cosi’ è anche se non ci pare…..

“1984” modi per togliere la libertà

Le parole scompaiono, l’uomo non sa più pensare e, quindi, agire. E perfino il desiderio di ragionare diventa reato

Matteo Carnieletto – Sab, 13/03/2021 –

“Avevo perpetrato il crimine peggiore: il crimine di pensiero. Era un crimine che non si poteva nascondere. Che io distruggessi il quaderno non aveva più importanza.

Era fatta. Avevo pensato. Avrebbero finito per prendermi”. È questo che Winston Smith immagina, anzi pensa, mentre scrive “Abbasso il Grande fratello”. Imprime le parole sul foglio decine di volte. Calca la pennna e quasi buca le pagine. È uno sfogo terribile, che deve essere celato. Nascosto al grande occhio che tutto vede e tutto sente. Pena il carcere, nella migliore delle ipotesi. La morte nella peggiore.

L’immagine è nitida e l’ha disegnata Xavier Coste, che è riuscito a trasportare in graphic novel 1984 (Ferrogallico Editrice), il capolavoro di George Orwell: “Ho lavorato all’alboper tre anni, dopo quindici anni di maturazione”, racconta l’autore.

Tutto è cupo, in quest’angolo di mondo chiamato Oceania, che non esiste ma che appare più reale della nostra quotidianità. Le persone vivono tranquille, nonostante la libertà sia stata loro strappata. Partecipano ai riti collettivi – sublimati dai due minuti d’odio contro il terribile Emmanuel Goldstein, nemico giurato del Partito – e non si accorgono che, giorno dopo giorno, vengono privati delle parole, strumento necessario per ragionare correttamente: “Tu pensi, presumo, che il nostro lavoro principale sia d’inventare delle parole nuove? Ma neanche per sogno! Noi distruggiamo ogni giorno decine, centinaia di parole (…) Tu non capisci la bellezza che c’è nella distruzione delle parole. Tu sai che la neolingua è la sola lingua il cui vocabolario diminuisce ogni anno? Non capisci che il vero obiettivo della neolingua è di restringere il pensiero? Noi renderemo impossibile il crimine di pensiero perché non ci saranno più parole per esmprimerlo”. 1984 visto da Xavier Coste

Vi ricorda qualcosa? Non è forse quello che da anni sta accadendo al nostro mondo, alla nostra Oceania dove il Partito è incarnato dal politicamente corretto? Le parole scompaiono, si cancellano. Alcune non si possono più dire. Altre, invece, non si possono più comprendere.

Proprio come accade a Winston Smith quando incontra un antiquario che gli mostra ciò che è rimasto del mondo passato: il protagonista del libro apprezza ciò che vede, ma non lo comprende. “Non c’è più nessuno oggi che possa apprezzare questo genere di cose”. I due mondi, quello precedente e quello successivo all’avvento del partito, sono ormai troppo diversi. Non c’è più una continuità, come dovrebbe essere nella storia, ma una cesura.

E questo perché le parole cancellate eliminano non solo la storia ma anche la libertà. Perché la parola è libertà. E realtà. Non a caso san Giovanni inizia così il suo vangelo: “In principio era il Verbo [Lόgos], il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”. Nulla può esistere senza il logos, il verbo, la parola.

Tutto è dominio del partito. Perfino la cosa più umana che ci sia: il sesso. E questo perché “il partito vuole che il sesso sia inestinte o senza piacere, perché quando si fa l’amore, si bruciano le energie… dopo ci si sente così felice che non ce ne frega più nulla… e questo non lo tollerano., loro vogliono che manteniamo tutta la nostra energia per il partito”. Il partito plasma tutto. Soprattutto i giovani e i bambini. Non a caso, tutti i movimenti totalitari del XX secolo hanno dedicato tutte le loro forze all’indottrinamento dei più piccoli: “I bambini erano diventati essere orribili. Sorvegliavano e denunciavano i loro stessi genitori. Ci tenevano a essere zelanti, per loro era come un gioco”.

L’opera di Coste opprime, come è giusto che sia. Gli edifici schiacciano i protagonisti, che non sono più uomini e donne, ma larve che hanno perso libertà, come scrive Stefano Zecchi nella sua prefazione: “Ci leggo una lucida, drammatica descrizione di un’umanità indifferente e vile, disposta a consegnare la propria persona a chiunque pur di liberarsi dal peso della responsabilità di scegliere e decidere con la propria testa. Uomini e donne diposte a consegnare la loro storia, la propria indentità a chiunque se ne voglia impadronire, per qualunque interesse e finalità”. Quello rappresentato da Orwell e reso plastico da questa nuova edizione di 1984 è un uomo uomo che non è più in grado di reagire. Che non può reagire e che tutto subisce. Un uomo che, forse, è così simile a quelli che ci circordano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: