinceramente che il sindaco Ferrari non faccia l’idiozia di mettere in difficoltà il suo neo-premier, Meloni, con un ricorso al Tar che sarebbe un autogol pazzesco per tutta FdI.

– Michela Murgia, sulla scelta della declinazione maschile del “presidente, dice: “Dal punto di vista simbolico lei, che pretende l’articolo maschile sta dicendo ‘io governerò come un maschio. E questo credo sia la migliore risposta possibile a chi gioisce per una donna al potere. Non è il sesso di chi comanda che conta, è il modello di potere che si ricopre. Il modello di potere di Giorgia Meloni è quello maschilista ‘al maschile”. Ma che diavolo sta dicendo? Non ce la fanno proprio a dirle: brava, tu ci sei riuscita, e hai infranto un tabù enorme. Se fosse stata di sinistra, le avrebbero già dedicato decine di copertine.

– In Gran Bretagna i conservatori scelgono Rishi Sunak come prossimo leader e premier, il primo di origini indiane e induista. Bene. Due considerazioni: 1) ad arrivare a questa “rivoluzione”, al solito, sono i conservatori; 2) Vediamo se dura da Natale a Santo Stefano come la Truss, di cui solo 40 giorni fa tutti dicevano il meglio possibile e ora si trova già nel dimenticatoio.

– Separazione delle carriere, no all’appello in caso di assoluzione, responsabilità del pm sul segreto delle intercettazioni e custodia cautelare da rivedere. Se il ministro Carlo Nordio fa la metà delle cose che ha detto oggi al Messaggero, lo faranno santo.

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