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Il ministro del (non) Lavoro lascia fallire la Mercatone Uno

Niente concordato, chiusi 55 negozi: a casa 1.800 dipendenti, che lo scoprono sui social. Di Maio nel mirino si sveglia tardi

La disperata protesta di mille e ottocento lavoratori licenziati senza alcun preavviso esplode nel giorno del silenzio elettorale.

Una mazzata per l’immagine del ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Con un post su Facebook i dipendenti di Mercatone uno hanno scoperto di aver perso il posto di lavoro. Purtroppo il contrario non è possibile. Non sarà certo il messaggio che Di Maio si è affrettato a pubblicare sulla sua pagina Facebook a restituire il lavoro ai 1.800 dipendenti dell’ex Mercatone uno. Davvero a volte il destino si colora di un’amara ironia. Proprio il leader dei Cinquestelle, ovvero il movimento politico più presente sul web che deve la sua affermazione al sapiente uso della propaganda via Internet, viene messo di fronte alle sue responsabilità a una manciata di ore dalle elezioni europee dalla pessima notizia della chiusura di tutti i punti vendita del marchio Mercatone che molti dipendenti hanno scoperto proprio attraverso un social.

E non sono soltanto i dipendenti diretti ad essere coinvolti nel fallimento perché Mercatone uno dopo Ikea e Mondo Convenienza è la terza compagnia del settore con un indotto che raccoglie almeno 10.000 addetti tra le 500 aziende fornitrici e i trasportatori, tutti messi in ginocchio.

In una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil richiamano alle sue responsabilità il ministro grillino. «È urgente ed indispensabile l’intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie», scrivono i sindacati.

Via social Di Maio si rammarica parla di «dignità dei lavoratori calpestata» ed annuncia di aver deciso di anticipare a domani il tavolo prima fissato per il 30 «che servirà a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione».

Ma intanto i dipendenti sono già stati rimandati a casa perché la Shernon Holding, la società che gestiva punti vendita di Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano che ha accertato un debito complessivo di 90 milioni maturato in appena nove mesi. La Shernon Holding aveva comprato i punti vendita un anno fa per fare poi richiesta di ammissione al concordato preventivo un mese fa. Invece è arrivata la dichiarazione di fallimento.

La responsabilità del Mise è lampante per sindacati e opposizione che accusano Di Maio di colpevole distrazione perché assorbito dalla campagna elettorale in vista delle europee e dai quotidiani scontri con l’alleato-rivale Matteo Salvini. Sulla solidità della Shernon Holding infatti pesano molte incognite. Al tempo in cui l’azienda era sotto amministrazione straordinaria è stata ceduta alla Shernon che era controllata da una finanziaria maltese e non sembrava potesse garantire la tenuta finanziari. Già nel mese di marzo i punti vendita non erano stati più riforniti di merce. Eppure il Mise aveva convocato i tavolo soltanto per fine maggio.

Ora il sottosegretario della Lega al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, sottolinea che «la solidarietà non basta» promettendo di partire «subito con la ricerca di un imprenditore italiano serio che voglia rilanciare Mercatone Uno e salvare i dipendenti».

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si schiera «al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie e chiede al governo un intervento tempestivo»

Un duro attacco arriva anche dal Pd. Il leader dem, Nicola Zingaretti, lancia un tweet: «È una vergogna, una crisi aziendale non può essere gestita in questo modo. Solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie. La vita vera demolisce la politica del governo fatta solo di tweet».

 

 

VERGOGNA ALLE OOSS CHE SI SVEGLIANO A GIOCHI FATTI

VERGOGNA AL MINISTRO CHE STARNAZZA E BASTA

VERGOGNA AI DEM CHE …..

VOMITO !

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