ANCHE LE CAPRE LO CAPISCONO:

 

Di seguito, la risposta di Vittorio Feltri all’articolo di Paolo Becchi: clicca qui per leggere il primo commento.

Caro professore, tu concludi l’editoriale pessimistico (d’altronde è la realtà ad essere pessima) dicendo che rivelerai in un prossimo articolo quali siano i rimedi più giusti. Se mi permetti, anticipo io cosa si deve fare, anzi non fare.

Intanto non credo a tutte le previsioni negative dei cosiddetti esperti, che non ne hanno mai azzeccata una e non sono pertanto degni di fiducia assoluta. Essi buttano lì quattro dati sul futuro della economia e dipingono a fosche tinte il domani. Da mezzo secolo annunciano imminenti sciagure, ma non è mai accaduto nessun cataclisma dal quale l’Italia non sia uscita viva e indenne.

Noi siamo specialisti in resurrezioni e suppongo che questo governo non sia in grado di farci decollare ma neppure di seppellirci. Il Paese andrà avanti zoppicando, forse sarà costretto a trascinarsi nel fango, eppure resisterà e non consentirà che il timone venga consegnato ai soliti presunti tecnici, che sono di norma più incompetenti dei predecessori e dei successori.

Però ciò non mi esime dallo spiattellare i miei dubbi. Il guaio è grave tuttavia facilmente descrivibile. La situazione sta precipitando per una semplice ragione. L’esecutivo non si è dato un progetto di autentico sviluppo: ha steso e approvato un contratto che punta all’assistenzialismo, alla sopravvivenza di gente che non lavora perché non ha un mestiere, e non ha voglia di impararne uno. Di Maio, napoletano nullafacente, suppone sia sufficiente elargire sussidi per risollevare le sorti nazionali. Salvini abbozza e ritiene basti fanculare gli immigrati allo scopo di durare a Palazzo Chigi. Questo perlomeno è il mio timore. Mentre il problema basilare è un altro. Un ministero lungimirante non può accontentarsi di distribuire le risorse finanziarie dello Stato, ma deve soprattutto impegnarsi a procurarsele. Ciò che invece questo si guarda dal fare. Cosicché non riesce a mantenere gli impegni elettorali. Se il Pil non sale e gli introiti fiscali diminuiscono, le capacità di spesa pubblica si riducono al minimo.

Qui si tratta di stabilire un patto di collaborazione tra imprenditori e amministratori, di agevolare coloro che producono e creano occupazione e ricchezza, i quali viceversa adesso si muovono in un ambiente ostile e non sono stimolati a incrementare i propri affari. Risultato. Stagnazione, ossia l’ anticamera della crisi.

Semplificando al massimo, prima di decidere come spendere quattrini bisogna procacciarseli. Lega e M5S se lo mettano in testa o andranno a sbattere. Ciao.

di Vittorio Feltri

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