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Vittorio Feltri su Mario Draghi: “Temo sia la controfigura di Giuseppe Conte”

“Difficile trattenere un vaffan***”. Vittorio Feltri massacra Mario Draghi: quel brutto sospetto sul “premier di Roma”

Vittorio Feltri 28 febbraio 2021

Va da sé, Mario Draghi è seduto sul trono di Palazzo Chigi da una settimana e sarebbe assurdo criticarlo per non aver ancora compiuto niente. Finora, poveraccio, si è limitato a seguire le orme del suo predecessore, divertendosi a colorare le regioni martoriate dalla pandemia. Una sola novità anche in campo cromatico: la Sardegna è diventata bianca, candida come giglio. Beati gli isolani, i quali non litigano più col virus, a differenza dei connazionali. Pensiamo che l’esordiente premier sia obbligato ad agire imitando il vecchio per un unico motivo: non possiede gli strumenti validi per combattere il male del secolo.

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Egli non può contare sui vaccini per la semplice ragione che i deficienti dell’Europa, pur dandosi tante arie, non sono capaci di acquistarli e distribuirli agli Stati membri. Risultato in sintesi brutale: in Italia abbiamo avuto 97 mila decessi, in Francia ne hanno avuti 86 mila e in Germania 69 mila. È evidente che molto non ha funzionato dalle nostre parti, se questa è la eredità che ci ha lasciato il lodatissimo avvocato del popolo. Il quale ha sbagliato a fidarsi dei burocrati ottusi della Ue per fornirsi delle dosi salvifiche. Ecco il punto. Se pure Draghi, dichiaratosi innamorato dei fenomeni di Bruxelles, non troncherà i rapporti con loro e non si deciderà in fretta a comprare in proprio sui mercati internazionali le iniezioni portentose in uso in mezzo mondo, non c’è dubbio: subirà lo stesso trattamento riservato a Conte.

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In effetti, persino uno sprovveduto capisce che senza vaccino andiamo incontro a una strage di persone e al fallimento della economia, la quale senza salute pubblica non è in grado di riprendersi. Non credo serva una intelligenza superiore per afferrare simile elementare concetto. Inoltre, nei suoi panni darei una occhiata a quel che succede nell’Agenzia del farmaco, anche essa dominata dall’Europa, che, per esaminare un prodotto e stabilire se sia più o meno efficace per prevenire l’infezione, ci mette un secolo cosicché non ci è consentito importare per esempio lo Sputnik, a differenza di tante Nazioni. La mia personale impressione è che se ci arrangiassimo da soli, senza dipendere da certi soloni, usciremmo presto dall’emergenza e dalla detenzione a cui pure lei, caro Draghi, ci ha condannato. La presente è una sorta di supplica. Mi auguro venga accolta. 

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