viscido e subdolo:

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Di Maio garantista? Falsa conversione

30 Maggio 2021 – 17:00

La situazione è ridicola, ma non seria. Il leader del partito che ha raccolto un terzo dei seggi in Parlamento, Luigi Di Maio, urlando contro la Casta e agitando le manette, ha fatto, come sapete, marcia indietro.Nicola Porro0

La situazione è ridicola, ma non seria. Il leader del partito che ha raccolto un terzo dei seggi in Parlamento, Luigi Di Maio, urlando contro la Casta e agitando le manette, ha fatto, come sapete, marcia indietro. Scusandosi con un ex sindaco, quello di Lodi, ben cucinato sulla graticola del giustizialismo grillino (e leghista), e poi assolto.
La situazione non è ridicola per le dichiarazioni di Di Maio, ma per il fatto che gli si creda. Oggi come ieri i commentatori parlano di conversione del leader a Cinque Stelle, si compiacciono della sua statura istituzionale. Sono tutte balle. Semplicemente a Di Maio il giustizialismo come posa assoluta non conviene più.
Per meglio accomodarsi sui velluti del Palazzo il partito di Di Maio è disponibile a tutto: governa con colui che credevano l’orco delle privatizzazioni e dell’euro, cioè Mario Draghi, e financo con Forza Italia. Oggi se qualcuno avesse non dico memoria lunga, ma gusto per la cronaca, si renderebbe conto che Di Maio e il suo partito (dodici suoi colleghi, compreso l’ex premier Conte) soltanto pochi giorni fa hanno fatto il diavolo a quattro, ben poco garantista, contro l’attuale sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon, chiedendone di fatto le dimissioni su un pettegolezzo. Contro i leghisti una spruzzata di manette è utile.

Di Maio è diventato improvvisamente garantista. È peggio chi ci crede, rispetto a chi ci prova. Di Maio e il suo movimento sono come una ricerca su Google: basta fare una domanda e il motore di ricerca risponde ciò che si vuole. Vincono per la prima volta un grande comune, agitando lo spettro del termovalorizzatore, e finiscono per difendere il piano di alta velocità e accorciamento delle verifiche ambientali del Recovery. Conquistano le città (vero sindaco Raggi?) contro i grandi eventi: e oggi si porterebbero a casa anche la fiera internazionale del tulipano. Il partito più sessista e misogino dell’arco parlamentare (vedere video del loro elevato Grillo) vota con il Pd la seguente favolosa semplificazione: le aziende che beccano appalti pubblici devono dimostrare di avere almeno tot donne assunte. Dopo il certificato antimafia, dopo il Durc, arriva il certificato di genere. E le chiamano semplificazioni.
Basta una letterina di Di Maio per credere ad una sua conversione garantista e immediatamente pensare che abbia contagiato i suoi simili. Soltanto un cretino non cambia mai idea. Ma soltanto un cretino può credere a Di Maio garantista, dopo che una settimana prima aveva gettato benzina sul fuoco del caso Durigon. Andate sul sito del Giornale.it e digitate: grillini e Durigon. E poi guardate la data: altro che garantisti.

capacità dem insuperabili:

ESSERE SEMPRE AL GOVERNO PUR PERDENDO CONTINUAMENTE CONSENSI ,

SISTEMARE AMICI DI MERENDE IN OGNI POSTO CHE CONTA,

AMMAESTRARE LA GIUSTIZIA IN MODO DA FAR “PERDERE” OGNI TRACCIA DEI LORO MISFATTI,

DIRE E FARE IL CONTRARIO SENZA PUDORE,

SISTEMARE MINISTRI ASSURDI il clou tale fedeli

,RINNEGARE CON DISINVOLTURA QUALSIASI PROMESSA ELETTORALE,

ORA SONO IL TERZO QUASI QUARTO PARTITO :INVIDIOSI DI LEU VOGLIONO RIDURSI AL CONSENSO AD UNA CIFRA ??

i 3 fatali errori di Draghi:

lamorgese speranza dimaio

costretto a tenerli per svariati motivi il trio continuerà nella sua opera di disfacimento trascinando anche il povero Draghi che moralmente & culturalmente è 10 metri sopra tutti loro !!

non è pentito…semplicemente non è in grado d’intendere e volere

Luigi Di Maio

Filippo Facci 29 maggio 2021

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D’accordo che questo è un Paese cattolico, e che bastano tre Ave Maria per considerarsi ravveduti: ma non è che, allora, puoi dare l’assoluzione a Erode se d’un tratto si mette a gridare «save the children»; ergo, rispettando le proporzioni, non è che puoi darla al capo grillino Luigi Di Maio se d’un tratto manda una letterina al Foglio (ieri) e dice «Mai più gogna, chiedo scusa», questo a margine dell’assoluzione di Simone Uggetti, l’ex sindaco di Lodi. Allo stesso modo, non è che noi ora possiamo elencare tutte le volte che i grillini hanno preteso la gogna d’istinto (non per opinione: per riflesso) quando poi i fatti giudiziari li hanno clamorosamente smentiti, posto che la gogna andrebbe rifiutata in qualsiasi caso. Cioè: ieri è arrivato bello bello Luigi Di Maio che a margine della sua frenetica attività alla Farnesina (è praticamente disoccupato) ha letto l’impressionante sfogo dell’assolto Simone Uggetti – una vita politica e personale distrutta per niente – e si è ricordato di quando i grilli scesero in piazza a chiederne le dimissioni, non da soli, e quanto lui, Di Maio, contribuì «a esacerbare il clima»; quindi ha rammentato i sit-in, la «campagna social molto dura a cui si aggiunse il presidio in piazza», gli «attacchi che proseguirono per settimane e si allargarono al governo centrale», insomma il modus comportamentale classico del cane pavloviano-grillino quando si accende la lampadina delle manette.

“Stamattina abbiamo trovato questa roba”. Toninelli messo alla gogna dalla Merlino: lo schifo del grillino | Video

Insomma, altro che ave marie e letterina al Foglio: non è definibile la sua faccia che, a questo punto della nostra e sua storia, se ne esca soave con un «vorrei aprire una riflessione che credo sia opportuno che anche la forza politica di cui faccio parte affronti quanto prima» (vabbeh, farà dei disegni) inteso come dibattito su «l’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale». Ma certo. Non possiamo negare il dibattuto, chessò, a una iena che voglia discutere di denti, unghie e cadaveri, non potremmo negarlo a Marco Travaglio che domattina se ne uscisse con una critica sull’uso distorto delle manette negli ultimi quarant’ anni, e magari su una riabilitazione di Craxi, Berlusconi e Luciano Moggi. Ma a Travaglio non accadrà. Avrà pure un decoro. E invece Di Maio no, tocca apprendere da lui che ci sono «assoluzioni di cui non c’è traccia quasi da nessuna parte» e che «esiste il diritto delle persone di vedere rispettata la propria dignità fino a sentenza definitiva e anche successivamente»: possibilmente in questa vita, visto che l’abolizione grillina della prescrizione allunga i tempi sino all’aldilà. Di Maio «pensa ancora al caso Tempa Rossa che coinvolse Federica Guidi», ci pensa e basta, noi invece ricordiamo che nel marzo 2016 il caso occupò per giorni le prime pagine dei giornali e portò alle dimissioni dell’ex ministra dello Sviluppo economico: poi, nel gennaio successivo, fu chiesta l’archiviazione, ma quanti lo sanno? Il Corriere riportò la notizia a pagina 11, Il Fatto Quotidiano a pagina 9, i 5Stelle (anche qui: non da soli) avevano chiesto le dimissioni per lei e anche per la collega alle Riforme, Maria Elena Boschi, citata in una intercettazione agli atti della procura di Potenza in cui il ministro Guidi parlava col fidanzato. Di Maio, pure, «pensa al caso Eni» (tutti i 15 imputati, comprese Eni e Shell, assolti «perché il fatto non sussiste» e quindi dovrebbe pensare anche a quando Alessandro Di Battista e Carlo Sibilia chiesero le dimissioni dell’amministratore Claudio De Scalzi e il commissariamento dell’azienda, anche perché, disse Di Battista, «noi avevamo studiato le carte e denunciato tutto in Parlamento»: e la notizia era questa, che avevano studiato.

da processare per alto tradimento !!


Lamorgese incontra le Ong e scoppia la bufera

28 Maggio 2021 – 22:25

Perfetta sintonia tra le richieste dei rappresentanti delle principali Ong impegnate a fare la spola tra Africa ed Italia ed il ministro dell’InternoFederico Garau0

Lamorgese vede le Ong e scoppia la bufera

Le Ong tornano a bussare alla porta del ministero dell’Interno: ad accoglierle, pronta a discutere per venire incontro a tutte le loro necessità, il ministro Luciana Lamorgese.

Presenti, come riferito da LaPresse, i rappresentanti di Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea-Watch e Sos Mediterranee, i quali dichiaratamente “prendono atto dell’apertura al dialogo offerta dalla ministra, ribadendo allo stesso tempo come il soccorso in mare non possa essere mai negoziabile”.

Nessuna trattativa, quindi, bisogna partire dal presupposto che l’attività di traghettamento delle Ong deve proseguire senza alcun ostacolo, non è contemplata possibilità di metterla in discussione. “Le discussioni sulle politiche migratorie non possono diventare un impedimento al soccorso in mare, obbligo giuridico oltre che morale”, spiegano gli ospiti di Lamorgese. “Se è vero che i cosiddetti ‘Stati di primo approdo’ come l’Italia, devono poter contare sulla solidarietà degli altri membri della Ue, l’emergenza in mare non si ferma e anzi diventa ogni giorno più letale. Le Ong chiedono all’Italia e all’Europa”, si legge in una nota ufficiale, “di istituire un efficace sistema di ricerca e soccorso che abbia come scopo primario quello di salvaguardare la vita umana nel Mediterraneo”.

Basta opporsi a quella che viene definita come attività di salvataggio, bisogna superare il “clima ostile al soccorso civile”. Delle vittime prese di mira da certa parte della politica e dell’opinione pubblica, quindi, che chiedono di cessare ogni attività che possa impedire o rallentare il lavoro di spola dall’Africa all’Italia:”Abbiamo chiesto alla ministra di riconoscere il ruolo delle organizzazioni umanitarie, colpite dalla criminalizzazione, liberando le nostre navi ancora sotto fermo”, hanno dichiarato ancora i rappresentanti delle Ong. Particolarmente criticato l’accordo con la Libia: “Bloccare le partenze, a scapito della tutela dei diritti umani e delle continue morti in mare, non potrà mai essere la soluzione”. Quindi le organizzazioni si fanno da oggi anche consigliere di politica Estera:”Questa forma di supporto e finanziamento va interrotta il prima possibile. Vanno trovate soluzioni di medio-lungo periodo per costruire canali sicuri di accesso regolare verso l’Europa”, prosegue il comunicato.”Ma, nel frattempo, non si può continuare a lasciare che le persone muoiano in mare o vengano riportate in un Paese dove sono costrette a subire abusi di ogni genere”.

Le Ong hanno dunque messo all’angolo il ministro dell’Interno, sollecitandola “ad assumersi un ruolo di effettivo coordinamento con gli altri ministeri coinvolti, in particolare con il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, per quanto riguarda i fermi amministrativi e con il ministero della Salute per i protocolli Covid e la gestione delle quarantene”.Torna la cuccagna migranti: Lamorgese dà più soldi alle coop  

IMPORTA LA FECCIA DELL’AFRICA – NON PROFUGHI– PAGANDO COL DENARO DEI CONTRIBUENTI PER MANTENERLI IN ALBERGO ED ACCORDANDOSI COI NEGRIERI CHE LUCRANO E VIVONO CON LA TRATTA…..

MAI S’ERA VISTO MINISTRO ITALIANO COSI’ XXXXXXX !

scientifica dimostrazione che i grulli sono cerebrolesi:

I grillini spingono Conte al Colle

27 Maggio 2021 – 22:51

Una parte del M5S starebbe pensando di candidare Giuseppe Conte alla presidenza della Repubblica perché “sarebbe il modo per salvarci dalla sua lentezza…”. Ma dentro il Movimento c’è chi boccia l’idea come “fantapolitica”Francesco Curridori0

PIU’ CHE FANTAPOLITICA SEMBRAMI FANTACAZZATA !!

TANTO VALE CANDIDARE IL MAGO OTELMA !!!!

meglio la peste di qs fintagiustizia….

Napoli, la sentenza è già scritta: tra le carte, la scoperta del legale prima del verdetto

Esplora:

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“Ecco perché noi Radicali stiamo con Salvini”, parla Maurizio Turco, “E ora cambiamo la giustizia”

Tira un pugno in faccia alla moglie ma resta al suo posto: magistratura allo sbando, altro scandalo al Csm

Claudia Osmetti 26 maggio 2021

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È rimasto di stucco, l’avvocato Gerardo Rocco di Torrepadula, quando si è avvicinato al banco dei giudici della IV sezione penale della Corte d’appello di Napoli e ha trovato, quasi completamente redatta, la sentenza di un processo che non aveva nemmeno discusso. «È una situazione alienante», dice lui, col tono ancora sorpreso e il sorriso di chi proprio non se ne capacita: «Non avevo neanche aperto bocca ed era già tutto lì, deciso». Ci scherza su, ma mica tanto: ché il fatto è di quelli seri, tanto che ci si mettono di mezzo l’Anm e pure le Camere penali. Ma andiamo per gradi: mercoledì scorso Rocco di Torrepadula sta difendendo un imprenditore già condannato (in primo grado) per una faccenda di marchi contraffatti e cover dei telefonini. Non è proprio il processo dell’anno. A un certo punto si chiama una pausa, l’udienza viene sospesa perché il collegio è impegnato altrove e lui fa quel che farebbe un buon avvocato: si mette a sfogliare il fascicolo del suo assistito per vedere se gli è sfuggito qualcosa. «Chiedo al cancelliere di potermi avvicinare al banco e mi trovo», racconta, «cinque paginette redatte in bella copia, che vanno dall’intestazione “Repubblica Italiana” al “p.q.m.” finale, e che sono la sentenza già scritta. Che infligge, tra l’altro, cinque mesi di reclusione e 1.500 euro di multa. Insomma, mancano solo le firme».

Al 97% la farà franca. Magistrati impuniti, l'affondo di Sallusti: Galera? No, chi sbaglia fa carriera

“Al 97% la farà franca”. Magistrati impuniti, l’affondo di Sallusti: “Galera? No, chi sbaglia fa carriera”

Non ci crede, Rocco di Torrepadula e per essere sicuro di aver visto bene scatta una fotografia. Poi chiama le Camere penali partenopee di cui è socio e solleva la questione al collegio giudicante. Come è possibile? Siam sempre qui a lamentarci della giustizia ritardata e adesso salta fuori che certi magistrati son persino in anticipo? Il procuratore generale si affretta a dire che si tratta di appunti privati: della serie, quante storie per degli scarabocchi. Ma nel frattempo quei fogli stampati “spariscono” per ricomparire, su sollecitazione di parte, nella mani del giudice relatore. «”Il presidente del collegio è stato molto corretto», ammette l’avvocato, «e ha preteso di vedere il documento e di allegarlo alla verbalizzazione della seduta». Rocco di Torrepadula chiede una procura speciale al suo assistito che gli permette di ricusare il collegio, la decisione è fissata per il 18 giugno. Fine della storia?Neanche per sogno, perché oramai la frittata è fatta. La costola napoletana dell’Anm (l’associazione dei magistrati) s’indigna: tutto da dimostrare, dice in una nota, son solo appunti e poi erano «in un fascicoletto contenente carte private del giudice nel quale nessuno dovrebbe mettere la mani». L’avvocato sela prende: «Mi accusano di aver sbirciato o che altro? Sciocchezze. Ci sono gli allegati che lo dimostrano».

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“Mattarella l’ha detto, i giornaloni l’hanno nascosto”. Magistratura, l’affondo di Filippo Facci: perché le toghe vanno ribaltate

Sciopero in vista

E le Camere penali non ci stanno: minacciano un giorno di sciopero, chiedono chiarezza. Oggi è il giorno del confronto, a Napoli: è previsto per ora di pranzo un incontro a tre: «Se ci saranno prese di coscienza su quanto accaduto e verrà riconosciuta l’ingiusta accusa che è stata mossa al nostro collega, bene», specifica il presidente dei penalisti Marco Campora, «altrimenti siamo costretti ad andare avanti con la nostra protesta». È che si può capire tutto: i tribunali oberati e il tempo che non basta mai, però in un processo (che tira in ballo la libertà, e quindi la vita, delle persone) la forma vale quando la sostanza. Lo insegnano al primo anno di Giurisprudenza, quando insegnano pure che le sentenze si scrivono dopo il dibattimento, non prima. Invece il caso napoletano non è unico nel suo genere: l’anno scorso scoppiò un putiferio (con le Camere Penali che chiesero l’invio addirittura di ispettori ministeriali) a Venezia, quando un avvocato denunciò di aver ricevuto, via pec e tre giorni prima della discussione in aula, la sentenza relativa a un caso che stava trattando. Idem a Milano, qualche anno fa: una storia precisa identica a quella di Rocco di Torrepadula, con il legale che consulta il fascicolo del proprio assistito e scopre che sta per beccarsi una condanna a otto mesi per un borseggio. Certo, lor signori magistrati parlano sempre di “bozze” e “appunti”. Eppure a Napoli c’erano anche le motivazioni e per quelle, si sa, in genere si devono aspettare sessanta giorni.

non sono buonisti..sono BEOTI che quasi sempre lucrano sull’invasione:

L’armata rossa all’assalto di Draghi

26 Maggio 2021 – 22:25

Il commento del premier Mario Draghi scatena le reazioni dei buonisti, che tornano alla carica sul tema immigrazioneFederico Garau0

Toscani&Co, l'armata rossa all'assalto di Draghi

Radical chic di sinistra e buonisti di tutta Italia uniti alla carica del governo Draghi sul tema immigrazione: dalla richiesta di abolizione del patto con la Libia fino alla necessità impellente di spalancare le porte del nostro Paese per favorire l’incremento demografico, nelle ultime ore si è sentito davvero di tutto, anche se con poca fantasia rispetto al solito.

Toscani e l’immigrazione “necessaria”

Non poteva, ovviamente, mancare nella mischia il fotografo Oliviero Toscani, degno rappresentante della sinistra favorevole all’immigrazione indiscriminata. Partendo dalle immagini choc dei corpi senza vita di alcuni bambini sulle spiagge della Libia, che ieri il premier ha definito “inaccettabili”, Toscani così commenta all’AdnKronos:”Devo dire che, finalmente, sono fiero di fare il fotografo perché attraverso le immagini ci si rende conto di che cosa succeda al mondo. Quelle immagini sono inaccettabili o è la realtà ad esserlo? Draghi dovrebbe dire: è inaccettabile quello che sta succedendo, non le immagini. Non bisogna lamentarsi che le fotografie scioccano”, spiega il fotografo, dato che “sono la semplice documentazione di realtà che ci circondano”.

Dopo l’arringa iniziale, Toscani va al nocciolo della questione: l’unico modo per evitare queste immagini è spalancare le porte del Paese, senza se e senza ma. Dopotutto l’Italia ha pure bisogno di immigrazione, come a dire “una mano lava l’altra”, no? Da un lato risolviamo il problema dei migranti e dall’altra ci facciamo un grosso favore pure noi.”Adesso bisogna fare qualcosa. Il problema è la migrazione. Va risolto, non c’è niente da fare, è inarrestabile. Dobbiamo essere bravi a diventare un grande Paese, questa è la prova se ne siamo all’altezza”. Un grande Paese, quindi, per il fotografo, è un Paese che apre all’immigrazione indiscriminata. “L’Italia ha bisogno di immigrazione. Va organizzata come hanno fatto tutti i grandi Paesi. Come è nata l’America? E poi il 57% degli svizzeri è di origine migratoria”. Tutte frasi fatte già sentite più volte quando i radical chic di sinistra toccano il tema dei flussi migratori verso l’Italia: dobbiamo, secondo il fotografo, “cominciare a programmare il fenomeno. I migranti devono lavorare come dobbiamo lavorare tutti noi. Dobbiamo organizzare una società civile”.

Casarini: “Basta al patto con la Libia”

Il capo missione di Mediterranea Luca Casarini rilancia, prendendo ancora una volta di mira gli accordi tra il nostro Paese e la Libia. Il “la” viene fornito ancora una volta dalle parole del presidente del Consiglio.”Il Presidente Draghi ha definito ‘inaccettabili’ le immagini dei piccoli corpi senza vita sulla spiaggia di Zwara, in Libia. È esattamente così, inaccettabile. Ma allora il Presidente dovrebbe definire inaccettabile il sistema che provoca queste morti continue”. Ecco quindi che Casarini si scaglia contro il vero elemento in grado di ostacolare la serena prosecuzione dei flussi migratori dalle coste africane all’Italia: “Quel ‘patto Italia-Libia’ che costringe migliaia di bambini a vivere dentro campi di concentramento dove sono esposti alle più brutali sofferenze. È inaccettabile che il soccorso in mare sia stato sospeso in favore di una attività di ‘polizia di frontiera’”, accusa il capo missione di Mediterranea ai microfoni di AdnKronos, “perché questo è quello che fanno le milizie libiche travestite da ‘guardia costiera’ – che ha catturato e deportato di nuovo in quei campi migliaia di persone dall’inizio dell’anno”.

“È inaccettabile che per meri calcoli politici ed elettorali, questi bambini siano morti cosi, con i loro genitori, tentando di scappare da quelle prigioni”, aggiunge Casarini, che poi si scaglia contro chi non la pensa esattamente come lui, in perfetta linea con la tradizione buonista nostrana. Pur senza mai menzionare tali personaggi, pare evidente che, ricollegandosi a forze politiche che fanno parte del governo Draghi (essendo la Meloni all’opposizione) il riferimento sia a Salvini ed alla Lega. “E mentre accade questo, e accade ogni giorno, qualche sciacallo che fa parte del governo del Presidente Draghi, ha il coraggio di definire “turisti a spese nostre” le donne, gli uomini e i bambini che riescono a salvarsi e chiedono accoglienza sulle nostre coste. Inaccettabile parlare di “difesa dei confini” mentre i bambini annegano è inaccettabile. Questo sistema inoltre alimenta il traffico di esseri umani, perché non esistono vie legali e sicure per scappare dall’inferno libico”.

Anche limitare le partenze per limitare il numero dei morti è ovviamente inconcepibile per chi si occupa di traghettare i migranti fino alle nostre coste:”È inaccettabile che si continui a dire che “meno partono e meno muoiono”: quelli che rimangono in Libia sono ridotti allo stato di schiavitù, sottoposti a torture e stupri, uccisi senza che nessuno lo sappia”, precisa Casarini, che poi porta l’attenzione sulle difficoltà burocratiche che le navi Ong devono affrontare per svolgere il loro servizio di trasporto. “E infine è inaccettabile che continui la guerra e la criminalizzazione con inchieste pilotate e fasulle contro chi fa soccorso civile in mare. Finché gli Stati continueranno con le politiche di morte, noi continueremo ad andare in mare per aiutare i nostri fratelli e sorelle”.

Open Arms: “Ci si indigna solo a singhozzo”

Ad intervenire è anche la responsabile della comunicazione della Ong spagnola in Italia Veronica Alfonsi, che commenta le stesse immagini e la reazione del premier ad esse: “Ci si indigna a singhiozzo di fronte a immagini drammatiche”, esordisce la donna, come riferito da AdnKronos.”Una indignazione che non si traduce mai, purtroppo, in una presa di coscienza e una assunzione di responsabilità rispetto a questo tema. Attendiamo che finalmente avvenga. Dall’inizio dell’anno”, precisa Alfonsi,”sono morte oltre 600 persone, tra cui tanti altri bambini. E sono numeri al ribasso. Sappiamo benissimo che in assenza di navi umanitarie, notizie non ce ne sono, il mare ingoia e non lascia tracce se non dopo molti giorni. Nel caso delle ultime immagini, per esempio, è ancora necessario capire di quale naufragio si tratti. La situazione è davvero inaccettabile”.

Anche Open Arms si lamenta degli eccessivi controlli sulle attività delle navi che operano nel Mediterraneo: “Sono 6 anni che continuiamo ad essere in mare, nonostante fermi e processi, per ricordare all’Europa la sua identità e che la sua responsabilità è di mettere in campo politiche che abbiano come priorità il rispetto dei diritti umani e della vita delle persone”. È giunto quindi il momento di tirare le somme e lasciare più libertà di azione, “meno indignazione e più fatti. C’è un’emergenza in mare che va affrontata e ci dovrebbe essere una struttura europea a livello governativo di soccorso in mare. Questa è la prima risposta”, dichiara Alfonsi. “Poi è chiaro che il problema va risolto a monte e non solo con i soli corridoi umanitari ma anche con canali di ingresso legali in Europa. Stiamo parlando di numeri piccoli che si potrebbero gestire evitando che le persone rischino la vita in mare”, conclude.

PER SAPERE CHI SIA TALE TOSCANI BASTEREBBE SENTIRE I COMPONENTI DELLA SUA FAMIGLIA……

GLI ALTRI POI SONO NOTI PER I $$$ CHE FANNO CON LA TRATTA DEGLI SCHIAVI !

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