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Immigrazione, il documento Ue che inchioda Luciana Lamorgese: più arrivi in Italia che in Grecia

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Andrea Morigi 10 ottobre 2021

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Se le recinzioni non separassero le città spagnole di Ceuta e Melilla dal territorio marocchino, un flusso ininterrotto di migranti si riverserebbe giorno e notte dall’Africa all’Europa. Senza le barriere di filo spinato installate dalla Lituania, la Bielorussia vi spedirebbe quotidianamente centinaia presunti profughi. La Polonia, benché sia protetta da 130 km di filo spinato alto due metri, ha registrato nella sola giornata di venerdì 553 tentativi di ingresso illegale e ha arrestato otto persone, mentre per il secondo giorno consecutivo alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi dal lato bielorusso del confine.

LE EMERGENZE
Poiché l’eco degli spari è arrivata piuttosto attutita fino a Roma, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese trascura l’emergenza sul fronte orientale e in compenso si duole della proposta degli omologhi di altri dodici Paesi Ue di alzare qualche muro, in quanto li ritengono «una misura efficace di protezione delle frontiere, che servono gli interessi dell’intera Unione, non solo degli Stati membri di primo arrivo». Di parere contrario, la titolare del Viminale, ne contesta l’iniziativa che a suo parere «desta certamente preoccupazione» e «non risolve il problema». A suo avviso la soluzione consiste nell’«aiutare i Paesi terzi da cui partono i migranti. Solo così si riesce a contrastare il fenomeno, perché ci sono problemi strutturali e non congiunturali». Quindi «il problema va risolto alla radice dando condizioni migliori alle persone nei loro Paesi. Noi stiamo operando con altri Paesi su questo versante». In realtà, le fa notare Matteo Salvini, «è preoccupata perché 12 Paesi europei vogliono bloccare l’immigrazione clandestina. E fanno bene». Invece il leader della Lega è «preoccupato perché la Lamorgese ha reso i confini italiani un colabrodo, con 50.000 ingressi irregolari solo dal mare. Sveglia!».

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Basta un’occhiata alla relazione sulla migrazione e l’asilo pubblicata il 29 settembre dalla Commissione Ue. Quando anche l’esponente del governo italiano avrà trovato il tempo di leggerla, scoprirà che sul versante sud c’è la Turchia, che era solita utilizzare alternativamente la rotta balcanica o le isole greche come porta d’accesso per il Vecchio Continente. Quest’ anno, invece, si predilige la Penisola. Nel Mediterraneo orientale si legge nel rapporto – gli arrivi direttamente dalla Turchia all’Italia sono aumentati notevolmente, del 208%, con 6.175 arrivi nel 2021, rispetto ai 2.007 nel 2020. Sulla stessa rotta orientale il dato complessivo nel 2021 è inferiore rispetto allo scorso anno, con un calo significativo del 58% degli arrivi in Grecia nel 2021 finora. Si dev’ essere sparsa un po’ ovunque la voce che l’Italia accoglie tutti perché se «il Mediterraneo centrale ha registrato l’aumento più elevato (+82%) di tutte le rotte nel corso del 2021», gli arrivi riguardano ormai principalmente le coste dello Stivale.

GLI SBARCHI
Infatti, mentre «il numero totale di arrivi a Malta nel 2021 è stato di 470, un calo del 78% rispetto allo stesso periodo del 2020, questo dovrebbe essere visto nel contesto di un forte aumento degli arrivi in Italia con oltre 41.000 arrivi totali, quasi la metà dei quali dalla Libia», secondo i calcoli della Commissione di Bruxelles. La tendenza riguarda tutto il Nordafrica, informa il rapporto: «Anche la migrazione dalla Tunisia rimane elevata rispetto agli anni precedenti, rappresentando quasi il 40% dei migranti irregolari arrivati in Italia finora quest’ anno. Un’altra tendenza significativa è l’aumento dei numeri che arrivano direttamente in Italia, rispetto agli sbarchi a seguito di ricerche e soccorsi». Se a qualcuno sembrava un’esagerazione leghista, la certificazione ora arriva direttamente dall’Europa. Il problema è che non si può erigere un muro per fermare gli sbarchi. Ma i porti continuano a rimanere aperti e delle quote di ridistribuzione dei profughi si non parla ormai più a livello comunitario. Tanto nessuno accoglierà coloro che arrivano in Italia. 

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