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Emilio Sirianni, le intercettazioni-choc del giudice: “Carabinieri cretini, magistrati sbirri”

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Francesco Specchia 18 maggio 2022

Emilio Sirianni, le intercettazioni-choc del giudice: “Carabinieri cretini, magistrati sbirri”

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Le parole sono importanti, sono il soffio d’un Paese civile. In doppiopetto o fasciate di stracci, le parole – diceva Calamandrei – rivelano il carattere degli uomini. Ed è per questo che suscitano un certo imbarazzo, oggi, alla vigilia del processo d’appello a Mimmo Lucano, le parole intercettate telefonicamente dalla Guardia di Finanza di Locri, a guarnire i discorsi tra, appunto, l’ex sindaco di Riace, il suo mentore Emilio Sirianni, giudice del Lavoro alla Corte d’appello di Catanzaro nonché anima di Magistratura Democratica in Calabria, e Roberto Lucisano, presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Lucano è stato condannato in primo grado a 13 anni e passa di detenzione e 700mila euro di risarcimenti: il suo “modello Riace” si è sbriciolato sul codice penale e su un ideale utopico d’integrazione considerato giudiziariamente “delinquenziale”. Il suo processo d’Appello del 25 maggio è già macchiato dalla scoperta che chi deciderà e tratterà il dossier è Olga Tarzia, presidente di sezione reggina già buona conoscente e fan dichiarata dell’imputato. Ma ora, dalle intercettazioni si scopre un mondo fatto di rapporti vischiosi, conoscenze e guerre fra bande e fra procure.


RELAZIONI PERSONALI
Per esempio, interessante è il rapporto con giornalisti di destra indicati come delinquenti e fascisti, a differenza di quelli di Repubblica, a cui è doveroso concedere interviste. Dice Sirianni a Lucano: «Mimmo, allora, ma quando cazzo lo vuoi capire che tu non puoi … non devi partire dal presupposto che il tuo interlocutore è in buona fede, tu devi partire dal presupposto che il tuo interlocutore è in malafede e va cercando il modo di mettertelo in culo, va bene? Proprio per quello che mi stai dicendo, diventa urgente fare uscire questa cosa prima della fine del mese, per cui io sarei dell’opinione di chiamare a questo qua, di vederci il più presto possibile, pure domani e cominciare ad impostare questa intervista, questo articolo su Repubblica, perché questo è di Repubblica e farlo uscire prima, almeno 10 giorni prima della fine del mese, in modo che esca fuori che queste cose sono state denunciate pubblicamente e poi quando succederà il patatrac il 31 agosto, tutta Italia lo sapeva».

La stessa confidenza Lucano aveva con la giudice Tarzia: «A me la dottoressa Tarzia dice “siamo con voi sindaco”, mi ha detto ieri; c’è stata la riunione di tutti i magistrati democratici, ci dovete dire come evolve questa situazione con la Prefettura e prenderemo posizione… guarda che parole! … Lucisano, è venuto Sirianni, magistrati di alto livello, tu ci pensi Gaetano Paci, il Sostituto Procuratore, Musolino, e Gaetano Paci lavorava con Borsellino». E ancora, sull’attacco al suo modello d’integrazione: «Però accanto alle risposte politiche ci vogliono anche delle risposte … come diceva pure Olga (Tarzia, ndr) che riducano il più possibile la portata di quello che dicono, quindi se tu ce l’hai i fascicoli personali glielo devi scrivere! … quello che è scritto là non è vero! Questa è una cosa importante!». Della Tarzia, Lucano racconta altri incontri: «La dottoressa Tarzia aveva anche lei questo dubbio e poi mi ha detto sindaco, a un certo punto mi ha detto sindaco datemi un po’ di tempo, perché il Prefetto mi vuole sempre incontrare ma io ho evitato… ad un certo punto mi ha fatto andare a casa sua e mi ha detto che ha parlato con il prefetto e che non c’era niente».


E poi, sotto inchiesta, sfodera la sua frequentazione col Lucisano: Con cui Mimmo intesse un fitto dialogo telefonico. Lucano: «Ho sempre parlato con la dott.ssa Tarzia, mi ha detto che ha parlato con il prefetto … quelli della Procura di Locri non c’era qualcuno di loro quella volta a Napoli?». E Lucisano risponde mostrando il suo interessamento: «Si, c’era il Procuratore, però stava defilato diciamo, mentre tutti quanti eravamo solidali, avevamo un atteggiamento di grande appoggio, di grande solidarietà, ho visto che lui rimaneva … apposta ve lo chiedo perché questa cosa un po’ mi ha insospettito, l’ho visto molto per i fatti suoi, molto defilato, che in qualche modo stava…». Lucano: «No, no, io non ho mai avuto niente a che fare, no, no..».
Lucisano: «Mah, non lo so, si può vedere, parlerò pure con Emilio vediamo se riusciamo a fare qualche cosa pure a livello nazionale, una cosa organizzata». Una cosa organizzata.


Sempre in uno dei tanti dialoghi in cui Sirianni gli fa da consulente, Lucano sospetta di essere intercettato. Sirianni: «Allora è probabile che nessuno ti accusi di niente. Se uno si vuole immaginare il peggio può immaginare che qualche ca**o di cretino di carabiniere o di poliziotto a cui hanno mandato una copia di quella relazione là secondo lui ha pensato che c’era qualcosa di rilevante e l’ha mandata in Procura, quando una cosa arriva in Procura sei obbligato a fare delle indagini». Lucano: «Ahhh!». Sirianni: «… questo vale per tutti, dopo di che queste indagini possono finire in un modo, possono finire in un altro».


SALVE MARESCIALLO
Sirianni: «Di queste cose non se ne parla per telefono, cioè uno è meglio se ne parla di persona però di questo stiamo parlando no, è capace che qualcuno di questi stra***i della Prefettura per non avere (omissis). Secondo me quello che è successo è quello che ti ho detto, dalla Prefettura è probabile che qualcuno ha mandato le carte a qualche poliziotto e gli ha detto vedete cosa c’è e quello … non è che i poliziotti non è che sono arca di scienza e hanno detto vabbè la prendiamo e la mandiamo alla Procura dopo di che quando arriva una cosa in Procura». Cioè: le forze dell’ordine non sarebbero dei geni. Eppure Sirianni continua nello sfottò. Lucano gli riferisce: «Ho pensato Emilio ora non vuole parlare con me perché il telefono … sono una persona sospetta». E Sirianni: «Salutiamo il maresciallo sempre che fa il suo dovere!». Lucano: (ride) … omissis. Nel botta e risposta continuato nei mesi, molti sono i bersagli.


ABBASSO GRATTERI
Uno è il Ministro dell’Interno Marco Minniti che è un tipo autoritario accusato di boicottargli ogni iniziativa legata all’accoglienza dei migranti. Lucano: «Non lo so perché dice di essere comunista». Sirianni:«Macché… Questi sono quei pseudo comunisti burocrati, questo ha leccato il culo a D’Alema per tutta la vita». L’altro è il nemico numero uno: Nicola Gratteri, il procuratore capo di Catanzaro, reo di non essersi schierato con Lucano e la sinistra. Lucano chiama Sirianni e gli racconta di intervista rilasciata dal magistrato in riferimento al modello e la realtà di Riace nella quale Gratteri risponde: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Sirianni dice: «E che cazzo vuol dire, posso andare appresso a Gratteri, Gratteri e un grandissimo figlio di buona donna, è uno che non se la guasta con nessuno, ma che cazzo ne so che ci passa per la mente a quello, non lo so, lascialo fottere». Lucano ribatte che Gratteri raccomanda i figli alla politica e che ha fatto comprare alla Regione Calabria 25mila copie del suo libro. A Sirianni parte un embolo: «Lui è un fascistone di merda, capito, vuole che i piccoli spacciatori stiano in galera, i piccoli consumatori stiano in galera, tutto il mondo deve stare in galera a mente sua e la chiave devono darla a lui, lascialo stare che nu fascista i cazzo … un fascista ma soprattutto è un mediocre e un mediocre è un ignorante ed è un mediocre, quindi è una cosa per me incomprensibile come abbia potuto assurgere a questa fama, addirittura a scrivere libri, quello non sa scrivere italiano, non sa scrivere italiano ed io lo so perché le ho lette le cose che scrive, “nu piccirillo” della terza media scrive meglio di Nicola Gratteri».


Spiccano anche dei tentativi per sistemare al meglio possibile la situazione giudiziaria del sindaco. Il quale col suo avvocato Andre Daqua dialoga: «Quando tu sei stato a Napoli per il convegno Magistratura Democratica, Lucisano mi ha detto che ha visto il procuratore di Locri freddo, che pure lui è di Magistratura Democratica, però non lo ha visto coinvolto, non è che c’è qualche indagine in corso? … Emilio, io non ne so niente di queste cose, se ci fosse stata un’indagine in corso non avrebbero dovuto farmi qualche comunicazione, scrivere, fare? … Mi sembrava che Emilio mi dicesse qualcosa di più puntuale, vedi che ti hanno registrato, vedi che qua… invece…». Invece. E ancora, sulla strategia di comunicazione da tenere: «Con Lucisano stiamo valutando tante cose, il perché di questa situazione perché a Olga Tarzia il Prefetto ha detto ma no, io con il sindaco qua, là …


cose evasive no. Stadi fatto che Emilio mi ha detto «noi facciamo battaglia a fianco di Riace, tutta Magistratura Democratica». «È venuto a Riace un magistrato di Milano (giudice Francesco Maisto ndr) il quale mi ha detto «il Procuratore di Locri ha fatto il tirocinio con me, è un napoletano, dice se avete problemi parlo io … però la mia impressione è che il Procuratore di Locri è così come carattere, non ha nessun particolare problema… poi là c’è un cancelliere che è di Riace che aspira a fare il sindaco … si chiama Capponi sto cancelliere, ma non credo che possa andare dal Procuratore (omissis)».


«FALLI CACARE SOTTO»
Frequentissimo è poi il ricorso alle metafore scatologiche. Falli cacare sotto, Mimì. Lucano comunica a Sirianni che insieme ai funzionari del ministero si è presentato Sergio Trolio amico di Enzo Papa. Sergio Trolio secondo Lucano è il Tutor che controlla i progetti di Isola Capo Rizzuto e il Cara di Crotone collegati alla criminalità organizzata (famiglia Arena). Sirianni gli dice di accertarsi di quello che afferma. Lucano conferma che se è così farà scoppiare un caso nazionale. Lucano: «Se c’è questo, faccio scoppiare un caso nazionale». Sirianni: «Ecco appunto, falli cacare sotto questi si devono cacare sotto, si devono cacare sotto, devono capire che si devono cacare sotto». Cacare sotto. Infine l’ammissione di Lucano: «Ci sono cose a Riace che non seguono un criterio perfettamente regolare, ma perché se facciamo il frantoio, se facciamo la fattoria didattica… non fondamentali per creare attività collaterali per l’integrazione e altrimenti non ha senso. Riace è un paese abbandonato… ma cosa ci rimane…». Eccetera eccetera. 

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