politici di merda:

Amalia Bruni, la ricercatrice che scoprì il gene dell’Alzheimer: «Per me a Lamezia niente fondi»

Amalia bruni, eccellenza del Sud: così il centro di neurogenetica sta chiudendo

Amalia Bruni, la ricercatrice che scoprì il gene dell'Alzheimer: «Per me a Lamezia niente fondi»

Se la ricerca sulla malattia dell’Alzheimer ha avuto un’accelerazione negli ultimi anni, lo si deve alla scienziata calabrese Amalia Bruni, 65 anni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica a Lamezia Terme. La scienziata nel 1995 ha individuato la «presenilina», il gene più diffuso dell’Alzheimer. Oggi, però, il suo Centro rischia la chiusura. «I nostri studi sulla conoscenza della “geografia” delle malattie ereditarie negli ultimi anni hanno trovato ostacoli che non ci permettono più di continuare nella ricerca —, conferma Amalia Bruni —. Presto avremmo potuto concepire farmaci per combattere in maniera più sostanziosa l’Alzheimer».

Le biologhe se ne sono andate

I fondi necessari per la ricerca e per pagare il personale non arrivano più e così quattro biologhe se ne sono già andate. Altre dieci figure professionali — infermieri, informatici, psicologi, assistenti sociali — in servizio all’Associazione per la ricerca neurogenetica (Arn), hanno ricevuto le lettere di licenziamento e dal 1° marzo prossimo resteranno a casa. «Tutto ciò accade tra l’indifferenza della politica regionale, dei commissari prefettizi che guidano l’Azienda sanitaria di Lamezia Terme commissariata per mafia, e del generale Saverio Cotticelli, commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro della sanità in Calabria. C’è il rischio che il Centro di neurogenetica diventi un ambulatorio sanitario, perché la spoliazione in atto porterà a questo» prosegue Bruni. Nei giorni scorsi la scienziata ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, informandolo di quanto sta accadendo, ripercorrendo le tappe del Centro che ha avuto come sponsor il premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini. Una legge regionale del 2007 aveva garantito uno stanziamento di cinquecentomila euro annui che sarebbero dovuti servire per coprire le spese del Centro. Con la promessa che per favorire la ricerca sulle malattie del cervello umano la struttura sarebbe stata dotata di una pianta organica a tempo indeterminato.

«Fino al 2018 l’erogazione della somma è avvenuta in maniera regolare e anche tra mille difficoltà siamo riuscite ad andare avanti. Non si è capito il motivo, ma ad un certo punto i finanziamenti non sono più arrivati e non è stato sufficiente avvertire che quei soldi facevano parte di un Fondo istituito con legge regionale, mai abrogata» chiarisce Amalia Bruni. Nel 2018 la Regione ha inserito in bilancio un nuovo fondo di duecentomila euro. «Ma quei soldi già finiti e per questo ogni giorno siamo costretti a mandare a casa centinai di pazienti e abbiamo bloccato anche le prenotazioni perché con un solo infermiere il Centro non può far fronte alla domanda di speranza» conclude la scienziata.

MANTENGONO MIGLIAIA DI CLANDESTINI IL ALBERGO…

MANTENGONO MIGLIAIA DI FANCAZZISTI A CASA A FARSI PIPPE…

CHE POSSIATE CREPARE DI DIARREA ACUTA MALEDETTI !! 

 

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