Vittorio Feltri, il diktat a Salvini: “Non può soggiacere a quel branco di fessi grillini”

Bisogna saper perdere, ma è difficile anche imparare a vincere. Occorre prudenza e capacità di gestirsi. Salvini ha ottenuto nelle recenti votazioni un risultato eccezionale, nonostante gli attacchi che gli hanno sferrato i giornali e le televisioni, gli avversari di ogni tipo, compresi gli alleati sciagurati del M5S, la magistratura, perfino la chiesa dei vescovi e dei parroci i quali non gli hanno risparmiato insulti, accusandolo addirittura di aver nominato invano il nome di Dio, come se l’ Altissimo fosse monopolio delle gerarchie ecclesiastiche, roba loro e non di chiunque. I prelati di oggi sono smemorati, non ricordano che ai tempi della Dc erano stati attivisti indefessi. Sfruttarono slogan trasparenti: quando voti sappi che Stalin non ti vede mentre al padreterno non scappa nulla. E sorvoliamo sulla Madonna pellegrina mandata in giro per l’ Italia intera allo scopo di riempire le urne a favore dello Scudo Crociato, vicenda di cui si occupa Antonio Socci con la consueta competenza.

Insomma Matteo è stato massacrato su tutti i fronti e comunque è diventato il leader del primo partito nazionale. Perché? Il motivo è semplice, elementare. Egli è stato coerente. Ha fatto delle promesse e le ha mantenute. I suoi programmi incontrano il favore della gente normale. Che non ha grandi pretese, aspira solo a vivere senza troppi stranieri fra i piedi, desidera esercitare la legittima difesa, andare in pensione prima di morire, non pagare tasse pesanti. Il successo del Carroccio si spiega soltanto in questo modo: con la sua capacità di ascoltare le preghiere che arrivano dalle case popolari e di infischiarsene delle ubbie di chi risiede nei superattici e si affida ai progressisti per fighettismo congenito. Infatti la messe dei suffragi leghisti non è stata mietuta nei centri delle città bensì nei dintorni.

I milanesi di San Babila e zone limitrofe hanno dato la preferenza al Pd, mentre gli abitanti economicamente più sfortunati si sono buttati tra le braccia di Alberto da Giussano. In provincia di Bergamo, che registra il più basso tasso di disoccupazione del Paese, la Lega ha raccolto il 51 per cento dei suffragi, e il M5S il 6,7. Un dato eloquente. Il popolo è con Salvini giacché egli non ha grilli per la testa: desidera solamente campare senza avere che fare con i problemi creati dall’ immigrazione selvaggia e sogna una esistenza tranquilla.

Anche l’ affermazione di Giorgia Meloni va interpretata in questa chiave, siamo di fronte a una signora concreta priva di turbe psicologiche e pronta a interpretare le esigenze degli elettori. Niente di più né di meno. La politica non è un affare riservato a quattro finti intellettuali che cercano di essere alla moda, bensì riguarda tutti, perfino gli avventori del bar sport, il cui voto vale tanto quanto quello di ogni cittadino.

Ora Salvini deve risolvere questioni importanti. Continuare a governare con i pistola pentastellati o cercare alternative praticabili? Non oso dargli consigli. È un fatto che il primo partito non può soggiacere a un branco di fessi che non fanno i nostri interessi e pensano al reddito di cittadinanza e robetta del genere. Si impone una svolta, più attenzione ai ceti produttivi e poca indulgenza verso i fannulloni. Il Nord è la locomotiva italiana e va sorretto. Servono le autonomie regionali, subito, serve una riduzione delle imposte, serve una amministrazione oculata. Il piagnisteo meridionale non può ispirare la nostra politica.

di Vittorio Feltri

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