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“Biden può trasformare l’Ucraina in un conflitto globale”

Roberto Vivaldelli
4 MAGGIO 2022

È una strategia molto pericolosa quella che stanno adottando gli Stati Uniti in Ucraina, che potrebbe addirittura portare  a un’escalation e allargare così il conflitto oltre i confini del Paese ex-sovietico. A sostenerlo è una firma prestigiosa della rivista statunitense Foreign Policy, Michael Hirsh, in un articolo pubblicato nelle scorse ore che racconta i dubbi che molti esponenti dell’establishment della politica estera degli Stati Uniti stanno avanzando nei confronti della strategia dell’amministrazione Biden che tutto sembra fuorché voler trovare una soluzione diplomatica, come ha peraltro sottolineato di recente l’economista Jeffrey Sachs al Corriere della Sera. La diplomazia è rimasta al palo, soggiogata dagli interessi delle grandi potenze, vittima di una strategia che può condurre a uno stato di guerra permanente. Per “procura”, per il momento. In futuro, chissà.

L’obiettivo degli Usa: indebolire la Russia

Secondo Hirsh la sensazione di molti osservatori è che, con l’intensificarsi degli aiuti che il presidente Usa Joe Biden e gli alleati della Nato hanno deciso di stanziare in favore dell’Ucraina, a Vladimir Putin non rimarrà altra scelta se non quella di arrendersi o, più probabilmente, raddoppiare gli sforzi militari del suo Paese, aumentando così la possibilità “di allargare la sua guerra oltre l’Ucraina”. Nella giornata di giovedì, infatti, il Congresso ha esortato il presidente Joe Biden a fornire altri 33 miliardi di dollari in assistenza militare, economica e umanitaria all’Ucraina al fine di inviare un chiaro messaggio al leader del Cremlino.

Come ha spiegato senza troppo giri di parole il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Llyod Austin a seguito di un incontro a Kiev con il presidente ucraino Volodymyr Zelenesky, l’obiettivo degli Stati Uniti è ora quello di ridurre il potere della Russia a lungo termine. “Vogliamo vedere una Russia indebolita al punto che non possa invadere altri Paesi come ha fatto invadendo l’Ucraina”. È chiaro dunque che questa strategia prevede una lunga guerra di logoramento, che non finirà a breve. È la prospettiva alla quale si sono preparati Stati Uniti e Russia, dopo gli errori di calcolo iniziali. La  presunta “guerra lampo” riportata da una certa narrazione mediatica è solamente un lontano ricordo: ora tutte le parti si sono arrese all’idea che questa guerra durerà a lungo.

“Rischio che il conflitto si allarghi”

Secondo Sean Monaghan, esperto del Center for Strategic and International Studies, agli occhi del Cremlino “l’Occidente è pronto a prendersi la Russia. Non era detto prima. Ora se ne parla”. Una convinzione maturata anche alla luce delle dichiarazioni di Joe Biden durante il vertice in Polonia del mese scorso, quando ha ammesso che l’obiettivo degli Usa è il “regime change” e che Putin “non può più restare al potere”. “Questo trasforma questa guerra territoriale in un confronto più ampio”, con il rischio concreto che arrivare a un accordo per porre fine alle ostilità diventi una mera utopia, almeno nel breve periodo. George Beebe, ex analista della Cia, ha sottolineato a Foreign Policy che l’amministrazione Biden potrebbe rischiare di dimenticare che “il più importante interesse nazionale degli Stati Uniti è evitare un conflitto nucleare con la Russia”.

“Sta diventando più pericoloso”, ha confermato anche Charles Kupchan, ex funzionario dell’amministrazione Obama e studioso di relazioni internazionali alla Georgetown University. “Dobbiamo iniziare ad andare oltre i Javelin e parlare di un finale politico”. Tesi che confermano quando affermato dall’ex ambasciatore Usa Chas Freeman a InsideOver nelle scorse settimane, secondo il quale la guerra in Ucraina “non è solo una guerra tra russi e ucraini e tra Russia e Ucraina” ma “è una guerra per procura tra Russia e Stati Uniti” per determinare se “l’Ucraina rimane parte della sfera di influenza americana in cui è stata assorbita in modo informale nel 2014”, oppure se farà “parte di una sfera di influenza russa”. Il suo carattere di “guerra per procura”, come il Vietnam o l’Afghanistan durante la Guerra Fredda, “lo rende un gioco a somma zero tra Mosca e Washington. Nella misura in cui la guerra indebolisce la Russia, gli Stati Uniti sembrano non avere alcun interesse a porvi fine”.

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Anche lo studioso di relazioni internazionali presso l’Università del Texas, Christopher Layne, intervistato sempre da InsideOver, era stato molto chiaro in merito: “Ora abbiamo una guerra per procura in Ucraina tra USA/NATO contro la Russia. Ciò è guidato principalmente dalla strategia americana, che mira a: la rimozione di Putin; l’indebolimento del potere russo; e l’ulteriore estensione del potere degli Stati Uniti (e della Nato)”. Su questi presupposti, la guerra non può che continuare. Fino a data da destinarsi.

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