meglio il covid,peste, colera

CHE LA FINTA GIUSTIZIA ITALICA !!

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RAGAZZINA ITALIANA MASSACRATA DALLE COMPAGNE DI CLASSE STRANIERE: INDAGATA PERCHÉ SI DIFENDE CON ‘INSULTI RAZZISTI’

 VOX LASCIA UN COMMENTO

Hanno negli zaini cucchiai di legno che si usano per cucinare, che diventano armi, insieme alle cinghie, per picchiare in branco la malcapitata di turno. Le vittime hanno 12, 13, massimo 14 anni. Mentre vengono aggredite, insultate, o provocate, c’è sempre qualcuna che filma. Non importa se c’è una ragazzina per terra che si copre la testa con le mani per proteggersi dalla raffica di calci. Bisogna riprendere, per mandare subito il video sui social. L’obiettivo dell’agguato diventa quello: fare un filmino, per imitare le gang femminili più feroci delle periferie statunitensi (foto).

Per strada, ai giardini, fuori da alcuni istituti superiori di Barriera di Milano, sono sempre più frequenti le aggressioni messe in atto da gruppi di giovani studentesse, accomunate spesso dalle origini delle proprie famiglie. Nascono come gruppi di bulle che importunano le compagne a scuola. E per strada diventano “gang”, insensibili alle lacrime umane, impermeabili alla crudeltà delle compagne.

C’è un’indagine (che si sta ampliando) della procura dei minori su alcune aggressioni avvenute dentro e fuori da alcuni istituti scolastici del quartiere. Le ultime risse sono avvenute pochi giorni fa, non distante da uno di questi. Un branco di una quindicina di ragazze ha aggredito altre, usando cucchiai e cinghie con borchie di ferro, davanti a una “platea” di coetanee che anziché dividere le giovani riprendeva con i cellulari. In pieno giorno. Nessun adulto è intervenuto, nessuno era di passaggio. Oppure era più comodo fare finta di non vedere. Nessuno ha chiamato le forze dell’ordine. Qualcuno rideva. Come se fosse un gioco.

Poi, qualcun altro, con il passare delle ore, si è reso conto della gravità della situazione. Perché ci sono ragazzine che la mattina, ai genitori dicono: «Ho paura ad andare a scuola». E ha provveduto a fare avere i video a chi di dovere.

Le immagini daranno vita a sviluppi ulteriori di un’inchiesta nata alcuni mesi fa, dopo che alla procura dei minori erano arrivate due denunce, quasi in contemporanea, da parte dei genitori di due ragazzine. Una mamma, assistita dall’avvocato Domenico Peila, aveva in mano il referto dell’ospedale: “cervicobrachialgia, contusione mano e trauma cranico da aggressione”.

La figlia era stata accerchiata da tre ragazze a scuola e picchiata. Il motivo non è chiaro: forse perché aveva difeso dalle bulle un compagno di classe autistico.

Nel difendersi, durante la colluttazione, erano volati insulti razzisti verso una delle “bulle”. Tutto messo a verbale. Era nata così l’indagine, con due indagate e un tentativo di conciliazione tentato al commissariato Madonna di Campagna e andato fallito. Ma il fenomeno delle aggressioni non è cessato, anzi. «Le risse sono all’ordine del giorno – racconta una persona che preferisce restare anonima e che ha ricevuto il video dei recenti pestaggi – quelle ragazze hanno capito che dentro a scuola rischiano di più a picchiare e allora lo fanno fuori, prima o dopo le lezioni». Le aggressioni sono sempre riprese. E gli adulti? Educatori, psicologi, mediatori culturali, impiegati dei servizi sociali minorili, nelle scuole dei pestaggi e nelle case delle ragazze per ora non si sarebbero visti, dicono i genitori. Progetti e soprattutto azioni quotidiane per prevenire il bullismo, nemmeno.

Capito, queste massacrano i nostri e le autorità indagano le vittime perché si difendono e nel difendersi usano ‘insulti razzisti’.

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