un governo di gente “normale”

INVECE DI MANTENERE 100.000 CLANDESTINI IL ALBERGO A GRATTARSI I DIMAI, IMPORTARE MANDRIE DA TUTTO IL MONDO CHE SPACCIANO E RUBANO, FORAGGIARE FANCAZZISTI DI PROFESSIONE TIPO ZINGARI, CENTRI ASOCIALI & SIMILI POTREBBERO ALMENO TOGLIERE LE ACCISE SUI CARBURANTI….

Quanto pesano le accise

Oltre all’Iva, ovvero l’Imposta sul valore aggiunto che vale il 22% del prezzo del carburante industriale, lo Stato impone su benzina, gasolio e affini anche una serie di accise. Ovvero, un’imposta che riguarda determinati beni di consumo tra cui appunto i carburanti. Gestite dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le accise hanno un’importanza fondamentale nei bilanci dello Stato: quelle sui carburanti hanno fatto incassare all’erario, nel 2021, oltre 24 miliardi di euro. Da specificare che, mentre i costi di greggio, raffinazione e trasporto, e di conseguenza anche l’Iva, sono variabili, le accise costituiscono una tassa fissa indipendentemente dall’andamento del prezzo del carburante industriale.

Al momento, le accise sulla benzina ammontano a 0,7284 euro per litro, mentre per il gasolio si fermano a quota 0,6174 euro/litro. Sebbene dal 1995 l’imposta sul carburante sia definita in modo unitario (ovvero non va a finanziare determinati ambiti della spesa pubblica, ma fluisce direttamente nelle casse dell’erario) le accise odierne sono il frutto di ben 19 tassazioni aggiunte nel corso degli anni. La prima tra quelle tecnicamente ancora in vigore in quando mai abolita risale addirittura al agli anni ’30: 1,60 lire per finanziare la guerra in Etiopia. Nel ’56 si aggiunsero 14 lire per fronteggiare la crisi di Suez, e poi, a seguire, diversi aumenti i cui fondi erano destinati alla ricostruzione dopo calamità di vario genere: il disastro del Vajont, l’alluvione a Firenze, i terremoti nel Belice, in Friuli e in Irpinia. Nell’82 e nel ’95 toccò poi alle accise per sostenere le missioni ONU in Libano e Bosnia, rispettivamente di 205 e 22 lire.

Nel nuovo millennio la corsa alle accise non si è fermata: nel 2004 si è registrato un aumento di 2 centesimi per il rinnovo dei contratti dei ferrotranviari, poi l’anno successivo per l’acquisto di autobus ecologici e nel 2009 per il terremoto in Abruzzo. Poi, nel 2011, è stato il turno delle nuove accise per il finanziamento alla cultura e per la crisi libica, oltre che per l’alluvione in Liguria e Toscana e il Decreto “Salva Italia”. Nel 2012 i carburanti sono stati rincarati per trovare fondi destinati alla ricostruzione dopo il terremoto in Emilia. Le ultime nuove accise sono andate infine a finanziare il “Bonus gestori”, alla riduzione delle tasse per i terremotati abruzzesi e, nel 2014, il “Decreto Fare”.

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Benzina e gasolio alle stelle, l’appello

Alla luce dei recenti e gravosi aumenti dei prezzi di benzina e gasolio, ormai stabili oltre la soglia dei 2 euro al litro, in molti hanno richiesto al Governo di ridurre almeno temporaneamente accise e Iva. Soprattutto per sostenere quei settori, come l’autotrasporto, fondamentali per l’economia italiana e fortemente dipendenti dal consumo di gasolio. Un costo insostenibile per gli automobilisti e per tutti i cittadini, che pagano tali aggravi in termini di rincari generalizzati su beni e servizi” spiega Federconsumatori.

Che ha aggiunto: Senza accise, la benzina oggi costerebbe 1,39 euro al litro e il gasolio 1,55 euro al litro, con un risparmio, in termini annui, di circa 874 euro”.

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