oltre il demenziale……

Vittorio Feltri demolisce Michela Murgia: “matria”, asterisco e carattere neutro? “Dizionario nel Gulag”

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Vittorio Feltri 12 luglio 2021

Ultimamente va di gran moda riscrivere le regole della grammatica e la logica ad esse sottese. Una scrittrice, la sarda Michela Murgia, che non ha mai fatto mistero di subordinare la sua attività letteraria alla militanza politica, ha capito che il filone rende in termini di notorietà, motivo per il quale è ormai scatenata. Ogni settimana mette in discussione uno o due pilastri della lingua italiana, in attesa, consapevole o inconsapevole, di veder crollare l’intero edificio. Questo sarebbe il risultato nel caso le proposte della Murgia ottenessero un esito positivo. La Murgia crede che la lingua sia sessista e patriarcale. Vale a dire che il vocabolario rifletta la secolare sottomissione della donna. Bisogna dunque rimediare e risarcire la parte rosa del mondo. Come? All’inizio Murgia pensò di intervenire direttamente sul dizionario. Basta dire “patria”, è pura discriminazione. Meglio “matria”. E pazienza se sono secoli, anzi millenni, che si dice “la madre patria”, la Murgia non ha tempo di curarsi di dettagli minimi come l’uso comune nel corso del tempo. “Matria” comunque non riuscì a sfondare, stranamente. Il vaso di Pandora delle cazzate però era stato scoperchiato una volta per tutte. Arrivarono quelli più intelligenti di tutti e proposero di introdurre l’asterisco per far capire che ci si rivolge alle donne e agli uomini ma senza presupporre umilianti gerarchie. Capito, car* amic*? Mentre Dante Alighieri, Pietro Bembo, Alessandro Manzoni sono stati lì a pensare tutta la vita per darci uno strumento per comunicare, e per creare letteratura comprensibile in tutto lo Stivale, questi sapientoni del politicamente corretto ne sparano a raffica, una al minuto.

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“E se uno viene pestato in strada?”. Ddl Zan, delirio-Murgia: chi dice “no” alla legge vuole nascondere le violenze

L’IDEA GENIALE
Siccome l’asterisco non sembrava bellissimo, hanno avuto l’idea di introdurre un nuovo carattere, chiamato Schwa (dall’antica radice indoeuropea) che si trascrive con una “e” rovesciata, in questo modo: “El “. Capito, car amich181 ?Comodo no? Bello da vedersi, no? Da pronunciarsi non saprei, del resto nessuno può giurare di conoscere la maniera corretta. Più ci penso, più mi rendo conto che l’Italia è un paese popolato da mostri di intelligenza come la Murgia, che ha trovato subito dei sostenitori. Ora rendetevi conto cosa accadrebbe se lo/la/l* Schwa venisse insegnato nelle scuole, come alcuni già auspicano. Sarebbe il caos più totale, la lingua sarà sessita ma è logica, per questo funziona. Gli studenti poi con capacità di apprendimento ridotta sarebbero abbandonati a se stessi. Questo delirio è figlio di un femminismo più attento alla forma che alla sostanza, ma forse è figlio solo di intellettuali che hanno capito come restare al centro dell’attenzione. Le pari opportunità erano sacrosante: tutti uguali alla partenza. Poi è arrivato il momento delle quote rosa, che già sembravano una forzatura e la negazione del femminismo stesso, visto che si chiedeva un numero di donne quasia prescindere dal merito. Quindi è arrivato il movimento #metoo con relativa caccia al presunto stupratore/molestatore, il tutto con denunce distanti anni e anni dai fatti incriminati. Infine si è pensato alla brillante riforma grammaticale. Il primo passo è stato il dibattito tragicomico su come andasse chiamata una donna al vertice di istituzioni o aziende: presidente, presidentessa o presidenta? Sindaco o sindaca? Avvocato, avvocatessa o avvocata? Un vero rebus dalla rilevanza pari a zero. Ma come diceva il mio amico Giorgio Gaber, “quando è moda, è moda”.

ALL’ESTERO
In altri Paesi che sono più “avanti” del nostro, tipo la Francia, sono stati costretti a promulgare una legge che impedisce di riempire di simboli le pagine dei documenti. Insomma, i parigini hanno già avuto la possibilità di sperimentare queste riforme ortografiche e hanno deciso di tornare indietro il più rapidamente possibile. La lingua serve a capirsi non a riparare storici torti. Si direbbe facile da intendere. Eppure… C’è perfino chi ha chiesto di essere identificato con il pronome della terza persona plurale: Essi o Loro. Queste persone si dichiarano non binarie dal punto di vista sessuale. Sono sia omo sia etero, dipende dalle giornate. Inoltre contengono moltitudini, non solo una semplice personalità. Non sono soltanto fluidi/e/*, ovvero bisessuali. Noi dobbiamo assecondare la loro volontà per non essere sessisti e oppressori. Ma così non si capisce più niente, direte voi, se cambi la funzione logica dei pronomi è finita. In effetti avete ragione ma il politicamente corretto ha fatto un salto di qualità. Un tempo si limitava a coniare eufemismi per cui un nano era diversamente alto o a vietare la parola “negro”. Oggi invece si spinge dentro alla testa di chi parla e scrive, come fanno tutte le dittature, per ottenere una resa totale e perfino convinta. E per entrare nella testa delle persone non c’è niente di meglio che impadronirsi della lingua con la quale pensiamo e ci esprimiamo. È un classico dei Paesi totalitari. 

SE LE PERIPATETICHE DEI MEDIA SEMPLICEMENTE IGNORASSERO LE IDIOZIE SPARATE A RAFFICA DA NULLITA’ COME QUELLA SOPRA IL PROBLEMA SAREBBE RISOLTO…MA …..

SONO PAGATE PER INSEGUIRE E PUBBLICIZZARE LE MINKIATE PIU’ ORRENDE !

MA…UN ARCHITETTO FEMMINA E’ UNA ARCHITETTA ?

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