solo ignoranti al 100% oppure in malafede possono pensare all’integrazione di queste belve

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ISLAMICI DECAPITANO PRETE E CRISTIANI IN CHIESA FRANCESE: “E’ SCRITTO NEL CORANO”, DIFESI DA BERGOGLIO

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“Noi cristiani, troppo ansiosi di scagionare l’Islam e perdonare gli assassini di Hamel”.

Si è aperto ieri in Francia il processo sull’uccisione di Padre Hamel:

https://voxnews.info/2016/09/14/bergoglio-dice-messa-per-padre-hamel-e-non-dice-islam-nemmeno-una-volta/embed/#?secret=S5mGLNwVxT

Un testimone: “Mi costrinsero a filmarlo mentre lo uccidevano gridando ‘vattene Satana’. Poi mi pugnalarono alla gola”

Siamo nella cittadina della Normandia in cui si tenne il processo a Giovanna d’Arco, l’eroina del Cristianesimo francese. Il 26 luglio 2016, padre Jacques Hamel, 85 anni, è assassinato da due terroristi islamici mentre celebra messa nella chiesa di Saint-Etienne a Saint-Etienne-du-Rouvray. Oggi si è aperto il processo in Francia. Guy Coponet fu testimone e vittima dell’assassinio e oggi ripercorre quanto avvenne quel giorno, quando ha dovuto filmare l’uccisione di Hamel, sotto gli occhi di sua moglie Janine, che lo avrebbe creduto morto, e di due suore.

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Fortunatamente, quella mattina è tempo di vacanza. La chiesa è quasi vuota. “Padre Jacques celebra l’Eucaristia come fa sempre, si potrebbe dire come se fosse la prima volta. Scherziamo in sacrestia, ma quando entriamo in chiesa, Jacques ci chiede di pensare a un parrocchiano che quella mattina sarà operato al cuore”.

Dopo la comunione, la porta della sacrestia si apre violentemente. “Entrano due uomini, gridano in arabo e posano uno zaino sull’altare”. Padre Jacques viene condotto davanti all’altare. “Quando lo hanno attaccato, suor Danielle si è diretta verso l’uscita, senza che la fermassero. Erano troppo occupati. È lei che, con l’aiuto di un automobilista, avverte la polizia. Padre Jacques si rifiuta ma viene messo in ginocchio e pugnalato con un coltello. Ora è di schiena e cerca di cacciare via l’aggressore. Filmo sempre. Il padre disse: ‘Vattene, Satana!’, poi una seconda volta, come un ordine senza risposta: ‘Satana, vattene!’. E gli tagliano la gola. Un rivolo di sangue, un rantolo, è finita”.

I terroristi strappano a Guy Coponet il telefono dalle mani e lo picchiano. “Mi pugnalano al braccio, alla schiena e mi tagliano la gola”, racconta il parrocchiano. “Premo sul collo dove sento scorrere il sangue”. I terroristi riversano sui fedeli la loro propaganda. Racconta la moglie di Guy: “Ci interrogano, specialmente suor Hélène. ‘Gesù non può essere figlio di Dio’. ‘Conosci il Corano?’”.

Un anno fa, il settimanale La Vie pubblicò i messaggi che i terroristi si erano scambiati prima di colpire quella mattina. “Una sinagoga è buona?”, chiede uno. “Va tutto bene”, risponde il suo interlocutore dalla Siria. Ma non vuole “concentrarsi sugli ebrei”, perché “la gente pensa subito al conflitto israelo-palestinese”. Alla fine Adel Kermiche, uno dei terroristi, deciderà il bersaglio. “Prendi un coltello, vai in chiesa, taglia due tre teste. Nessuna pietà per queste persone”.

Andando in giro per l’Europa nei giorni e nelle settimane dopo l’attentato non avremmo trovato una sola manifestazione per l’uccisione di Hamel. Nessuna manifestazione “Siamo tutti cattolici”. Papa Francesco, di fronte al più importante episodio di intolleranza verso i cristiani che si sia verificato in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, disse che “tutte le religioni cercano la pace” e i terroristi cercano “denaro”. Tutto il clero vaticano avrebbe rifiutato di pronunciare la parola “Islam”.

Come spiegarselo? Un grande storico del cattolicesimo come Guillaume Cuchet ha appena pubblicato Le catholicisme a-t-l’encore de l’avenir en France, dove mette in dubbio la sopravvivenza della cristianità in Francia. E sulla vicenda Hamel, Cuchet scrive contro “l’apologia del ‘vivere insieme’, la preoccupazione di evitare amalgami tra islam e jihadismo e di allontanare lo spettro della guerra delle religioni cercata (un po’ ingenuamente, visto il reale stato religioso dell’Europa) dagli strateghi dell’Isis. Ma ciò che viene trascurato in queste analisi è la religiosità degli assassini. Qui, più che i nostri comuni islamologi, che spesso sono politologi o sociologi poco attrezzati per pensare a questo genere di cose, è René Girard che andrebbe riletto. È vero che questa religiosità è un po’ difficile da percepire perché, dall’inizio delle nostre disgrazie, si usa dire che questi attentati non hanno niente a che vedere con la ‘religione’, che sarebbero casi psichiatrici”.
“Al culmine della tragedia, uno dei terroristi cominciò a cantare quelli che probabilmente erano versi coranici destinati a prepararlo al sacrificio finale, provocando questa sorprendente osservazione di suor Huguette Péron, settantanovenne: ‘Il suo viso aveva cambiato espressione. Ho sentito come, in quella canzone, stava esprimendo il suo desiderio di paradiso. Non è stato molto lungo, uno o due minuti. Si poteva sentire la sua gioia di andare in paradiso’. Una testimonianza straordinaria, di una vecchia suora che riconosce l’autenticità del desiderio di un paradiso islamico nella trance mistica dell’assassino, allo stesso tempo un test intellettuale radicale per le nostre mentalità europee secolarizzate e il nostro linguaggio politico. Questo riconoscimento paradossale non era il risultato di qualche improbabile simpatia delle vittime per gli assassini o di qualche variante della sindrome di Stoccolma”.

Infine, la sentenza di Cuchet: “C’è stata la preoccupazione di scagionare in anticipo l’Islam da qualsiasi responsabilità e di dare il perdono preventivo agli assassini. Padre Hamel ha resistito, fisicamente e spiritualmente, e la sua ultima azione fu di nominare il Nemico, questo personaggio dimenticato dal cattolicesimo contemporaneo che è il diavolo e, anche, per delineare un’interpretazione demonologica dell’islamismo contemporaneo del tutto inaspettata”.

Dettaglio non insignificante: Guy Coponet, l’anziano costretto a filmare l’uccisione del sacerdote e poi pugnalato, è un avido lettore di Charles de Foucauld, il religioso assassinato il 1° dicembre 1916 dai musulmani Tuareg a Tamanrasset, in Algeria, e proclamato beato da Papa Benedetto XVI. De Foucault scrisse questa lettera cinque mesi prima di essere ucciso:
“Dei musulmani possono essere veramente francesi? In casi eccezionali, sì. In generale, no. Sono diversi i dogmi fondamentali musulmani che si oppongono a ciò; con alcuni si trovano degli accomodamenti; con uno, quello del mehdi non ce ne sono; ogni musulmano (non parlo dei liberi pensatori che hanno perso la fede), crede che con l’avvicinarsi dell’ultimo giorno il mehdi sopraggiungerà, dichiarerà la guerra santa e stabilirà l’Islam su tutta la terra, dopo aver sterminato e soggiogato tutti i non-musulmani. In questa fede, il musulmano guarda l’Islam come la sua vera patria, e i popoli non musulmani come destinati a essere presto o tardi soggiogati da lui, musulmano, o dai suoi discendenti; se ora si trova sottomesso a una nazione non musulmana, si tratta di una condizione passeggera; la sua fede gli assicura che ne verrà fuori e che a sua volta trionferà di quanti al momento lo assoggettano. Possono preferire questa nazione a un’altra, preferire star sottomessi ai francesi più che ai tedeschi, perché sanno i primi più accoglienti; possono legarsi a questo o a quel francese, come ci si può legare a un amico straniero; ma in generale, salvo eccezioni, fintanto che saranno musulmani non saranno francesi. Attenderanno più o meno pazientemente il giorno del mehdi, nel quale sottometteranno la Francia”.

Era il 29 luglio 1916. Il 26 luglio 2016 lo scontro di civiltà si consuma in terra francese. Umiliata e indolente, l’Europa saprà fare come l’85enne sacerdote di Saint-Etienne-du-Rouvray che si rifiutò di inginocchiarsi davanti al nemico?

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