idiozia allo stato purissimo:

LO CHIAMANO POPULISMO….

MA E’ IDIOZIA PURISSIMA:
 
Rapinare i pensionati che hanno versato i contributi richiesti per tutta la vita per foraggiare fancazzisti di professione..E’ IDIOZIA e delinquenza
 
Non imparare dagli stati che tolgono i sussidi a chi rifiuta il lavoro per due volte E’ IDIOZIA
 
Mantenere oves et boves senza lavorare ( favorendo nel migliore dei casi il lavoro nero) E’ IDIOZIA
 
Chiudere i negozi alla domenica per un capriccio di chi MAI ha lavorato E ‘ IDIOZIA
 
Non limitare al minimo le costose inutili e folli scorte a soggetti tipo saviano.. E’ IDIOZIA
 
Non riformare una non-.giustizia che fa e disfa a piacimento dirigendo il parlamento E’ IDIOZIA
 
Non ridurre le spese d’uno stato in disfacimento (il bibitaro sta assumendo amici di merende a strafottere distribuendoli i tutti i ministeri !!) E’ IDIOZIA
 
mantenere i piedi in due staffe facendosi favori a vicenda per tenere la sedia E’ IDIOZIA
 
potrei continuare sino a sera ad elencare quello che il buonsenso suggerisce di fare ed i POPULISTI finti ma lobotomizzati veri invece non fanno !
 
VOTATI PER AVERE UN SUSSIDIO PERENNE SENZA FARE UN CAZZO OVVIAMENTE DA FANCAZZISTI DI PROFESSIONE E GENTE CHE HA IL CERVELLO TALMENTE AVARIATO DA NON CAPIRE IL RICATTO CHE STA ALLA RADICE E DEL DISFACIMENTO UMANO E MORALE CHE NE DERIVA.
 

LI AVETE VOTATI….. CHE VI VADANO DI TRAVERSO !!

 
Un plauso solo a Salvini che contro tutti ( anche i finti alleati) FA CONCRETAMENTE QUELLO CHE HA PROMESSO , il resto è FUFFA !!!

 

DIMOSTRATE IL CONTRARIO SE POTETE:

 
il venditore di bibite sino ad oggi s’è SOLO inventato stronzate sulle spalle altrui (INPS) NULLA di costruttivo, NULLA di produttivo.
Solo Minkiate tipo la chiusura dei negozi alla domenica & similia
 
Ora straparla di “pensione” di cittadinanza… sempre sui maroni di chi lavora…oltre al reddito del fancazzista che gli ha fatto avere tanti voti al sud.
 
A PARTE LO SFOLTIMENTO DRASTICO DEI CLANDESTINI QUESTO IMBELLE, MOLLE, INCAPACE ,SUBDOLO GOVERNICCHIO CAMPA SULLE PUTTANATE CHE S’INVENTA E SUL TENTATIVO DI STARE IN PIEDI A TUTTI I COSTI PER NON PERDERE LA SEDIA…
 
NESSUN TAGLIO SE NON ALLE TV DEL BERLUSCA (!!) SPESE STATALI IN AUMENTO COSTANTE, UNICA RIDUZIONE SALARIALE QUELLA AI PENSIONATI CHE SI SONO PAGATI LA PENSIONE !!!! siamo oltre il bestiale
 

RIMPIANGO I DEM….. enti e i DEM ..ocristiani: PEGGIO DI QUESTI MAI APPARVERO SUL PALCO simili ATTORI DA STRAPAZZO.

basterebbe studiare un po’…

 

Il significato del lavoro, quando c’è e quando non c’è

Leggo che per ben 6 italiani su 10 la vera emergenza nazionale non sono le tasse, ma il lavoro.

Il dato non stupisce, visto che il lavoro è alla base di una molteplicità di cose: consente la sussistenza primaria, permette decenti condizioni di vita, soddisfa il desiderio di acquistare beni voluttuari, o di concedersi piaceri vari e svaghi… Perché no, il denaro permette anche di pagare le tasse, per avere intorno a sé un sistema di protezione sociale che si interessa dei cittadini e che li soccorre nei momenti di difficoltà, migliorando la qualità della loro vita.

Il lavoro, a livello personale, rappresenta comunque qualcosa di ancor più importante di tutto ciò. Per l’essere umano il lavoro è un istinto, una pulsione, un bisogno, quasi come il mangiare, il bere, il fare l’amore. Vivendo in gruppo, ciascuno è portato ad esercitare le proprie capacità, le proprie competenze, al fine di raggiungere qualcosa di apprezzabile, a livello personale, ma soprattutto sociale.

L’apprezzamento sociale è infatti fondamentale, perché è in gran parte attraverso di esso che la persona costruisce la sua autostima (se non tenesse conto del giudizio degli altri, ma solo delle sue autovalutazioni, saremmo infatti di fronte ad una sorta di delirio). Cosa è, se non il lavoro, ciò che ci lega alla realtà, che ci dà il senso dell’ identità personale (“sono un insegnante, un fabbro, un medico”, ecc.), che conferisce valore alle nostre capacità, alla nostra appartenenza sociale? E’ per questo che, in una parola, il lavoro dà la dignità. Sentirsi capaci di fare qualcosa che gli altri apprezzano riempe di significato la propria vita, permette alla persona di avere considerazione di sé e induce a mettere in atto dei comportamenti responsabili, misurati, equilibrati.

Il lavoratore, in forza della sua appartenenza sociale e del reddito che gli procura il lavoro, può fare progetti, programmi per il futuro, che gli permettono perfino di superare il peso delle eventuali contingenze sfavorevoli che talvolta si trova ad attraversare, perché attraverso il lavoro può sperare di migliorare le proprie competenze, approfondire e allargare la sua rete di supporto sociale e magari aspirare ad un cambiamento del lavoro stesso (ad esempio mettendosi in proprio, trovando un lavoro meglio retribuito, ottenendo un avanzamento di carriera, o un miglioramento della vita, per il fatto di poter lavorare più vicino alla propria abitazione, o di potersi dedicare, lavorando, ai propri interessi).

E’ il lavoro dunque che ci permette di diventare chi siamo, che contribuisce a migliorare la nostra vita e, quando il lavoro che svolgiamo ci piace, il che accade molto più frequentemente di quanto non si pensi, esso diventa anche una delle componenti più importanti della nostra felicità. Ricordo lo psicologo umanista Maslow, quando diceva:

“Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere, se vuole essere in pace con sé stesso. Ciò che un uomo può essere, deve essere. Deve essere fedele alla propria natura. Questa necessità si può chiamare l’auto-realizzazione”.

Erich Fromm (I cosiddetti sani, Mondadori, 1996) diceva che il lavoro è il grande emancipatore dell’uomo. Secondo lo psicoanalista e sociologo tedesco, la storia dell’umanità inizia solo nel momento in cui l’uomo comincia a lavorare, poiché è solo allora che egli si separa dall’originaria unità con la natura. In questo processo di separazione e di manipolazione della natura, l’uomo modifica anche sé stesso: anziché essere parte della natura, egli ne diventa sempre più il creatore, sviluppando facoltà intellettuali e artistiche, e cominciando ad esercitare il proprio potere sulla natura. In questo processo l’essere umano si trasforma in un individuo.

Per tutto questo, secondo Fromm, l’evoluzione umana deve considerarsi fondata sul lavoro, in quanto forza liberatrice, emancipatrice, di incentivo allo sviluppo. Il successo nel lavoro consente infatti uno stato di grazia e sancisce la propria appartenenza alla schiera degli “eletti”.

Certamente Fromm, con queste parole, si riferisce al lavoro di soggetti appartenenti ai ceti più elevati, in quanto chi svolge lavori umili e scarsamente qualificati, in tutte le epoche della storia, ha sempre sentito il lavoro soprattutto come un dovere, una inevitabile fatica, per consentire la sopravvivenza a sé stesso e ai propri cari.

Il lavoro ha perso questa connotazione di schiavitù quando si sono fatte, all’inizio del secolo scorso, le prime fondamentali riforme: a partire dal principio secondo il quale deve esistere un tempo di lavoro e un tempo di riposo per il lavoratore, in modo che egli/ella possa ricaricare le sue energie (lavoro di massimo 8 ore al giorno, riposi settimanali, ferie).

Tutto questo ha contribuito a far superare l’idea che il lavoro fosse solo una fonte di privazione (sebbene in alcune parti di Italia, come ad esempio nella zona dove vivo, nelle Marche, sia ancora diffusa l’espressione “vado a faticare”, anziché “a lavorare”, sottolineando il legame fra lavoro e sforzo; il lavoro che procura stanchezza, spossatezza, calo delle capacità psicofisiche di resistenza). Eppure il lavoro non è solo sforzo fisico o intellettuale: è anche un modo per sviluppare le proprie capacità cognitive, è un modo per diventare una persona migliore, per conoscere sé stessi, per sviluppare i propri punti di forza.

Un altra cosa cui non si pensa spesso è che il lavoro è ciò che occupa, più di ogni altra cosa, le nostre giornate, i nostri pensieri, la nostra creatività ed è dunque un impegno che ci tiene lontani dai pensieri più distruttivi, dalle paure, dalle angosce: esso, dimostrandoci la nostra esistenza, la nostra capacità e utilità sociale, ci permette di essere più forti e di superare molte delle nostre paure, fra cui quella della morte. Che cosa infatti, oltre il lavoro, è capace di trascendere la propria morte e lasciare tracce della propria esistenza in vita?

Recentemente, un parroco mi chiedeva cosa dire di una persona di cui si apprestava a pronunciare l’orazione funebre, ma di cui non sapeva nulla, in quanto era ateo e non frequentava la chiesa. La prima cosa che mi è venuta in mente di suggerirgli, da collegare al suo discorso religioso, è stato proprio questo: ricordare quello che quella persona lasciava di sé stesso (che sarebbe scomparso anche fisicamente, visto che voleva essere cremato): il suo lavoro. Faceva infatti il fabbro ed aveva iniziato a lavorare giovanissimo. La nostra città era piena dei suoi lavori: le sue cancellate, le sue inferriate, i corrimani, le grondaie, tutti oggetti che gli sarebbero sopravvissuti a testimonianza del suo ingegno, delle sue capacità. Fu bello sentire poi in chiesa quelle parole e riconoscere che furono utili ad alleviare il dolore di quella “scomparsa”.

Dopo tutto quello che si è detto, è facile capire come possa sentirsi una persona che il lavoro non riesce a trovarlo, così come i vissuti di chi l’ha perduto, oltre tutto in un contesto, come in questa lunghissima crisi internazionale, in cui non sembrano esserci prospettive e ci si sente nel buio asfissiante di un tunnel senza uscita.

Questa mancanza di possibilità anche solo di concepire la speranza fece teorizzare qualche tempo fa a due studiosi (Abramson, Lyn Y.; Metalsky, Gerald I.; Alloy, Lauren B., 1989) l’esistenza di una particolare sindrome, la Hopelessness Depression, una depressione profonda di chi ritiene di non essere in grado di far nulla per modificare la sua situazione, non pensa che gli eventi desiderati possano verificarsi, mentre è certo che gli eventi considerati più negativi si presenteranno e che non vi sarà alcun modo per evitarli.

Il termine hopeless in inglese significa proprio questo: “mancanza di speranza”. Non stupiscono i sintomi osservati: aspettative negative riguardo al futuro, mancanza di energie, apatia, rallentamento psicomotorio, mancanza di motivazione ad agire, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, bassa autostima, tendenza alla dipendenza, ideazione suicidaria e tentativi di suicidio.

Ecco allora perché è importante, in questo periodo di crisi, che non solo si creino tutti i posti di lavoro possibili, ma anche che si riesca ad accendere delle speranze, che si percepisca l’impegno comune, dei ricchi e dei meno ricchi, dei potenti e dei meno potenti, dei lavoratori del braccio e di quelli che lavorano con la mente, per uscire da questo oscuro e soffocante tunnel. Più l’impegno sarà profondo e collettivo, più si potrà fare in fretta, perché sappiamo che nulla è eterno, su questo pianeta: non lo è l’aria, non lo è l’acqua, non lo è la vita degli organismi… Sicuramente non lo sarà una crisi economica.

Questo periodo dunque, prima o poi, passerà: tutto quello che possono fare le persone, oltre che cercare in tutti i modi di sopravvivere, è quello di stare bene attente a non perdere le proprie abilità ed il proprio ingegno. In questo periodo di forzato riposo, occorre non stare fermi: impegnarsi per continuare a migliorarsi, acquisendo nuove capacità e competenze, approfondendo quelle che già si possiedono, curandole al meglio, per mantenerle salde e vive. Ciò è importante non solo perché, dopo la crisi, grazie al lavoro e a tutte le sue varie implicazioni, il tempo e la qualità della vita tornino ad essere accettabili, ma anche perché il presente non perda di significati, visto che questa, crisi o non crisi, è l’unica vita abbiamo da vivere.

 

LE CAPRE ANALFABETE INVECE PREFERISCONO MANTENERE FANCAZZISTI DI PROFESSIONE, COL DENARO DI CHI LAVORA, PER POTERLI RICATTARE E SMONTARE COME UOMINI…

la prova del 9:

VOGLIAMO SFOLTIRE IL FOLLE NUMERO DI PARLAMENTARI D’OGNI GENERE RAZZA E COLORE ?

OBBLIGHIAMOLI AD UN TEST DI CULTURA GENERALE , DI Q.I. ED ANTIDROGA…..

QUANTI NE RESTEREBBERO ?

 

capre al potere:

Diario dell’ignoranza al potere

La galleria degli orrori di Conte, Di Maio, Renzi & Co.

La classe dirigente sarebbe, in teoria, l’élite del Paese. Non si direbbe, a giudicare dagli errori dei protagonisti degli ultimi governi (con qualche licenza «poetica»).

BEVUTE «L’uomo è fatto d’acqua per oltre il 90%» (Luigi Di Maio).Il restante 10 per cento è vodka.

MARE NOSTRUM «Siamo un Paese alleato degli Stati Uniti, ma interlocutore dell’Occidente con tanti Paesi del Mediterraneo come la Russia». (Luigi Di Maio)

ARMISTIZIO/1 «Oggi è l’8 settembre. Una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell’estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell’Italia a una terribile guerra. Con l’8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro Paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico» (Giuseppe Conte, presidente del Consiglio). L’8 settembre 1943 iniziano la guerra civile e l’occupazione tedesca ma pazienza.

ARMISTIZIO/2 «È qui che nel 1631 venne firmata la Pace che concluse la guerra del Monferrato, durante la peste che fa da sfondo ai Promessi sposi. È qui che più tardi, nel 1796, Napoleone impose a Vittorio Emanuele III l’armistizio con cui decretò la capitolazione sabauda» (Valeria Fedeli, ex ministro dell’Istruzione). Vittorio Emanuele III salirà sul trono quasi un secolo dopo. L’armistizio fu firmato da Vittorio Amedeo III.

SOLDI «Lasciamo che si arricchischino» (Giuseppe Conte).

COMPETENZA «I Benetton erano e sono soci di Repubblica, Espresso, Messaggero» (Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, sul caso del Ponte Morandi). Peccato sia falso.

CONQUISTADORES «Nel ‘700, ‘800 e ‘900 si occupavano militarmente altri Stati. Noi ci prendevamo l’Istria, Nizza e la Savoia» (Matteo Renzi a Porta a porta). Bruno Vespa allibito nega che sia vero. Renzi: «Non facciamo i precisini».

IMPERATORI «Macron piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone ma almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz e non nei cda delle banche d’affari» (Alessandro Di Battista). Napoleone? Auschwitz? Non sarà Austerlitz?

AFRICA «Nigeria, vai su Wikipedia: il 60% del territorio è in mano ai fondamentalisti islamici di Boko Haram, la restante parte Ebola» (Alessandro Di Battista, 5 stelle). Insorse perfino il New York Times: «Affermazione ridicola».

IO È UN ALTRO «Incontro i miei alter ego degli altri Paesi» (Luigi Di Maio). Voleva dire: «I miei omologhi».

BAR MITZVAH «Sarò breve e circonciso» (Davide Trepiede, 5 stelle alla Camera). Simone Baldelli, Forza Italia, lo corregge (si fa per dire): «Coinciso, si dice».

UCCELLI «L’Italia è considerata meravigliosa, ma poi fatica come il celebre airone di Baudelaire, le cui grandi ali la fanno volare da terra, ma sono anche il grande inciampo» (Matteo Renzi). Il celebre airone di Baudelaire in realtà è il celebre albatro di Baudelaire. Per Renzi non è un problema. Ad esempio, ha letto una poesia raccattata su internet attribuendola a Jorge Luis Borges. Dove? A Buenos Aires. Alla Casa Bianca, nel suo saluto a Obama, ha invece citato uno dei passi più famosi della Divina Commedia: «Fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza». Peccato sia «canoscenza». Ma non facciamo i precisini.

ARTE «L’Ultima cena? Di sicuro non è a Firenze… È in Toscana» (Dario Nardella, sindaco di Firenze).

LE DOPPIE TRADITRICI «Lo so che è dura, e lo so che non se ne può più, perché sono oltre 80 giorni che subite come cittadini questi continui, queste continue accellerazioni e decellerazioni» (Luigi Di Maio). Di Maio ha bisogno di decelerare e levare le doppie «l».

PROVACI ANCORA GIGI/1 «Se c’è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato qual è livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?» (Luigi Di Maio su Twitter).

PROVACI ANCORA GIGI/2 «Se c’è rischio che massime istituzioni dello Stato venissero spiate qual è livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?». (Luigi Di Maio su Twitter).

PROVACI ANCORA GIGI/3 «Se c’è il rischio che due soggetti spiassero le massime istituzioni dello Stato qual è il livello di sicurezza che si garantisce alle imprese italiane e ai singoli cittadini?» (Luigi Di Maio su Facebook). Di Maio sbaglia per tre volte di fila il congiuntivo (spiino) nel tentativo inutile di correggersi.

PROVACI ANCORA DANILO «Come fa Salvini a dire che non vuole tradire Berlusconi? Lo avrebbe tradito la mezzanotte del 4 marzo andando con Renzi se la somma dei seggi avrebbe dato la maggioranza» (Danilo Toninelli). Sarebbe avesse ma deve aver imparato i congiuntivi da Di Maio.

PROVACI ANCORA VALERIA «Sarebbe opportuno che lo studio della storia non si fermasse tra le pareti delle aule scolastiche ma prosegua anche lungo i percorsi professionali. Questo se non vogliamo sentirci rispondere anche da un adulto: Hitler chi?» (Valeria Fedeli). Il congiuntivo chi? La Fedeli sfida Di Maio. Era giusto «proseguisse».

DITTATURA «Renzi ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela» (Luigi Di Maio). Pinochet era cileno.

PIÙ MEGLIO «C’è il rafforzamento della formazione per i docenti che svolgono le funzioni di tutor dedicati all’alternanza. Perché offrano percorsi di assistenza sempre più migliori a studenti e studentesse» (Valeria Fedeli).

GERUNDIO «Il migrante è gerundio, quando migri sei un migrante» (Matteo Salvini, ministro dell’Interno). Non chiedeteci cosa volesse dire.

NUMERI «Le donne rappresentano il 50 per cento della popolazione femminile» (Laura Boldrini, ex presidente della Camera).

NOMI «Rivolgo il mio saluto alla presidente del Senato Maria Alberti Castellati» (Roberto Fico, presidente della Camera). Purtroppo si chiama Maria Elisabetta Alberti Casellati.

FANTOZZI BATTI LEI «Vadano avanti, lavorino, concorrino al clima di pacificazione» (Pierferdinando Casini, leader Udc).

E infine la migliore, anche se non contiene alcun strafalcione grammaticale:

BULLO «Scusate il ritardo, ma ho passato la notte a salvare l’Europa» (Matteo Renzi).

TERRORE:

 

DICE IL BIBITARO:

 “Credo che ci sia accanimento verso il nostro governo perché si spera che possa andare a casa. Stiamo togliendo le concessioni ad Autostrade, stiamo mettendo mano a una serie di potentati economici di questo Paese. C’è un sistema che ha paura”.

vero,  IO HO PAURA :

HO PAURA CHE SIMILI VUOTI CEREBRALI CONTINUINO A FAR DANNI IRREPARABILI

HO PAURA CHE S’INVENTINO STRONZATE ASTRALI OGNI GIORNO

HO PAURA SEMPRE DEI LOBOTOMIZZATI

D’UNA COSA SONO CERTO: QS SONO IL PEGGIO MAI APPARSO NELLA STORIA DI QUESTO PAESE !

piccoli esempi:

SOVVENZIONARE I FANCAZZISTI DI PROFESSIONE A SPESE DI CHI LAVORA….per averne i voti
PROMETTERE DI RICONVERTIRE L’ILVA E POI FARE IL CONTRARIO
RAPINARE LE PENSIONI DI CHI HA VERSATO QUANTO LEGALMENTE RICHIESTO
CONTINUARE AD AUSPICARE L’INVASIONE PERPETUA DI DELINQUENTI CLANDESTINI DA TUTTO IL GLOBO
GIOCARE CON LE CONCESSIONI AUTOSTRADE SENZA SAPERE NULLA SULL’ARGOMENTO
NON ELIMINARE LE 650 SCORTE INUTILI
NON ELIMINARE SPRECHI E SOVVENZIONI AD ENTI PARASSITI
GIOCARE COL LA CHIUSURA DEI NEGOZI ALLA DOMENICA
STARE COSTANTEMENTE DALLA PARTE DEI PARASSITI UE
NO TOCCARE LA NON GIUSTIZIA…

AZZO SE FANNO PAURA !!!

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Vittorio Feltri: Macché Matteo Salvini golpista, gli unici violenti sono i compagni

Vittorio Feltri

Vittorio Feltri

Dicevano addirittura che Salvini avrebbe aizzato le sue camicie verdi per delegittimare la magistratura e realizzare così una sorta di golpe del piffero.
Invece non è accaduto nulla di ciò, come era ovvio.
La Lega non ha mai puntato, a differenza dei cosiddetti progressisti, sulla piazza per far valere le proprie ragioni o pretese.
Non lo ha fatto. E le poche volte che, una all’ anno, si raduna a Pontida, il dì appresso il prato su cui la folla si era stretta attorno al leader di turno si presenta pulito, non una cartaccia, non un mozzicone. Nonostante questo vi è sempre qualcuno che attribuisce al Carroccio intenzioni bellicose, violente.
Decenni orsono Bossi pronunciò una battuta scherzosa: se ci rompono le scatole sono pronto a mobilitare 300 mila bergamaschi armati di doppietta. Solo dei cretini potevano bere la risibile minaccia. Ebbene la sinistra e i suoi cantori dei giornaloni vi credettero o finsero di crederci per porre in cattiva luce democratica i nordisti.
In questi giorni la comica si è ripetuta. Salvini, sotto inchiesta giudiziaria per motivi inconsistenti, ha fatto alcune dichiarazioni piccate e i soliti deficienti invece di fare spallucce hanno gridato allo scandalo: Matteo progetta di demolire le istituzioni scatenando i suoi elettori allo scopo di fare a fette i giudici. Una scemenza che, come tutte le scemenze, ha scosso i cuori (non i cervelli inesistenti) dei compagni fighetti.
Naturalmente non è successo nulla di rivoluzionario.
A far casino in Italia sono sempre stati, non solo nel 1968, i comunisti e generi affini, talora armati e divenuti terroristi spietati. Mentre i bossiani, i maroniani e i salviniani sono stati rispettosi delle regole. I signorini della stampa supponente, inclini a leccare, o sono ignoranti o in malafede, probabilmente entrambe le cose e cercano di sputtanare i seguaci di Alberto da Giussano nella speranza di impedire le loro affermazioni stupefacenti. La Lega vola? Spezziamole le ali con le menzogne. L’ operazione non ci stupisce: ci disgusta.
P.S: segnalo che il popolo padano ha lavorato sodo per il partito versando nelle sue casse fior di milioni e non è giusto sia espropriato in toto. Gli sforzi della gente perbene non vanno sottovalutati e azzerati con una sentenza sbagliata.

di Vittorio Feltri

Vittorio Feltri scrive al figlio Mattia: “Ricordi chi ha pagato quando rubava la sinistra?”

Vittorio Feltri scrive al figlio Mattia: "Ricordi chi ha pagato quando rubava la sinistra?"

Capita a molti di avere figli. È capitato anche a me. Uno di essi fa il mio stesso mestiere, si chiama Mattia ed è bravissimo, lo leggo sempre volentieri sulla Stampa di Torino, quotidiano prestigioso, di cui egli è editorialista. E ieri ha vergato un articolo di fondo interessante intitolato: «Il populismo va all’ assalto dei giudici». Io non correggo nessuno eccetto me stesso, quindi non intendo fare il maestrino neanche col mio illustre erede. Mi limito a ricordargli qualcosa.

 

Per esempio che il populismo fu un movimento russo nato alla fine dell’ Ottocento, considerato il padre del comunismo. Quindi non capisco che grado di parentela ci possa essere tra Salvini e l’ ideologia di due secoli fa. Inoltre rammento al mio discendente che ha scritto un libro importante per denunciare le malefatte della magistratura ai tempi di Tangentopoli, durante i quali i partiti rubavano a mani basse. Giusto rimproverare le toghe dell’ epoca, ma fino a un certo punto, dato che i furti erano all’ ordine del giorno. Oggi chissà perché Salvini se si incavola con i pm che lo perseguono è giudicato uno che vuole abbattere le istituzioni e passeggiare sulle ceneri della Costituzione, che peraltro fa schifo. Il mio figliolo è colto e intelligente, però talvolta sbadato. Si è scordato che la responsabilità penale è personale. Il blocco della Diciotti (un refuso) è stato deciso dal governo, le cui responsabilità sono collegiali, mentre i geni della giustizia hanno incriminato solo il padrone del Viminale. Perché? Un eccesso di antipatia? Credo sia lecito avere dei sospetti in questo senso. Gli immigrati arrivano qui in massa e noi li dobbiamo ospitare pagandone le spese.

Se Salvini tenta di arginare l’ invasione viene condannato anziché applaudito. Gli oneri del mantenimento dei profughi sono a carico dei cittadini, sempre più irritati non coi presunti populisti.

E veniamo alle ruberie nella Lega. Roba vecchia. Bossi ebbe un ictus e le redini della baracca furono affidate a un tesoriere, tale Belsito. Il quale pare ne abbia combinate di ogni colore, dissipando una ricchezza. Che colpa ne ha il prode Matteo? Nessuna. Ma la pubblica accusa se la prende con lui perché , ridendo e scherzando, il suo movimento ha il record dei consensi.
Siamo tutti autorizzati a pensare che il desiderio che muove i giudici sia di natura politica: uccidere l’ uomo che miete voti e si è impadronito del pallino romano. Il dubbio è rafforzato da una constatazione. Alcuni anni orsono la Margherita di Francesco Rutelli fu saccheggiata dal proprio tesoriere, Lusi, che si intascò uno svariato numero di milioni. Inchiesta. Il furbacchione, in base al principio che la responsabilità penale è personale, come abbiamo citato sopra, venne condannato. Ma a Rutelli non fu torto un capello, giustamente. Si colpisce il ladro e non il derubato. Con Salvini questo elementare concetto è stato ribaltato. Belsito ha grattato? Prendiamocela con Il ministro dell’ Interno e diciamo pure che egli è una minaccia per la democrazia.
Mattia, come la maggioranza degli scribi di lusso, ha le sue idee e io gliele lascio . Però alle mie banali osservazioni farebbe meglio a dare un’ occhiata. Se i magistrati picchiano con Mani pulite sono stronzi e se menano sul groppone dei leghisti sono pugili rispettabili. Qualcosa non quadra.

di Vittorio Feltri

 

bestiale:

Diciotti, Chiesa difende fuggitivi: “Non amano stare in campagna”

ORA LO SAPPIAMO, I PROFUGHI DELLA DICIOTTI NON FUGGIVANO DALLA GUERRA, MA DALLA NOIA DELLA CAMPAGNA ITALIANA

L’apparato della Chiesa Spa di Bergoglio difende gli oltre 50 migranti della Diciotti ‘fuggiti’ dal lussuoso centro di accoglienza gestito da una ‘coop’ vicina al Vaticano che finanzia anche il giornale dei vescovi. Lo stesso giornale che pubblica false foto sulle torture che non hanno subito in Libia.

E la difesa è ridicola. Tragicomica.

“I centri di accoglienza non sono centri di detenzione e dunque le persone ospitate possono allontanarsene liberamente: la loro non è una fuga”, osserva padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, struttura dei Gesuiti che si occupa del business dell’immigrazione a tutto tondo.

“I motivi per andarsene possono essere i più svariati, cambiano da caso a caso – spiega Ripamonti -. Dipende anche da che tipo di centro li sta ospitando, dove è geograficamente collocato, se sta in aperta campagna o in una grande città, qual è la nazionalità dei profughi ospitati, se l’Italia è la meta finale o soltanto un Paese di sbarco e di transito. Difficile ora capire perché questi rifugiati si siano allontanati”.

Ma è facile capire che non fuggivano dalla guerra. Perché non ci sono guerre alla Comore, da dove proveniva la maggioranza dei ‘profughi’ fuggiti dalla campagna italiana.

 

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