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DI MAIO MANDA I RIFIUTI TOSSICI TUNISINI IN VENETO: ZAIA CHE DICE?

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Alla fine verranno mandati in Veneto. Dopo industrialotti locali sono sempre pronti a privatizzare i guadagni e collettivizzare i danni, come già fanno da decenni con l’importazione di un altro tipo di rifiuto, quello umano.

Tuttavia della questione si sarebbe occupata e si starebbe occupando la nostra intelligence, sia per ragioni di carattere internazionale che per ragioni esclusivamente domestiche, di caratura ambientale come sociale. Non è infatti chiaro che destino avranno i 213 container di rifiuti (pari a 6000 tonnellate secondo Repubblica.it), la cui natura è in parte ignota, al momento destinati in un deposito militare. I media campani parlano di località del Salernitano. Tuttavia da alcune settimane alcuni componenti del Copasir sarebbero venuti in possesso «di uno schema di business plan tra società di diritto privato» in forza del quale una parte rilevante di quei rifiuti, magari dopo alcuni passaggi intermedi di natura anche industriale, potrebbe finire in terra veneta: inceneritore di Fusina Venezia, inceneritore di Padova, inceneritore di Schio nell’Alto vicentino e la discarica regionale di Sant’Urbano nel Padovano potrebbero essere il punto di arrivo dei rifiuti. Il cui trattamento, almeno in parte, potrebbe essere anche affidato ad una spa del comprensorio euganeo sempre nel Padovano. Queste almeno sono le voci di corridoio che insistentemente stanno circolando dalle parti del Copasir che poi è l’organismo bicamerale che sovrintende alla vigilanza sui servizi segreti. I quali in questo momento starebbero pure valutando, quanto all’impatto in termini di risentimento sociale, di una eventuale stoccaggio, lavorazione o trasformazione di quei rifiuti in terra veneta.

L’argomento è delicato (una inchiesta di Report su Rai tre lo scorso anno fece scalpore). Il Veneto è attraversato da problemi ambientali di natura cronica dovuti ad una pesantissima antropizzazione (l’impronta ecologica dell’agricoltura, dell’industria, chimica in primis e più in generale della cementificazione spinta su livelli che non hanno paragone nel Belpaese se si esclude la Lombardia). Per di più i siti che sarebbero stati oggetto dello schema di business plan tra privati, cui avrebbe lavorato anche un ex ministro dell’ambiente, sono da tempo bersaglio del mondo ecologista: il tutto, come ricorda Salenrotoday.it, in Campania la polemica è divenuta già rovente.

DOVE PASSA IL BIBITARO NON CRESCE PIU’ L’ERBA: ILVA, WIRPOOL, REDDITO DEL FANCAZZISTA , ORA TRAFFICO DI VELENI…. UN GRANDE !!!

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