e dove mettiamo i “regalini” a politici ed “esperti” ?

Il profitto da record delle Big Pharma e il vero business dei vaccini

Federico Giuliani
19 SETTEMBRE 2021

La pandemia di Covid-19 non è soltanto un tema sanitario. La gestione dell’emergenza coronavirus non implica esclusivamente l’attuazione di misure restrittive, l’utilizzo da parte delle autorità del contact tracing per arginare la diffusione dei contagi o il rafforzamento delle strutture ospedaliere. Accanto a tutto questo, è fondamentale oliare il complesso meccanismo che sta alla base delle vaccinazioni di massa, compresa la fase di reperimento delle uniche armi al momento disponibili per sconfiggere il Sars-CoV-2: i vaccini.

Lo scorso gennaio, quando i Paesi europei stavano iniziando a vaccinare le rispettive popolazioni, le campagne di immunizzazione dovevano fare i conti con una costante carenza di vaccini, e quindi con fastidiosi ritardi. Oggi la capacità produttiva delle grandi case farmaceutiche è cresciuta a dismisura e, almeno all’interno delle nazioni più industrializzate, gli stock di fiale non mancano. Le vaccinazioni procedono quasi ovunque a gonfie vele, agevolate da norme più o meno stringenti.

Nei Paesi in cui la percentuale di immunizzati è alta, le ospedalizzazioni dei pazienti per Covid sono in picchiata, a conferma dell’efficacia dei vaccini. Tutto rose e fiori? A dire il vero, e leggendo gli allarmi lanciati da varie organizzazioni non governative, c’è un lato oscuro che vale la pena quanto meno analizzare.

Profitti alle stelle

Senza scadere nel superficiale, e senza sparare a zero sulle Big Pharma sposando chissà quale battaglia ideologica, è utile dare un’occhiata a un paio di numeri e fare le dovute considerazioni. Innanzitutto, poiché i brevetti dei vaccini anti Covid non sono stati sospesi, il grande gioco resta nelle mani delle varie Pfizer, Moderna e BioNTech di turno. Le quali, di fatto, possono scegliere a chi vendere i propri vaccini (magari uno Stato è disposto a pagare di più per avere uno stock in anticipo rispetto a un altro), quante dosi e a quale prezzo.

È stato calcolato che, in alcuni casi, le fiale sono state vendute a prezzi fino a 24 volte superiori i loro costi di produzione. Per quanto riguarda la distribuzione, stando ai dati Oxfam ed Emergency, soltanto lo 0,5% dei vaccini Pfizer è finito ai Paesi poveri, creando un evidente gap tra Paesi di “serie A” e Paesi di “serie B”. Non solo: nei primi sei mesi del 2021, Moderna, BioNTech e Pfizer hanno realizzato complessivamente ricavi pari a 22 miliardi di euro.

Sia chiaro: non c’è niente di male nell’incremento dei guadagni in sé, visto che stiamo parlando di aziende, e non certo di enti benefici. Il punto, sostengono ancora Oxfam ed Emergency, è che il valore delle imposte versate dalla maggior parte delle Big Pharma collide con gli enormi ricavi, ottenuti talvolta anche grazie a sostanziosi finanziamenti pubblici. Moderna, ad esempio, avrebbe versato 322 milioni di dollari su ben 4,3 miliardi di utili.

Un business miliardario

Sempre prendendo in considerazione Moderna, un anno fa il valore in borsa di questa azienda americana si è moltiplicato per sette, toccando i 172 miliardi. Il valore di BioNTech è invece “solo” triplicato. “Grazie ai loro monopoli sui brevetti per vaccini efficaci contro il coronavirus, il cui sviluppo è stato sostenuto da 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici dai contribuenti negli Stati Uniti, in Germania e in altri paesi, le tre società hanno guadagnato oltre 26 miliardi di dollari di entrate nella prima metà del l’anno, almeno due terzi come puro profitto nel caso di Moderna e BioNTech”, 

Le tre società, sempre secondo il documento, starebbero valutando i vaccini ben 41 miliardi di dollari al di sopra del costo di produzione stimato. Alla luce di ciò, è quanto mai fondamentale che l’Unione europea – o, nel caso non riuscisse Bruxelles, i singoli governi – iniziasse seriamente a tutelare prima la salute dei cittadini, poi gli interessi delle grandi aziende farmaceutiche. Ad esempio, nessun Paese dovrebbe ritrovarsi a prender parte a un gioco al rialzo in un momento delicatissimo. È già successo, e la speranza è che non si ripeta più.

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