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Marco Travaglio, l’orrore contro Angelo Burzi: “Chi non muore si ravvede”, lo sfregio a un uomo che si è suicidato

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Roberto Cota 29 dicembre 2021

Marco Travaglio, l’orrore contro Angelo Burzi: “Chi non muore si ravvede”, lo sfregio a un uomo che si è suicidato00:00

Sul Fatto Quotidiano di ieri Marco Travaglio ha pubblicato un articolo dal titolo “Chi non muore si ravvede” relativamente alla tragica scomparsa di Angelo Burzi. Un articolo difficile da commentare perché sfugge a qualsiasi canone di decenza, umanità e di logica. Innanzitutto, il titolo. Che cosa significa’? Un gioco di parole, sulla morte tragica di una persona? Andiamo oltre. È inqualificabile l’accostamento fatto da Travaglio della figura di Angelo Burzi a quelle di Provenzano e Riina. Ciò semplicemente perché Burzi è stato coinvolto in un procedimento penale avente ad oggetto la controversa valutazione di alcune spese. Riina e Provenzano sono altra cosa. Perché fare questo riferimento? A seguire la logica di Travaglio che cosa dovremmo dire della sindaca di Torino, condannata nel processo per i tragici fatti di piazza San Carlo dove sono morte delle persone? Ritengo, assolutamente niente.

Le pagelle della pandemia, Marco Travaglio si copre di ridicolo: chi si prende una sufficienza piena (non è una barzelletta)

Anzi, vanno ascoltate le sue ragioni che, personalmente, sostengo. Ma questa è una regola del vivere civile che va chiarita e con Travaglio sembra impossibile farlo. Quanto al contenuto del pezzo (si fa per dire), Burzi è stato assolto per l’indagine rimborsopoli piemontese, troncone 2010/2012, in primo grado perché il fatto non sussiste. È stato assolto dopo un pubblico dibattimento durato due anni dove sono stati ascoltati nel contraddittorio molti testimoni. Dopo otto anni quel processo è ancora aperto. L’oggetto è semplicemente la valutazione di alcune spese. È giusto? Se una persona è stata assolta in primo grado e non sono intervenuti elementi nuovi, è giusto che la sua posizione venga continuamente ridiscussa? Se un Giudice, nel caso di Burzi (e nel mio) un Tribunale, decide che una persona è innocente è logico che possa esserci almeno il ragionevole dubbio che lo sia? Secondo Travaglio, poi, Burzi sarebbe colpevole perché ha patteggiato una pena in un altro troncone del procedimento, quello che riguardava le spese tra il 2008 ed il 2010. Si tratta di spese che sono per tipologia sostanzialmente uguali a quelle per le quali era stato assolto ed ha deciso di patteggiare soltanto dopo che la sentenza per il troncone 2010/2012 era stata ribaltata.

Gli indagati restano anonimi? Il dramma del manettaro Marco Travaglio: ecco che fine farà il suo Fatto Quotidiano

Gli indagati restano anonimi? Il dramma del manettaro Marco Travaglio: ecco che fine farà il suo “Fatto Quotidiano”

Non perché colpevole, ma soltanto perché non ne poteva più di affrontare un altro processo. Si è parlato nei giorni scorsi di una commissione di indagine su rimborsopoli, idea che a Travaglio non sembra piacere e che irride. Esiste un oggettivo problema di risultati differenti negli stessi tribunali ed in tribunali diversi a fronte di spese assolutamente comparabili. È illogico dire che sarebbe necessario fare una ricognizione e un approfondimento? L’analisi di tali spese aiuterebbe a chiarire la legittimità /buona fede del comportamento di tutti i soggetti coinvolti. Angelo Burzi sapeva di essere innocente e lo era, questo è il dramma.

qui sala scommesse:

Tal dimaio e’ andato in Tunisia per parlare di rifiuti napoletani la’ stoccati che i tunisini ora vogliono che ci riportiamo a casa e per regolare (!!!) il flusso dei clandestini tunisini che arrivano a vagonate.

Ecco s’accettano scommesse: ci riporteremo a casa rifiuti, altri clandestini e pure dimaio….. SCOMMETTIAMO ??

da un presupposto fasullo non possono che derivare conclusioni strafasulle

La clava del procuratore sul consigliere suicida: “La legge va accettata”

28 Dicembre 2021 – 06:00

Il Pg di Torino interviene in difesa dei suoi colleghi: “I pm non hanno amici o nemici”Luca Fazzo37

La clava del procuratore sul consigliere suicida: "La legge va accettata"

Che volete farci? «È la mano pesante della legge». Dice proprio così il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, per spiegare che se la notte di Natale un uomo si è tirato un colpo di pistola in testa è solo perché la giustizia ha fatto il suo dovere. Quell’uomo, l’ex consigliere regionale di Forza Italia Angelo Burzi, per Saluzzo era colpevole. Ma neanche in una riga del suo lungo comunicato di ieri Saluzzo ricorda che per il tribunale di Torino, che lo aveva processato per la Rimborsopoli piemontese, Burzi era innocente, «assolto perché il fatto non sussiste». E che la condanna che gli rifilava tre anni di carcere è ancora in attesa delle motivazioni e poi della Cassazione. Ma per l’ex consigliere la Cassazione non arriverà mai più.

Sul clima che ha portato un uomo coriaceo come Burzi ad ammazzarsi, da quarantott’ore fioccano le polemiche. Che ieri culminano nella richiesta di una commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione da parte della Procura torinese del filone locale sullo scandalo dei rimborsi ai consiglieri regionali: un filone passato per l’assoluzione quasi in blocco degli esponenti di centrosinistra, e con la Procura decisa invece a incassare la condanna del fronte moderato.

Di fronte alle polemiche, il procuratore generale Saluzzo sceglie di passare al contrattacco con una lettera aperta. Uno scritto che si apre con una dichiarazione formale di cordoglio per il gesto di Burzi, «ho letto la tristissima notizia», «esprimo tristezza», eccetera: ma poi usa la clava sul morto e sui suoi coimputati, e difende a spada tratta l’operato della sua Procura generale, dove il grande accusatore del centrodestra piemontese, il pm Giancarlo Avenati Bassi, ottenne la promozione dalla procura della Repubblica giusto in tempo per poter continuare la sua battaglia anche in appello. Ma chi oggi osa ricordare i passaggi oscuri di quella vicenda processuale secondo Saluzzo potrebbe finire a sua volta sotto processo: «Userei maggiore prudenza nel fare e veicolare affermazioni che gettano discredito e potrebbero costituire anche vilipendio dell’ordine giudiziario».

Nell’inchiesta sulla Rimborsopoli piemontese, assicura Saluzzo, non ci furono trattamenti di favore o di sfavore, perché «i magistrati non hanno amici o nemici» e «l’azione di questi uffici è improntata all’imparzialità e all’indipendenza». Se alcuni consiglieri sono stati assolti e altri condannati, spiega Saluzzo, è perché in alcuni casi «è stato individuato un legame con una attività politica», e allora è stata chiesta l’archiviazione. Per tutti gli altri, Burzi compreso, è stata chiesto il processo: «E, nella più parte dei casi, c’è stata la condanna».

Saluzzo ricorda che Burzi aveva continuato a rivendicare la «correttezza complessiva» del suo operato, e che le spese per cui era stato condannato erano in buona parte soldi che non aveva mai chiesto né ottenuto, semplici firme di visto sui rimborsi per altri consiglieri. Ma questo sembra non contare, come non sembrano contare la sentenza di assoluzione in primo grado, o l’annullamento delle prime condanne di appello dalla Cassazione. Il morto, nel procuratore, finisce nel calderone dei disinvolti, dei furbetti, degli spreconi che spendevano i soldi pubblici «talvolta con modalità macchiettistiche». E alla fine «deve anche essere accettata la voce e la mano pesante della legge quando le leggi vengono violate». Dice proprio così, e sembra il titolo di un poliziesco degli anni Settanta.

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