nè giornalisti nè giornalai…solo……

Repubblica, c’è il gay pride? Pizzino sulla scrivania dei giornalisti: il diktat fa esplodere la rivolta in redazione

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Giovanni Sallusti 02 giugno 2022

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Repubblica, c’è il gay pride? Pizzino sulla scrivania dei giornalisti: il diktat fa esplodere la rivolta in redazione

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Lezione su che cos’ è un giornale -partito. redattore di Repubblica nei giorni apre la propria mail aziendale, e si vede pitare una lettera di Lui in persona, il rissimo Maurizio Molinari. Che tra un show e un’analisi geopolitica, trova il per le cose importanti: le consegne del Politburo editoriale ai ranghi subordinati della militanza. «Cari tutti, in questi anni abbiamo cercato di connotare sempre più Repubblica come il giornale dei diritti». Tranne quando sono i diritti dell’imputato Berlusconi nei processi imbastiti  dalle procure-partito e amplificati dal giornale-partito, ma proseguiamo. «$ una battaglia nella quale crediamo e per la quale impieghiamo i nostri sforzi quotidiani, come persone prima ancora che come giornalisti».

Non fatevi distrarre dal tono suadente («Com’ è umano lei! », esclamerebbe un ipotetico Fantozzi redivivo di fronte a cotanto mega-direttore), qui sta descrivendo le «battaglie» verso cui i suoi sottoposti devono «impiegare gli sforzi quotidiani» non solo nell’attività lavorativa, ma «prima ancora come persone»!. Cioè: Molinari sta dicendo ai suoi giornalisti cosa devono fare e pensare nella loro sfera privata, sta trasformando la redazione in una protuberanza orwelliana del suo ufficio (lo facesse il direttore di questo fogliaccio reazionario, si urlerebbe a vecchi vizi nostalgici).
 

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BATTAGLIA PRIORITARIA E quali sono, queste battaglie in cima all’agenda del Comitato Centrale di Largo Fochetti? Presto detto: «Per dare un ulteriore segnale concreto quest’ anno Repubblica prenderà parte con un proprio striscione al Gay Pride di Roma, sabato 11 giugno alle 15. $ un modo per testimoniare la nostra ferma volontà di difendere i diritti di ciascuno». E sul fatto che la Volontà Generale di rousseauiana memoria, re-incarnata nelle comunicazioni direttoriali, sia ferma non devono sussistere dubbi: «Chiunque voglia partecipare è benvenuto. Chi desidera prendere parte attivamente alla sfilata e aiutare a sorreggere il nostro striscione per una parte del corteo, può scrivere a Laura Pertici che coordina l’iniziativa» (e che quindi sarà in grado di stilare la lista dei quadri di partito zelanti e di quelli refrattari).
La stessa Laura Pertici si premurerà che lo striscione della sede distaccata di Repubblica, il Pd o come diavolo si chiama, non oscuri quello della casa madre, probabilmente. Ma la chiusa di Molinari non è esattamente da clima ironico: «Sono sicuro che l’11 giugno staremo tutti dalla stessa parte».

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