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Vittorio Feltri contro Greta Thunberg e i suoi seguaci: “Ragazzina antipatica che va protetta da se stessa”

21 Settembre 2019

A me Greta è antipatica anche se è una ragazzina che andrebbe protetta, soprattutto da se stessa perché invece di pensare al proprio futuro, va in giro col termometro in tasca per misurare la temperatura, come se fosse una novità che il caldo e il freddo si alternano in base alle stagioni. È sempre stato così. A volte si scoppia a causa del sole e a volte si trema, intirizziti. Chi scopre nel 2019 che il tempo è variabile di anno in anno è un povero allocco che si adegua alle mode chiamiamole pure culturali sebbene di culturale non abbiano niente.

Quasi 60 anni fa, ricordo che a febbraio sembrava di essere in primavera. Me ne andavo a spasso sulle fantastiche mura di Bergamo indossando solo la giacca, addio cappotto. Nessuno si stupiva del tepore esploso. Era, se non sbaglio, il 1962, e in aprile all’improvviso ci fu una nevicata pazzesca che invero durò un paio d’ore, e l’indomani tornò il sereno. Ma non c’era Greta o Gretina a stracciarsi le vesti. Nella mentalità corrente dell’ epoca tre gradi in più o cinque in meno non costituivano motivo di preoccupazione né, tantomeno, di scandalo.

Al massimo la mamma, prima che tu uscissi di casa, ti diceva mettiti o togliti la maglietta di lana. Morta lì. Tragedie zero. Neanche un telegiornale, non un opinionista (allora fortunatamente non ce ne erano) ti ammorbava con previsioni catastrofistiche sui destini del pianeta, che continuava a roteare su se stesso senza rompere i coglioni all’umanità.

Rammentate il ministro Sirchia del governo Berlusconi all’inizio degli anni 2000? Durante una estate particolarmente torrida invitò gli anziani desiderosi di resistere all’afa a trascorrere i pomeriggi nelle chiese, notoriamente fresche, o, meglio ancora, nei supermercati. Il suo suggerimento scatenò una pubblica ilarità.

Sembrava una scemenza tipo le raccomandazioni della nonna. In realtà aveva ragione. O hai l’aria condizionata nel tinello oppure conviene che ti affidi alla parrocchia o all’Esselunga. Non ci fu un solo politico che ebbe una idea migliore allo scopo di trovare refrigerio.

Soprattutto non ebbe spazio mediatico alcuna adolescente scriteriata che impose all’Italia e all’Europa di spegnere il mondo in fiamme. Adesso invece, nonostante il venticello giunto sospirato con settembre, Greta e i suoi numerosi seguaci rimbecilliti continuano a intossicarci l’anima con prediche di stampo ecologista invitandoci ad eliminare tutto ciò che, secondo una teoria da svitati, compromette l’ambiente.

La realtà è che l’ambiente sono costoro a rovinarlo con la loro presenza di queruli scassaballe, ignoranti o meglio disinformati. Ascoltino semmai le parole illuminate del Nobel Rubbia, il quale spiega senza enfasi che la terra fa la terra e si comporta da sempre come le garba, regalandoci gelo e arsura a proprio piacimento. Le automobili diesel non c’entrano un tubo di scappamento col clima, come non si possono incolpare le tecnologie dei nostri eterni disagi, le quali semmai sono risorse utili a tenere in equilibrio le città, i continenti.

Ciò che più sconvolge la vita non è certo il clima, ma sono i modaioli che illudendosi di beccare qualche voto degli ingenui si accodano a una bimbetta e la elevano a modello di moderna interprete di una ideologia salvifica. Mi riferisco in particolare a Zingaretti e a Di Maio la cui cultura è affine alla mancanza di cultura della piccola svedese.

di Vittorio Feltri

 

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