vedi Napoli e poi…. muori

ECCO PERCHE’ NON NE VERREMO MAI FUORI:


TELEGIORNALE: A NAPOLI (!!) I CC HANNO TROVATO E SEQUESTRATO DUE CARRIOLE (DUE CARRIOLE !!!) DI DENARO IN UN’AZIENDA DI SMALTIMENTO RIFIUTI CHE LAVORAVA PER IL PUBBLICO CHE INVECE DI SMALTIRE REGOLARMENTE….VERSAVA I LIQUAMI IN MARE !!!!
A PRESCINDERE CHE IN UNA NAZIONE CIVILE SOTTOPRODOTTI UMANI COME QS ANDREBBERO SOPPRESSI AVENDO COMMESSO MIRIADI DI VIOLAZIONI COMPRESO TENTATO OMICIDIO DI MASSA,
MA…….I CONTROLLI DOV’ ERANO ? TUTTI AMICI DI MERENDE AFFRATELLATI ?
ORA LE INDAGINI IMPIEGHEANNO 35 ANNI MENTRE ……

ANCHE PARECCHIO SCEMI I DELINQUENTI, TENERE DUE CARRIOLE DI DENARO ILLEGALE IN UFFICIO !!!!!!!!

megalomani malati….

“Nessun leghista adatto alla cultura” ​Veronesi choc sulla Borgonzoni

Lo scrittore contro la possibile nomina della Borgonzoni a sottosegretario alla cultura. È il solito vizio degli intellettuali rossi di credersi superiori

Francesco Giubilei – Mer, 24/02/2021 – 17:53

Gli intellettuali di sinistra sono instancabili; non si fa in tempo a metabolizzare le parole del professore dell’Università di Siena Gozzini (più conosciuto per gli insulti che per i suoi studi) che un altro custode dell’intellighenzia, Sandro Veronesi, rilascia un’intervista infarcita di giudizi e della superiorità di cui gli intelletò di sinistra si sentono detentori.

Certo, i due episodi sono diversi tra loro e non si possono mettere sullo stesso piano, da un lato abbiamo un docente che si lascia andare a offese e insulti di basso livello, dall’altro uno scrittore che esprime un parere ma la questione di fondo è analoga e nasce dalla convinzione di essere detentori della verità assoluta a differenza delle persone di destra.

Intervistato dalla rivista “Men on Wheels” (diretta dal valido giornalista Moreno Pisto), Veronesi commenta il nuovo governo Draghi e l’ipotesi che Lucia Borgonzoni venga scelta per il ruolo di sottosegretario alla cultura (incarico che ha già ricoperto nel governo Lega-M5S). Lo scrittore, vincitore del Premio Strega nel 2020, non si limita ad esprimere la propria contrarietà alla nomina della senatrice leghista ma va ben oltre affermando che “nessun leghista è adatto alla cultura”.

Le sue parole, pronunciate dopo un elogio di Dario Franceschini (lui sì “personaggio qualificato”), lasciano di stucco per la superficialità: “non credo si sia mai sentito un esponente della Lega parlare di cultura come una delle leve fondamentali del nostro paese: è per questo che forse non sarebbe il caso di far ricoprire questo ruolo ad un membro di tale partito”.

Una dichiarazione che nasce o da una limitata conoscenza del contesto politico/culturale italiano o da cattiva fede, tertium non datur. Ad oggi il partito di Matteo Salvini è il primo partito in Italia per numero di assessori alla cultura nelle regioni e conta ben nove esponenti che ricoprono questo ruolo in Lombardia (Stefano Bruno Galli), Veneto (Cristiano Corazzari), Regione Siciliana (Alberto Samonà), Marche (Giorgia Latini), Piemonte (Vittoria Poggio), Alto Adige (Giuliano Vettorato), Trentino (Mirko Bisesti), Regione Calabria (Nino Spirlì), Basilicata (Dina Sileo).

Proprio gli assessori regionali, insieme a Lucia Borgonzoni, responsabile cultura del partito, pochi giorni fa hanno avanzato una proposta per “riaprire in sicurezza cinema e teatri affermando: “I luoghi della cultura, dell’intrattenimento e dello spettacolo dal vivo possono garantire pienamente il rispetto di quei protocolli che già vengono stabiliti per il mondo della ristorazione nelle zone gialle, quindi è giusto riflettere di questo per rispondere all’appello delle tante attività del settore che sono ormai allo stremo”.

Agli assessori regionali vanno aggiunti centinaia di assessori alla cultura nei comuni amministrati dalla Lega che svolgono quotidianamente sui territori un’importante attività culturale e civica.

Inoltre, il rapporto tra la Lega e la cultura, non si limita a un’azione di carattere amministrativo ma anche a una rete culturale che si è sviluppata negli ultimi anni attraverso l’attività di think tank, associazioni, riviste, quotidiani online che contribuiscono ad animare un dibattito culturale con presentazioni di libri, conferenze, convegni.

Invece di approfondire queste attività e conoscere i riferimenti culturali del primo partito italiano, l’intellighenzia di sinistra preferisce portare avanti una visione stereotipata e molto più comoda a una narrazione in cui la destra e i leghisti vengono identificati come incolti perché i detentori e i custodi della cultura possono essere solo di sinistra.

FANNO DAVVERO PENA, OLTRE CHE SCHIFO , I SINISTRATI SEMPRE PRIGIONIERI DELLE LORO MEGALOMANIE , INCAPACI DI VEDERE LA REALTA’ SENZA PARAOCCHI PARTITICI….

FRANCESCHINI SAREBBE IL PROTOTIPO DEI CULTURATI ??????

MO’ VA BEN A CAGHER !!

i talloni di Draghi:

DI MAIO

LAMORGESE

SPERANZA

ARCURI

HANNO AMPIAMENTE DIMOSTRATO NEL PRECEDENTE DISASTROSO E BESTIALE GOVERNO TUTTA LA LORO INCAPACITA’ E/O ASSERVIMENTO A POTERI OCCULTI….

RESTANDO AL LORO POSTO MINANO CREDIBILITA’ ED EFFICIENZA DEL NUOVO GOVERNO :INFATTI I CLANDESTINI PER ES. CONTINUANO AD ARRIVARE A MIGLIAIA SENZA CHE NESSUNO PONGA FRENO.

GRAN BRUTTO SEGNALE…..

SUGLI ALTRI…UN VELO DI PIETOSO SILENZIO PER NON VOMITARE.

pagliacci:

Stretta su carne rossa e salumi. “Così l’Ue aiuta le multinazionali”

Allevatori italiani in rivolta contro il piano della Commissione europea per la lotta al cancro che associa carne rossa e insaccati al rischio di tumore. E la campagna dell’Ue per promuovere una dieta più vegetale ora rischia di penalizare un settore già provato dalla pandemia

Alessandra Benignetti – Mar, 23/02/2021 – 09:32

Carne rossa e insaccati finiscono nel mirino dell’Unione Europea come prodotti potenzialmente cancerogeni, con buona pace delle eccellenze del Made in Italy. L’ultimo attacco alla dieta mediterranea arriva dal piano europeo per sconfiggere il cancro. Un documento elaborato dalla Commissione Ue e presentato ad inizio febbraio, che punta ad abbattere l’incidenza dei tumori in Europa dichiarando guerra a tabacco, vino e carni rosse, considerate pericolose per la salute.

I BUFFONI UE HANNO STABILITO IL DIAMETRO DEI PISELLI, LA DIMENSIONE MINIMA DELLE VONGOLE, ORA SALUMI…

A QUANDO IL NUMERO MAX DI PELI SUL BUCO DEL CULO PERMESSI ?

la grullina perfetta:

“Voleva fare la vicepremier…”: ecco la verità sulla Taverna

Paola Taverna, al centro di alcune polemiche per le mancate restituzioni, viene descritta dai colleghi M5S come una ‘dissidente nascosta’, delusa per essere stata esclusa dal nuovo governo

Francesco Curridori – Lun, 22/02/2021 – 21:08commenta

Tra i grillini, ancora scossi dalla nascita del governo Draghi, le polemiche non si placano e, anzi, ad innescarne di nuove è la figura del vicepresidente del Senato Paola Taverna.

La senatrice romana è finita nel mirino del grillino Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, per una vicenda riguardante il tema delle restituzioni.”All’inizio di questa legislatura avevamo preso un impegno, tra i tanti: quello di rinunciare all’indennità di carica”, attacca il pentastellato sul suo profilo Facebook che nel post pubblica lo screenshot di un articolo del Corriere in cui la Taverna afferma di aver donato le sue indennità.

“Si vede – prosegue Gallinella – che le regole valgono solo per alcuni. Avendo più volte segnalato la cosa senza avere risposta, da domani la richiederò anche io e la donerò come la collega Paola Taverna”.

Ma la vicepresidente del Senato è vista con sospetto da alcuni colleghi di partito indignati per il suo atteggiamento da ‘dissidente nascosta’, come lo descrive una grillina alla prima legislatura che, parlando a taccuini chiusi con ilGiornale.it, chiede di tenere riservata la sua identità. “Paola gioca con due mazzi di carte: un po’ fa la governista e un po’ la dissidente, mimetizzandosi nelle parole del suo ‘portavoce’ Dessì. Facile così…”, aggiunge l’esponente M5S. Crisi di Governo, Taverna (M5S): “Tempo di stabilità e di costruttori. No a egoismi personali”

La Taverna, infatti, durante tutto questo travagliato periodo di crisi, non si è esposta molto, ma pochi giorni fa sul suo profilo Facebook ha spiegato così la sua scelta di votare la fiducia al governo di Mario Draghi: “In questi giorni così delicati ciascuno di noi si è trovato davanti a scelte impegnative. Per quanto mi riguarda non è stato semplice. Posso solo assicurare che ho davvero fatto ciò che ritenevo il meglio per l’Italia”. E, dopo aver ricordato le parole di Conte sulla necessità di non auto-isolarsi, ha aggiunto: “il mandato degli iscritti ha tolto ogni dubbio residuo, nonostante le mie forti resistenze”. Traduciamo: “ero contraria, ma ho ingoiato il rospo”. Il post della Taverna, però, si conclude con una frase che è rivelatrice della sua ‘dissidenza nascosta’: “Ricordo – chiosa la senatrice – che tanti colleghi che hanno votato in dissenso sono parte fondamentale del Movimento, oltre che amici fraterni e compagni di tante battaglie. Serve unità adesso, perché proprio in questo momento comincia la nostra più grande partita”IT&sdk=joey&show_text=true&width=500

Ma un grillino che faceva parte del vecchio governo ci rivela un altro dettaglio importante: “Paola voleva fare la vice premier nel governo Draghi”, dice la nostra fonte, che prosegue: “Sembra fantascienza, ma è così. E da quando ciò non è avvenuto è iniziato il suo mal di pancia”. E sarebbe questo il motivo per cui la Taverna resta con un occhio rivolto al M5S e con un altro, invece, guarda le mosse dell’ormai ex pentastellato Alessandro Di Battista il quale, come lei, era desideroso di entrare nel nuovo governo. “Dibba – continua la nostra fonte – voleva un ministero. Poi la cosa non è andata in porto e ha iniziato a fare al suo solito la guerra a tutto e a tutti, fino al punto che sappiamo. Ma adesso viene il bello: approfittando del suo legame con Paragone, sta cercando di spingere i colleghi fuoriusciti verso Italexit. Roba da rabbrividire

POCHE IDEE MA BEN CONFUSE, SALTELLAMENTI DELLA QUAGLIA A SECONDA DEL VENTO,

INDENNITA’ (?????) ,

MEGALOMANIA ACUTA ,

PRESUNZIONE AL 101%: LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE POLITICHE (alias il nulla del nulla) CHE SIA QUELLA CHE FA SBARELLARE LE MENTI PIU’ DEBOLI ?

è solo perche’ capiscono lo 0.001% d’un razzo oppure….è malafede nel dna ?

Antonio Socci contro il Pd: Il loro “piano diabolico”? Alzare le tasse ai leghisti

Sullo stesso argomento:

Antonio Socci 22 febbraio 2021

Se c’è una cosa che unisce la Sinistra e le tecnocrazie (amate dal grande capitale) è l’ostilità verso il ceto medio e il bisogno di punirlo con tasse, balzelli e gabelle di ogni tipo. Naturalmente in nome della giustizia sociale e con la parola d’ordine: «Chi ha di più, deve pagare di più». Per esempio, ieri su Repubblica, Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, ha dichiarato che ci vuole «un fisco più equo, che pesi meno sui ceti medio-bassi» e «sia ancor più progressivo». Delrio vorrebbe dare a intendere che oggi il fisco è iniquo perché non è abbastanza “progressivo” e pagano troppo «i poveri», mentre dovrebbero pagare di più «i ricchi» (quelli che il Pd ritiene i ricchi, ovvero il ceto medio). Questa è la narrazione della Sinistra, di solito rilanciata dai media.

Quel filo che unisce Mario Draghi e la Lega, la bomba di Antonio Socci: pare che mister Bce e Salvini...

Ma le cose stanno così? No, la realtà è diametralmente opposta: «Il 13,07% paga il 58,95% di tutta l’Irpef» e sono i cosiddetti “ricchi”, spiega un addetto ai lavori come Alberto Brambilla con l’elaborazione dei dati sui redditi del 2018 pubblicata da “L’Economia” del Corriere. Da tale elaborazione risulta che, su circa 60 milioni di cittadini italiani residenti, erano 41 milioni e 372 mila i contribuenti che hanno dichiarato un reddito e quelli paganti, che hanno sborsato almeno 1 euro di Irpef, sono stati 31 milioni e 155 mila. Quindi la metà degli italiani non ha redditi e non paga. Nelle due prime fasce di reddito (fino a 7.500 euro e da qui fino a 15 mila), stanno più di 18 milioni di contribuenti, ovvero il 43,8% del totale. E -spiega ancora Brambilla – tutti insieme versano il 2,4% del gettito Irpef totale: «A loro corrispondono 26 milioni e mezzo di abitanti i quali, considerando anche le detrazioni, pagano in media circa 156,7 euro l’anno».

I VERI NUMERI
Se si considera che solo il costo pro capite della spesa sanitaria è circa 1.886 euro, si capisce quanto ricevono in più dal welfare (a cui vanno sommate le future pensioni). Sotto la soglia delle prestazioni ricevute stanno anche i 5 milioni e 700 mila contribuenti che dichiarano un reddito lordo fra 15 mila e 20 mila euro. «Questi primi tre scaglioni di reddito», spiega Brambilla, «versano in totale circa 15,4 miliardi, ma ne ricevono “in cambio”, per la sola sanità, 50,3». Ma allora chi paga la gran parte dell’Irpef? Brambilla calcola che chi sta sopra i 300 mila euro (lo 0,10% dei contribuenti) paga il 6,05% dell’Irpef totale: «Lo 0,10% paga più del doppio del 43,89% degli italiani!». Fra 200mila e 300mila euro (lo 0,14% dei contribuenti) pagano il 3,06% di tutta I’ Irpef. Sopra i 100 mila euro di reddito lordo (l’1,22%, dei contribuenti) versano il 19,80% dell’Irpef. Se si considerano i redditi lordi da 55.000 a 100mila euro «si ottiene che il 4,63% dei contribuenti paga il 37,57% dell’imposta totale e, considerando i redditi dai 35.000 ai 55mila euro lordi, risulta che il 13,07% paga il 58,95% di tutta l’Irpef». Infine Brambilla conclude che «il 42% dei contribuenti versa quasi il 91% di tutta l’Irpef, mentre il restante 58% ne paga solo l’8,98%». E Delrio parla – a nome del Pd – di inasprire la progressività? Da sottolineare che questi “ricchi” sono contribuenti che onestamente dichiarano il loro reddito, non sono gli evasori o certi furbastri che nascondono i tesori.

FAR FINTA D’ESSERE INCAPACI DI LEGGERE I NUMERI PER ESSERE IL PIU’ DEM POSSIBILE !

PIU’ DEM enti DI COSI’ E’ IMPOSSIBILE:

Immigrati nell’ex carrozzeria: “Ecco l’accoglienza targata Pd”

Gli immigrati occupano le aree abbandonate nelle periferie di Milano. Il consigliere leghista Silvia Sardone denuncia: “Le periferie lasciate al degrado, i cittadini sono esasperati”

Francesca Bernasconi – Lun, 22/02/2021 – 14:07

Vecchie auto abbandonate, pneumatici inutilizzabili e montagne di rifiuti. È ridotta così l’area dell’ex carrozzeria di via Adriano, nella periferia di Milano, dove da tempo stazionano alcuni immigrati.

LI IMPORTANO SENZA FRENI, INCASSANO E…LI ABBANDONANO !!

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