capre al potere:

Diario dell’ignoranza al potere

La galleria degli orrori di Conte, Di Maio, Renzi & Co.

La classe dirigente sarebbe, in teoria, l’élite del Paese. Non si direbbe, a giudicare dagli errori dei protagonisti degli ultimi governi (con qualche licenza «poetica»).

BEVUTE «L’uomo è fatto d’acqua per oltre il 90%» (Luigi Di Maio).Il restante 10 per cento è vodka.

MARE NOSTRUM «Siamo un Paese alleato degli Stati Uniti, ma interlocutore dell’Occidente con tanti Paesi del Mediterraneo come la Russia». (Luigi Di Maio)

ARMISTIZIO/1 «Oggi è l’8 settembre. Una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell’estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell’Italia a una terribile guerra. Con l’8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro Paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico» (Giuseppe Conte, presidente del Consiglio). L’8 settembre 1943 iniziano la guerra civile e l’occupazione tedesca ma pazienza.

ARMISTIZIO/2 «È qui che nel 1631 venne firmata la Pace che concluse la guerra del Monferrato, durante la peste che fa da sfondo ai Promessi sposi. È qui che più tardi, nel 1796, Napoleone impose a Vittorio Emanuele III l’armistizio con cui decretò la capitolazione sabauda» (Valeria Fedeli, ex ministro dell’Istruzione). Vittorio Emanuele III salirà sul trono quasi un secolo dopo. L’armistizio fu firmato da Vittorio Amedeo III.

SOLDI «Lasciamo che si arricchischino» (Giuseppe Conte).

COMPETENZA «I Benetton erano e sono soci di Repubblica, Espresso, Messaggero» (Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, sul caso del Ponte Morandi). Peccato sia falso.

CONQUISTADORES «Nel ‘700, ‘800 e ‘900 si occupavano militarmente altri Stati. Noi ci prendevamo l’Istria, Nizza e la Savoia» (Matteo Renzi a Porta a porta). Bruno Vespa allibito nega che sia vero. Renzi: «Non facciamo i precisini».

IMPERATORI «Macron piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone ma almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz e non nei cda delle banche d’affari» (Alessandro Di Battista). Napoleone? Auschwitz? Non sarà Austerlitz?

AFRICA «Nigeria, vai su Wikipedia: il 60% del territorio è in mano ai fondamentalisti islamici di Boko Haram, la restante parte Ebola» (Alessandro Di Battista, 5 stelle). Insorse perfino il New York Times: «Affermazione ridicola».

IO È UN ALTRO «Incontro i miei alter ego degli altri Paesi» (Luigi Di Maio). Voleva dire: «I miei omologhi».

BAR MITZVAH «Sarò breve e circonciso» (Davide Trepiede, 5 stelle alla Camera). Simone Baldelli, Forza Italia, lo corregge (si fa per dire): «Coinciso, si dice».

UCCELLI «L’Italia è considerata meravigliosa, ma poi fatica come il celebre airone di Baudelaire, le cui grandi ali la fanno volare da terra, ma sono anche il grande inciampo» (Matteo Renzi). Il celebre airone di Baudelaire in realtà è il celebre albatro di Baudelaire. Per Renzi non è un problema. Ad esempio, ha letto una poesia raccattata su internet attribuendola a Jorge Luis Borges. Dove? A Buenos Aires. Alla Casa Bianca, nel suo saluto a Obama, ha invece citato uno dei passi più famosi della Divina Commedia: «Fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza». Peccato sia «canoscenza». Ma non facciamo i precisini.

ARTE «L’Ultima cena? Di sicuro non è a Firenze… È in Toscana» (Dario Nardella, sindaco di Firenze).

LE DOPPIE TRADITRICI «Lo so che è dura, e lo so che non se ne può più, perché sono oltre 80 giorni che subite come cittadini questi continui, queste continue accellerazioni e decellerazioni» (Luigi Di Maio). Di Maio ha bisogno di decelerare e levare le doppie «l».

PROVACI ANCORA GIGI/1 «Se c’è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato qual è livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?» (Luigi Di Maio su Twitter).

PROVACI ANCORA GIGI/2 «Se c’è rischio che massime istituzioni dello Stato venissero spiate qual è livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?». (Luigi Di Maio su Twitter).

PROVACI ANCORA GIGI/3 «Se c’è il rischio che due soggetti spiassero le massime istituzioni dello Stato qual è il livello di sicurezza che si garantisce alle imprese italiane e ai singoli cittadini?» (Luigi Di Maio su Facebook). Di Maio sbaglia per tre volte di fila il congiuntivo (spiino) nel tentativo inutile di correggersi.

PROVACI ANCORA DANILO «Come fa Salvini a dire che non vuole tradire Berlusconi? Lo avrebbe tradito la mezzanotte del 4 marzo andando con Renzi se la somma dei seggi avrebbe dato la maggioranza» (Danilo Toninelli). Sarebbe avesse ma deve aver imparato i congiuntivi da Di Maio.

PROVACI ANCORA VALERIA «Sarebbe opportuno che lo studio della storia non si fermasse tra le pareti delle aule scolastiche ma prosegua anche lungo i percorsi professionali. Questo se non vogliamo sentirci rispondere anche da un adulto: Hitler chi?» (Valeria Fedeli). Il congiuntivo chi? La Fedeli sfida Di Maio. Era giusto «proseguisse».

DITTATURA «Renzi ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela» (Luigi Di Maio). Pinochet era cileno.

PIÙ MEGLIO «C’è il rafforzamento della formazione per i docenti che svolgono le funzioni di tutor dedicati all’alternanza. Perché offrano percorsi di assistenza sempre più migliori a studenti e studentesse» (Valeria Fedeli).

GERUNDIO «Il migrante è gerundio, quando migri sei un migrante» (Matteo Salvini, ministro dell’Interno). Non chiedeteci cosa volesse dire.

NUMERI «Le donne rappresentano il 50 per cento della popolazione femminile» (Laura Boldrini, ex presidente della Camera).

NOMI «Rivolgo il mio saluto alla presidente del Senato Maria Alberti Castellati» (Roberto Fico, presidente della Camera). Purtroppo si chiama Maria Elisabetta Alberti Casellati.

FANTOZZI BATTI LEI «Vadano avanti, lavorino, concorrino al clima di pacificazione» (Pierferdinando Casini, leader Udc).

E infine la migliore, anche se non contiene alcun strafalcione grammaticale:

BULLO «Scusate il ritardo, ma ho passato la notte a salvare l’Europa» (Matteo Renzi).

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