siamo circondati !!!

Maria Giovanna Maglie, il dettaglio sfuggito a Beppe Grillo: “Conte incapace? Ineccepibile, ma ce lo hai messo tu”

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“Un incapace di cui non abbiamo bisogno. E chi lo segue un tossicodipendente”: Grillo disintegra Conte. “Ma sì al voto”: il redde rationem

29 giugno 2021

  • Il post con cui Beppe Grillo ha di fatto messo alla porta Giuseppe Conte ha creato parecchio caos, dentro e fuori dal Movimento 5 Stelle. A commentare le parole del garante è stata anche Maria Giovanna Maglie, che su Twitter ha scritto: “Caro Grillo, la descrizione di Giuseppi è ineccepibile, ma a quel posto quando già era dimostrato che non era capace e faceva giochetti di basso livello, quando era chiaro che si era montato la testa, ce lo hai messo e tenuto tu. Così, per non dimenticare”.

“Arrogante, non prendo ordini”. Maglie, fonti grilline: crisi di nervi per Grillo dopo l’affondo di Conte

Un pensiero, quello della giornalista, condiviso soprattutto dai renziani. Lo stesso leader di Italia Viva, infatti, poco dopo l’affondo di Grillo, ha twittato: “Tutto davvero molto bene e tutto secondo le previsioni”. Uguale Teresa Bellanova, che non capisce come il fondatore del Movimento possa dire che Conte sia privo di visione politica e capacità manageriali dopo averlo voluto come premier: “Hanno bloccato il Paese per mesi per tenerselo presidente del Consiglio. E dopo mesi, arrivano alle nostre stesse conclusioni. Senza parole”.

GIULLARI ,ANALFABETI, CEREBROLESI, CAPRE , GENTE SPROVVEDUTA, ARRIVISTI, VISCIDI , VENDUTI …

CI SONO TUTTI A MANGIARE COME DANNATI MENTRE DISTRUGGONO IL PAESE !!

BASTA STRONZATE !!!!

LE REGOLE CI SONO BASTEREBBE FARLE APPLICARE A TUTTI, CLANDESTINI COMPRESI EVITANDO INTERPRETAZIONI E DISCRIMINAZIONI – AD CAZZUM- DANDO PUNIZIONI CERTE E SEVERE !!

facciamo una supposta…..

supponiamo che i sondaggi siano veritieri…… sino a quando ci sarà un 18% dem ed un 16% grullo nonostante quello che hanno combinato…NON NE VERREMO MAI FUORI !!

Il partito di Giorgia Meloni ha infatti scavalcato la Lega di Matteo Salvini ed è diventato il primo per consenso in Italia: a Fdi viene attribuito il 20,7 per cento (+0,2 rispetto a sette giorni fa), mentre al Carroccio il 20,3 per cento (-0,3). Anche l’altro partito di centrodestra, Forza Italia, ha leggermente aumentato i consensi, salendo al 7 per cento (+0,2). Ovviamente va considerato che su questi sondaggi c’è un margine di errore abbastanza ampio, ma ciò non toglie che per questa settimana sia la Meloni davanti a tutti. Più staccate le forze di centrosinistra: il Pd di Enrico Letta è rilevato al 18,8 per cento, mentre il M5s nonostante il caos e le spaccature che lo caratterizzano è al 16,6 per cento, in crescita di 0,6 punti. Tra gli altri partiti spicca Azione di Carlo Calenda, che è dato al 3,9 per cento (+0,1). 

calcinculo e a lavorare in miniera !!!

I

Picchiati perché stranieri”. Ma la verità è un’altra

28 Giugno 2021 – 22:55

Bufera dopo l’intervento di domenica mattina a Milano in Ticinese. Su Instagram accusano gli agenti. Ma qualcosa non tornaGiuseppe De Lorenzo0

"Picchiati perché stranieri". Ma la verità è un'altra

Quante versioni può avere la cronaca? Tante. Anche se il fatto sarebbe di per sé oggettivo, alla fine ognuno racconta quel che vede. Un pezzo della storia. Una percezione. E la verità? Difficile da trovare, soprattutto ai tempi dei social. Lo dimostra plasticamente quella che fino a ieri era solo una normale notizia di cronaca locale e che oggi invece si sta trasformando in un caso (social) mediatico. E cioè l’atto di accusa di razzismo contro le forze di polizia italiane, manco fossimo negli Usa di Geroge Floyd.

Prima i fatti. Sono le cinque del mattino di domenica 27 giugno a Milano quando le pattuglie del Nucleo Radiomobile, della compagnia Milano Duomo e del III reggimento Lombardia convergono in forze in Piazza XXIV Maggio, di fronte all’ingresso del Mc Donald’s. Qualcuno ha segnalato una rissa e di questi tempi, con la movida fuori controllo, i nervi sono a fior di pelle. Gli agenti intervengono, trovano un gruppetto di ragazzi in larga parte di origine centroafricana “con atteggiamenti provocatori”, assembrati, intenti a consumare alcolici e ad “ascoltare musica ad alto volume”. In breve tempo la situazione precipita: nei video si vedono volare bottiglie di vetro, i carabinieri caricare il gruppetto, partono manganellate, grida, accuse e insulti. Il risultato è riportato nero su bianco in una nota dell’Arma: 12 persone identificate e multate per violazione delle norme anti-Covid, un italiano denunciato, uno arrestato e una ragazza del Burkina Faso ferita. Ma cosa è successo davvero

Già, perché sul parapiglia le versioni sono differenti. Discordanti. E per alcuni addirittura infamanti. Su Instagram è ormai virale (si dice così quando un video raggiunge 2,6 milioni di visualizzazioni) il resoconto realizzato da “Riphuda”, una ragazza riccia secondo cui è “inutile che l’Italia si dichiari innocente davanti alle accuse di abuso di potere da parte della polizia per ragioni di discriminazioni razziale”. Nei sette lunghi minuti di racconto, la giovane sostiene che tutto sia partito per colpa di un campanello di un monopattino e del vizietto delle divise a discriminare i neri. “Stavamo facendo colazione in circa 15 persone”, dice, quando da una volante di passaggio il poliziotto sarebbe saltato “giù dall’auto” e avrebbe “iniziato a urlare: ‘Se non la smetti ti arresto’”. Per un campanello. Sempre per lo stesso tintinnio sarebbero addirittura arrivate altre sei pattuglie e “due camion blindati”, uno spiegamento di forze come non se ne vedono neppure durante le manifestazioni dei blakc bloc. Possibile? Il resto si vede in alcuni video: i ragazzi si mettono a cantare e ballare con la musica ad alto volume (alle 5 del mattino, per la gioia dei residenti), “la polizia risponde spingendoci tutti” e così esplode il parapiglia. Accusa Riphuda: “Noi eravamo seduti ai tavoli pubblici di un Mc dopo aver pagato il cibo e siamo stati spinti via con la forza. Un ragazzo è stato buttato per terra, preso a calci e manganellate da quattro poliziotti. Una ragazza, sua sorella, si è avvicinata e si è beccata una manganellata dritta in testa che la avrebbe potuta ammazzare”. E ancora: gli agenti avrebbero “rincorso le persone e cercando di picchiare tutti”. Addirittura avrebbero osato “inseguire dei ragazzi” (poverini) che avevano “preso dai cassettoni della spazzatura delle bottiglie di vetro per potersi armare in qualche modo” (bontà loro). Infine avrebbero usato termini razzisti tipo “torna al tuo Paese”, “annientate questo negro” e via dicendo. Sintesi: “Il razzismo in Italia esiste”. Firmato: All Cops Are Bastard.

Sui social, ça va sans dire, è tutto un condividere il video e gridare all’orrore xenofobo delle divise. Ma non tutti hanno visto lo stesso film. Catia, ad esempio, nei commenti al filmato sottolinea come la grande accusatrice dei carabinieri abbia “dimenticato di raccontare tutta la parte iniziale, dove i tuoi amici violenti buttano a terra i miei che non stavano facendo nulla”. Marta B. aggiunge che “i video non fanno vedere che alle 4.30 c’è stata una rissa che ha compreso circa 50 persone che si sono riversate in strada picchiandosi”. Compresi i 15 protagonisti di questa storia. Solo a quel punto “sono intervenuti i militari” e dopo una ventina di minuti i carabinieri. Insomma: un racconto “non veritiero”, quello di Riphuda, a cui “mancano dei pezzi”.

Abbiamo provato a contattare Marta B. e siamo in attesa di una risposta. Ma se 2,6 milioni di persone hanno dato credito al racconto di Riphuda, perché non dovremmo credere a lei che sostiene di lavorare nel Mc Donald’s teatro della battaglia? “Anche i ragazzi si sono messi a insultare i poliziotti”, racconta, e soprattutto i militari “non si sono aizzati per un campanello”. “Io stavo lavorando e non potevo uscire dal locale per via di questi 15 ragazzi che cantavano, urlavano e rompevano cose ancora prima che la polizia intervenisse”. Ecco allora l’altra versione dei fatti. Verso le 4.35 ci sarebbe stata la rissa, il locale sarebbe stato chiuso alle 4.45 e “noi colleghi siamo rimasti dentro fino alle 5.30”. Insomma: il problema di ordine pubblico c’era eccome, altro che “un cazzo di campanello”. Non solo: il gruppetto avrebbe “messo musica e ballettato” davanti agli agenti, avrebbe “cantato a squarciagola” in modo denigratorio e “istigato i carabinieri dicendo ‘se vuoi arrestami pezzo di merda”. Senza contare – e questo si vede chiaramente anche dalle immagini – che alcuni dei giovani hanno “preso delle bottiglie di vetro da dentro i cassonetti e le hanno tirate addosso” alle divise.

Una fonte del Giornale.it aggiunge altri particolari: “Gli insulti sono sempre gli stessi – dice la fonte – ci urlano addosso ‘sbirri di merda’, ‘bastardi’, ‘figli di puttana’, ‘fascisti’”. Dal punto di vista degli “sbirri” la trama appare semplice: dopo il lancio di bottiglie, “sampietrini e massi” è seguita una normale “carica di alleggerimento”. Niente di strano: si chiama ordine pubblico. Resta però quell’accusa di razzismo da 2,5 milioni di visualizzazioni. “Ormai il problema siamo diventati noi e non i criminali o i facinorosi – lamenta Ilario Castello, segretario provinciale del Nuovo sindacato Carabinieri – Prendersela con noi è la moda del momento. E la politica si dimentica di metterci nelle condizioni di lavorare: servono un protocollo operativo e regole chiare di ingaggio”. Anche perché poi il rischio è sempre lo stesso: gli agenti rischiano la vita in strada, cercano di tutelare l’ordine, si beccano bottigliate in testa. E poi li accusano pure di razzismo.

SONO MANTENUTI E NON HANNO NULLA DA FARE… ECCO PERCHE’ STANNO IN GIRO TUTTA NOTTE A FAR CASINO !

UN PAESE CHE LASCIA INSULTARE SISTEMATICAMENTE I SUOI DIPENDENTI DA CHI NON RISPETTA LE LEGGI FA SCHIFO !

UN PAESE CHE DISCRIMINA LASCIANDO FARE QUEL CHE VOGLIONO AI CLANDESTINI MA E’ INFLESSIBILE CON I PROPRI COMPATRIOTI…FA VOMITO !!

orbene….

AVETE CREDUTO ALLE DABBENAGGINI DEL GIULLARE CHE HA INCANTATO MEZZO PAESE……

AVETE PROVATO COSA SIGNIFICA GETTARE IL PAESE NELLE MANI DI ANALFABETI CEREBROLESI……

ERRARE E’ UMANO MA ORA…… SIETE PROPRIO……..

prima di fare gli accoglioni studiate ed informatevi..beoti !


“La donna non ha valore”: tutte le pratiche illegali legate all’islamismo

27 Giugno 2021 – 20:03

Non solo Saman Abbas: le donne sottoposte a pratiche illegali. L’antropologo della violenza: “Una cultura convinta che la donna non abbia valore”Francesca Bernasconi Rosa Scognamiglio0

Saman Abbas, Sana Cheema, Hina Saleem. Tutte donne, di origini pakistane, che vivevano in famiglie dove i valori culturali erano ben radicati, ma che avevano deciso di dire no ad alcune imposizioni.

Saman è scomparsa e probabilmente uccisa lo scorso 30 aprile da Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Sana è stata strangolata nel 2018 e Hina uccisa dal padre e alcuni parenti nel 2006. Tutte e tre rifiutavano le nozze combinate dalla famiglia. Non solo. Adnkronos ricorda che nel 2017 a Bologna la madre di una 14enne originaria del Bangladesh le aveva rasato la testa perché non voleva portare il velo, mentre qualche anno prima, un pakistano aveva massacrato la moglie con una pietra, perché la donna aveva difeso la figlia, che non voleva sposare l’uomo scelto per lei dal padre.

Dal matrimonio combinato e l’obbligo di portare il velo, fino all’infibulazione e lo sfregio con l’acido. Sono i crimini legati all’Islam, che in alcune culture vengono riservati alle donne: “Questa tipologia di condotte violente e illegali spesso non hanno una matrice religiosa bensì culturale – spiega IlGiornale.it Simone Borile, antropologo della violenza, criminologo e direttore del Campus Ciels di Padova, Brescia e Roma – Sono processi culturali che si sono adattati nel tempo, consolidati e spesso evoluti in modo distorto”.

L’obbligo del velo

“Giù le mani dal mio velo”, recita il recente slogan di protesta lanciato dalle donne musulmane contro una proposta del senato francese che impone il divieto di indossare l’hijab (uno dei tradizionali copricapi islamici) per le ragazze di età inferiore ai 18 anni, nei luoghi pubblici. Promotrice della contestazione, trasformatasi in una sorta di crociata social, è stata la modella somalo-norvegese Rawdah Mohamed, che su Instagram ha detto di voler combattere “stereotipi profondamente radicati contro le donne musulmane”. Una causa indubbiamente lodevole ma che, per certo, non riflette la totalità della condizione vessatoria a cui sono costrette centinaia di donne tra Afaghistan, Iran e Pakistan. E per avere piena contezza del fenomeno, non occorre fare un balzo indietro nei secoli.

Lo scorso marzo il primo ministro pakistano Imran Khan ha dichiarato che l’incremento dei casi di abusi sessuali è il risultato di una “crescente oscenità” condannando la svolta “libertina” delle donne. Intervenuto in diretta in una trasmissione sulla rete nazionale pakistana – riferisce un articolo della Bbc – Khan ha suggerito alle proprie connazionali di indossare il velo. “Se la nostra religione impone di indossare il velo, c’è un motivo. E il motivo è salvaguardare la famiglia e proteggere la società. Non tutti hanno forza di volontà per non cedere alle tentazioni”, ha affermato il leader di Movimento per la Giustizia del Pakistan.

“Molte culture prevedono che il ruolo sociale della donna sia subordinato al potere e al dominio dell’uomo su di essa – spiega l’antropologo Simone Borile – Trattandosi quindi di una proprietà esclusiva all’interno di contesti culturali fortemente patriarcalizzati in cui socialmente, culturalmente e giuridicamente la posizione della donna è fortemente compromessa, l’obbligo del velo sancisce l’esclusiva proprietà del marito su quel corpo e soprattutto la obbliga a una condizione oscurantista e invisibile all’interno della società”.

Da simbolo di ossequio e devozione nei confronti del profeta Maometto a contrassegno della condizione di subalternità della donna nei confronti dell’uomo. “Il velo rappresenta un ossequio al profeta Maometto – continua l’esperto – la donna che lo indossa è portatrice di valori di rispetto e dedizione nei confronti della tradizione islamica. Un sacrificio che ricompenserà in futuro. Non portarlo significa violare codici culturali e comportamentali. In tal caso l’uomo potrà essere legittimato a esercitare forme correttive e violente sulla donna che decida di non indossarlo”.

“Un sacrificio che ricompenserà in futuro”: posto che ve ne sia uno. L’11 agosto del 2006 Hina Saleem, una ragazza di origini pakistane residente a Zanano di Sarezzo nel Bresciano, è stata uccisa dai suoi parenti “perché rifiutava di indossare il velo”. Lo stesso drammatico destino che potrebbe aver travolto Saman Abbas, colpevole senza peccato di aver inseguito la libertà.“Senza velo”: le ultime immagini di Saman viva

Il matrimonio combinato

“Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da 1 a 5 anni”. Recita così la legge introdotta in Italia nel 2019 e denominata Codice Rosso, che specifica l’illegalità dei matrimoni forzati. L’intervento legislativo, spiega il Ministero dell’Interno in un recente rapporto, si è reso necessario per “scongiurare pratiche che, sebbene apparentemente anacronistiche, hanno invece dimostrato di avere una certa diffusione. Per questo il legislatore ha voluto creare una tutela particolarmente rafforzata in favore dei soggetti vulnerabili coinvolti”. In Italia, i dati del Ministero dell’Interno, indicano 32 procedimenti aperti per il reato di costrizione o induzione al matrimonio tra il 1° agosto 2010 e il 31 luglio 2020. Tra questi solamente in 3 casi è stata esercitata l’azione penale. Ma la costrizione alle nozze è un fenomeno diffuso in tutto il mondo e riguarda spesso anche spose bambine. Secondo il rapporto stilato nel 2020 dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), sarebbero 33mila i matrimoni precoci celebrati ogni giorno nel mondo e sono 650 milioni le donne e le ragazze obbligate a sposarsi da bambine. “Di tutte le pratiche dannose che Unfpa si impegna a far cessare – si legge nel rapporto -il matrimonio precoce è la più diffusa, ogni anno mette a rischio i diritti e il futuro di 12 milioni di bambine e ragazze”.

“Purtroppo è un retaggio di una cultura patriarcale fortemente diffusa – ha spiegato Simone Borile – È impensabile che una donna possa sottrarsi al volere delle famiglia poiché, in queste culture, essa non gode né di diritti né di autonomia decisionale”. Le ragazze quindi non possono scegliere in autonomia chi sposare, ma devono sottostare alle decisioni della famiglia. Non solo: “Combinare un matrimonio in giovane età produce conseguenze psico–sociali e fisiche drammatiche sulla bambina: abbandono dagli affetti famigliari, interruzione del percorso scolastico, gravidanze plurime e precoci, percosse e violenze intrafamiliari. La giovane donna non può sottrarsi né al volere del padre né a quello di suo marito”. Negli ultimi anni sono diverse le storie di ragazze che hanno rifiutato di sposare gli uomini scelti per loro dalla famiglia. Le conseguenze in questi casi, spiega l’esperto, “sarebbero drammatiche”. Le ragazze possono venire lapidate. La lapidazione è infatti una delle punizioni per chi va contro i valori imposti dalla famiglia: “Nel nostro Corano c’è scritto che se una smette di essere musulmano, deve essere sepolta viva con la testa fuori dalla terra e poi uccisa con lancio di sassi contro la testa”, ha rivelato il fratello di Saman Abbas. Ma non ci sono solo nozze forzate e obbligo di portare il velo tra le imposizioni di alcune famiglie: “Matrimoni combinati in giovane età e infibulazioni sono di sicuro le pratiche più frequenti e in Italia sono considerate condotte penalmente rilevabili”, ha specificato Borile.Le “Saman” d’Italia sono più di duemila l’anno. Le nozze combinate business gestito da donne

L’infibulazione

“Nel solo 2020 sono ancora 4,1 milioni le donne e le bambine che rischiano” di subire le mutilazioni genitali (MGF). A rivelarlo è il rapporto di Unfpa, che affronta le pratiche dannose che “rappresentano una violazione dei diritti umani” e che sono diffuse in tutto il mondo. I dati del report rivelano che sono “circa 200 milioni” le donne e le ragazze che sono state sottoposte a forme di mutilazione genitale. Tra queste c’è l’infibulazione. “È una pratica ritualistica che prevede l’asportazione totale o parziale dell’organo genitale femminile”, prosegue Simone Borile. Ma perché si ricorre a questa pratica? “Per alcune culture – aggiunge l’esperto – diventa un obbligo per le giovani bambine sottoporsi a tali sofferenze poiché è diffusa la credenza che il corpo della donna sia imperfetto e che l’infibulazione rappresenti un passaggio obbligatorio per abbellire, perfezionare il corpo femminile. Una modificazione corporea necessaria per favorire poi una integrazione all’interno della comunità contraendo matrimonio e onorando il nucleo familiare”. L’idea di base di alcune culture, spiega l’esperto, è che “donna non si nasce, ma si diventa attraverso l’infibulazione”. Borile, inoltre, spiega che secondo alcune credenze locali che supportano la pratica di asportazione del clitoride, “se un bambino dovesse nascere toccando il clitoride con la testa, sarà destinato a una morte veloce per decapitazione”, mentre altre “ritengono che se il pene maschile dovesse entrare in contatto con il clitoride della donna, questo potrebbe provocare all’infertilità”. Alcune culture inoltre, specifica ancora l’antropologo, “conservano e attuano le proprie pratiche attestando in tal modo l’onore e l’appartenenza alla cultura di origine. Rappresenta un rituale irrinunciabile e obbligato”.Stranieri giustificano l’orrore: “Mutilate così non fan sesso”

Le mutazioni genitali femminili possono portare a danni fisici e psicologici importanti. Tra queste, spiega il rapporto Unfpa, ci sono “rapporti sessuali dolorosi, infezioni, cisti e sterilità”, oltre al maggiore rischio di contrarre Hiv e di avere complicazioni durante il parto. “Inoltre – si legge nel testo – possono portare a depressione, incubi ricorrenti, attacchi di panico e stress post-traumatico”. L’infibulazione, così come altre pratiche, è “illegale, quindi realizzata clandestinamente”. Per questo motivo, continua Borile, “vi è un numero oscuro elevatissimo e determinarne le statistiche è assai complesso”. In molti casi, spiega l’esperto, queste pratiche “sono di natura violenta (la memoria del dolore è fondamentale nei riti di passaggio e di inclusione) e prevedono una modificazione corporea”. Si tratta, anche in questo caso, di atti illegali: “Il nostro codice penale sanziona chiaramente chiunque arrechi danno fisico e leda l’integrità fisica ad altro soggetto”.

Lo sfregio con l’acido

Mutilate, abusate, vessate: sfregiate con l’acido. Sono migliaia, e forse anche di più, le donne islamiche che ogni giorno sono vittime di quello che viene definito “vitriolage” (letteralmente “trattamento con vetriolo”). Una pratica ancestrale, ampiamente diffusa nelle regioni islamiche del Medio Oriente, che attenta non solo al corpo femminile, deturpando in modo irreversibile il volto e gli arti, ma che strazia l’anima nel profondo.

Secondo una statistica diffusa dall’associazione Acid Sourvivor Foundation (Asf), tra il 2007 e il 2018 in Pakistan ben 1485 donne sono state aggredite con sostanze corrosive. Nel 2020, anno dell’ultima rilevazione, sono stati registrati 80 casi di attacchi con l’acido, circa il 50% in più rispetto a quello precedente. La pena per questo genere di reato, introdotta soltanto nel 2011, prevede dai 14 ai 30 anni reclusione oltre a una multa di 1 milione di rupie. Ciononostante questo scempio aberrante continua a perpetuarsi.

“Bisogna centrare il punto – spiega l’antropologo – Chi e cosa rappresenta la donna in queste culture? Arrivare a compromettere irrimediabilmente l’immagine e il corpo di una donna, provocandone indicibili sofferenze perpetue, è segno di una cultura convinta che la donna non abbia valore e qualsiasi sofferenze le venga inflitta sia giustificata e legittimata. Pensiamo alla pratica del ‘breast ironing’ molto diffusa nella regioni centrali e occidentali dell’Africa. Giovani adolescenti vengono sottoposte alla tradizione dell’appiattimento al seno attraverso bracieri ardenti, lame incandescenti e pietre roventi nella convinzione che questa pratica rallenti la crescita del seno, conservando in tal modo l’immagine della donna come figura prepuberale, lontana da attenzioni e facili adescamenti, che potrebbero condurre a matrimoni precoci, gravidanze indesiderate, interruzione degli studi e disonore alla famiglia”.

A marzo del 2012 Fakhra Younas, una danzatrice pakistana residente a Roma, si è tolta la vita dopo che il marito l’aveva sfregiata con l’acido nel 2002. “Sfregiare una donna con l’acido sottintende una precisa volontà distruttiva e diffamatoria – conclude l’esperto – Significa segnare un marchio visibile e indelebile di vergogna sul volto e comprometterne la sua futura esistenza sociale per sempre”.

eh….

difficile, moooooolto difficile stabilire quale dei due sia peggio….

Beppe Grillo, il retroscena: “Furibondo con Giuseppe Conte, ha preso il trolley e se ne è andato”

ecco….

M’INTERESSA UN DIMAIO DEL CALCIO

MA PLAUDO ALLA NAZIONALE CHE NON HA DATO RETTA AI COGLIONAZZI SINISTRI CHE LI VOLEVANO “INGINOCCHIATI !!

qs l’accoglienza degli schifosi sinistri:

Immigrazione, sbarchi a raffica ma i centri sono vuoti? I conti non tornano, un terribile sospetto: che fine fanno i migranti

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“Ci rivediamo in autunno”. Immigrazione, farsa e sfregio dell’Europa: la bozza, aiuti all’Italia solo a invasione compiuta

Azzurra Barbuto 25 giugno 2021

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Iconti non tornano. Nonostante dal primo gennaio al 24 giugno di quest’anno abbiamo accolto 19.360 migranti, il numero degli extracomunitari ospiti all’interno delle strutture di accoglienza sparse sul territorio non soltanto non è aumentato, ma è addirittura diminuito, quantunque di poco. Proviamo a fare insieme un ragionamento oltre che un calcolo: al 15 gennaio il totale degli immigrati in accoglienza era di 79.917, al 15 febbraio di 80.131, al 15 aprile la quota di ospiti era scesa a 76.305, anche se a tale data erano già approdati sulle nostre coste 8.505 sedicenti profughi. Sorprendente quello che avviene il mese seguente: da un lato assistiamo all’aumento esponenziale degli arrivi, al 15 maggio 13.132; dall’altro alla costante diminuzione dei forestieri in regime di accoglienza, al 15 maggio 75.986. Ebbene, al 15 giugno, pur avendo incamerato 17.698 extracomunitari dal primo gennaio, abbiamo nei centri 76.744 ospiti, ovvero 3.173 in meno rispetto all’inizio dell’anno.

Video su questo argomento

Immigrato fuori controllo salta su un’auto e la sfascia a mazzate, terrore in centro a Firenze | Video

Come si spiega questo fenomeno bizzarro? Semplice! I migranti vengono sbattuti sulla strada per fare spazio ai nuovi pervenuti. E, leggendo questi dati, non possiamo che concludere che in questi mesi si sono riversati sul marciapiede migliaia e migliaia di migranti, circa 14 mila. Del resto, espulsioni in massa non sono state registrate. Né si può presumere che 14 mila individui abbiano trovato lavoro e casa, per di più in una fase di stagnazione economica. Le nostre capacità di assorbire i continui sbarchi sono limitate: se i quasi 20 mila neo-arrivati si fossero sommati agli 80 mila già in accoglienza a gennaio, avremmo avuto 100 mila persone nostre ospiti sul suolo italiano. È un sistema folle, disumano e ipocrita. Folle perché si ritiene di potere seguitare a recepire chiunque, centinaia di individui al dì, senza paletti, senza regole, senza freni; disumano perché gli ospiti nelle strutture sono considerati alla stregua di merce che reca un profitto, quando alla porta bussano quelli nuovi, quelli vecchi vengono sbattuti fuori; ipocrita poiché chi difende l’accoglienza tira in ballo i diritti umani, le libertà, il dovere di offrire asilo, di tendere la mano a chi fugge da guerre e fame, ma in verità stiamo spalancando le braccia soprattutto a migranti economici senza diritto di asilo o di protezione umanitaria, migranti inoltre del cui destino buonisti e progressisti se ne infischiano.

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