ha tradito anche i suoi:

Il sondaggio Ipr Marketing che compare oggi sul quotidiano Il Giorno è un avvertimento non da poco per Matteo Salvini, in vista della sua salita lunedì al Quirinale insieme a Luigi Di Maio. Perchè l’istituto è andato a sondare proprio l’elettorato leghista su alcuni temi caldi di quello che sarà il governo giallo-verde, incluso, e anzi sopra tutto, il prossimo premier.

Il risultato è così netto da non lasciare spazio a “se” e “ma”. Perchè l’87% degli elettori del Carroccio intervistati ha risposto che non accetterebbe un premier del Movimento 5 Stelle, mentre il 6% ha detto che sarebbe favorevole e il 7% ha detto di non sapere. Allo stesso tempo, il 64% degli intervistati della Lega è contrario al reddito di cittadinanza. Meno netta la posizione degli elettori grillini su un premier leghista: il 55% s’è detto contrario, il 27% favorevole mentre il 18% non si è espresso.

 

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LA TRUFFA:

Referendum sul contratto: nella scheda della Lega spariti i punti dei grillini

Nel weekend la base leghista sarà chiamata ad esprimere il suo giudizio sul contratto di governo che il Carroccio ha preparato con i 5 Stelle

Nel weekend la base leghista sarà chiamata ad esprimere con un referendum il suo giudizio sul contratto di governo che il Carroccio ha preparato con i 5 Stelle.

Di fatto nel quesito referendario proposto dalla Lega ci sono soltanto dieci punti del programma concordato con i 5 Stelle. E a quanto pare sono i temi del prgramma leghista. Manca dunque il testo completo dell’accordo che prevede anche i punti del programma pentastellato. Di fatto si potrà dire “Sì” o “No” all’intero accordo di governo basandosi solo sui dieci punti presenti sulla scheda del Carroccio.

Manca il riferimento ad esempio al reddito di cittadinanza, al conflitto di interessi o alle norme giustizialiste tanto care ai grillini. Insomma la scheda per il voto leghista sarà una sorta di riassunto del Carroccio di quanto concordato da Salvini e Di Maio. Adesso si attende il giudizio della base leghista. Un giudizio che peserà sulla scelta finale di Salvini. I due leader hanno infatti deciso di firmare il contratto solo dopo aver consultato i propri elettori.

 

Salvini = Fini ?

Di corsa verso il disastro

Vittorio Feltri, appello disperato a Matteo Salvini: “Basta, devi scaricare questo Di Maio”

Il professore della Bocconi ha pienamente ragione. Ormai ci siamo affidati a dilettanti che elaborano programmi con disinvoltura senza saper fare neanche il conto della serva. Vogliono dare soldi a tutti, reddito di cittadinanza e pensioni, e non dicono dove e come intendono recuperare le risorse. Stiamo assistendo a una esplosione di follia politica che non ha precedenti.
Coloro che trattano per compilare il cosiddetto contratto governativo sono totalmente sprovveduti, non hanno alcuna padronanza delle materie economiche e finanziarie eppure predicano, annunciano, giurano, si avviluppano in teorie fumose. Pensano che basti scrivere sul computer che bisogna introdurre la flat tax per ottenerla quasi si trattasse di espletare una pratica burocratica. Salvini è persona intelligente e scaltra e mi stupisco si metta a negoziare con un nullafacente quale Di Maio su questioni che richiedono una cultura amministrativa specifica. Mi meraviglio altresì che Mattarella penda dalle labbra di gente che non ha idea di cosa sia il bilancio dello Stato. Il problema non è stendere il libro dei sogni, ma avere gli strumenti per tradurlo in realtà. Il tiremmolla sul programma, già fissato peraltro nelle promesse idiote elettorali, si è dimostrato esercizio platonico, lontano anni luce da ciò che è materialmente fattibile. I tentativi di Lega e M5S sono destinati comunque a essere bocciati quand’anche fossero approvati bilateralmente dai due leader. I mercati reagirebbero negativamente e l’Europa ci riderebbe in faccia, mandandoci al diavolo. Se non si comprende ciò significa che qui non serve altro che l’intervento di infermieri psichiatrici. Preghiamo Salvini di rinsavire e rinunciare a giocare al massacro con Luigino Laqualunque. Sta rimediando soltanto brutte figure. Un uomo scaltro quanto lui non deve rovinarsi la reputazione accompagnandosi ad un terroncello che ha smarrito, o forse mai avuto, la sinderesi.

di Vittorio Feltri

 

con tutto rispetto…..

Migranti, il Vaticano mette al bando la parola clandestino: “Non denigriamo i profughi!”

I vescovi invitano a non chiamare gli immigrati «extracomunitari» o «clandestini», perché «termini denigratori». l

È quanto scrive la Cemi, commissione episcopale della Cei per le migrazioni.

Che poi, in un momento di lucidità, scrive: «Riconosciamo che esistono dei limiti nell’accoglienza».
«Al di là di quelli dettati dall’egoismo, dall’individualismo di chi si rinchiude nel proprio benessere, da una economia e da una politica che non riconosce la persona nella sua integralità – premette il documento Cei – esistono limiti imposti da una reale possibilità di offrire condizioni abitative, di lavoro e di vita dignitose».

Infatti i vescovi non vivono nel benessere. E da quando, godersi il frutto del proprio lavoro è un male? Questa versione pauperista del Cristianesimo è una minaccia alla Civiltà occidentale.

Inoltre, proseguono: «siamo consapevoli che il periodo di crisi che sta ancora attraversando il nostro Paese rende più difficile l’accoglienza, perché l’altro è visto come un concorrente e non come un’opportunità per un rinnovamento sociale e spirituale e una risorsa per la stessa crescita del Paese».

Un bel ‘rinnovamento sociale’ trasformarsi in Africa senza le risorse dell’Africa.

La Cei chiede alla politica azioni forti contro i trafficanti di uomini e riconosce anche che «il primo diritto è quello di non dover essere costretti a lasciare la propria terra». «Per questo appare ancora più urgente impegnarsi anche nei Paesi di origine dei migranti, per porre rimedio ad alcuni dei fattori che ne motivano la partenza e per ridurre la forte disuguaglianza economica e sociale oggi esistente».

I fatto che ne motivano la partenza sono il miglioramento delle condizioni di vita. Non la povertà. Partono i figli della classe medio alta, che vedono in televisione un eldorado che non esiste.

QUOTIDIANO.NET

 

1)SOLO IL 5% E’ PROFUGO …IL RESTO E’ “CLANDESTINO” (dati ue)

2) LA MAGGIOR PARTE DEI CLANDESTINI SONO DELINQUENTI: COME HA DICHIARATO IL PRESIDENTE DELLA NIGERIA

3) BASTEREBBE NON SOVVENZIONARE PIU’ I MERDAIOLI CHE CI LUCRANO E….

4) SONO I BUONISTI DI CASA NOSTRA I DELINQUENTI (facciamo i nomi ?)  CHE POI LI ABBANDONANO PER STRADA

5) QUANTI NE HA A CASA SUA ? FA FATICA AD ARRIVARE A FINE MESE?

BELLO FARE I FROCI  COL CULO ALTRUI

 

 

è l’ignoranza che li frega:

Quel premier fantoccio calpesta la Carta

Vi ricordate quelli che la legalità-la legalità e la nostra Costituzione è la più bella del mondo? E quelli che la centralità del Parlamento e attenzione al partito-azienda? Ecco, chissà dove sono finiti.

Chissà come mai sono sordi, muti e ciechi di fronte a una serie di fatti che fanno, della crisi attuale, più una crisi istituzionale che politica. Ne elenchiamo almeno quattro, di questi fatti: poi aggiungeremo una domanda.

Allora, primo fatto: è del tutto incostituzionale che il nome del presidente del Consiglio non venga scelto dal presidente della Repubblica bensì da due leader di partito. Di Maio e Salvini hanno in mente di scegliere il nome del premier e poi di andare al Quirinale a registrarlo come si va da un notaio, ma forse neanche, diciamo come si va in Comune all’ufficio anagrafe.

Secondo fatto: Di Maio e Salvini questo premier lo sceglieranno dopo avere fatto il programma e deciso la squadra dei ministri. E pure questo è del tutto incostituzionale. L’articolo 92 prevede che «il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri». Ora invece, se andrà in porto il governo ircocervo, avremo un presidente del Consiglio espropriato dei suoi diritti e doveri previsti dalla Costituzione. Diciamola tutta: questi che avevano contestato i premier non eletti dal popolo, ora vogliono un premier che sia mero esecutore di programmi altrui. Una testa di legno, via.

Terzo fatto: è non solo incostituzionale, ma una pagliacciata, che il via libera al governo venga da un sondaggio on line messo in piedi – pensa te con quali garanzie, oltretutto – dalla Casaleggio & associati, cioè da una società privata, e dai gazebo della Lega, dove chi per caso passa di lì magari vota. Una pagliacciata sulla quale c’è però poco da ridere, perché in questo modo anche il Parlamento, oltre che il presidente della Repubblica e quello del Consiglio, viene espropriato delle sue funzioni.

Il quarto fatto non è nuovissimo ma val la pena di ricordarlo, en passant, visto che stiamo parlando di incostituzionalità: la multa di centomila euro che un parlamentare dei 5 Stelle dovrà pagare («entro dieci giorni») al Movimento in caso di: espulsione dal gruppo o dal Movimento; abbandono del gruppo e/o iscrizione ad altro gruppo; dimissione anticipate dalla carica. È il patto che introduce di fatto il vincolo di mandato, il quale magari sarà giusto, o quantomeno opportuno, però è ancora vietato, all’articolo 67, dalla «Costituzione più bella del mondo». E introduce, prevedendo la multa anche per l’espulsione (decisa, per qualsiasi motivo, dal partito), pure un ricatto che priva il parlamentare di qualsiasi libertà di espressione politica.

E ora, esposti i fatti, veniamo alla domanda: che cosa sarebbe successo se tutto questo l’avesse fatto Berlusconi? Se, all’epoca in cui era chiamato il Cavaliere Nero, avesse messo il programma di governo al voto fra i residenti di Milano 2 e Milano 3? O fra i tifosi del Milan? E se oggi lo sottoponesse al parere vincolante degli abbonati di Mediaset Premium? E se i parlamentari di Forza Italia fossero costretti, in caso di espulsione o abbandono, a pagare centomila euro alla Fininvest?

Sono iperboli, battute: ma è esattamente ciò che sta succedendo adesso con la società privata che controlla il Movimento, quello «dei cittadini».

E una domanda ancora: detto che la magistratura non deve sostituirsi alla politica eccetera eccetera, però dico, i giustizialisti dove sono? Siamo sicuri che non c’è qualche reato? O meglio: siamo sicuri che se cose del genere le avesse fatte Berlusconi non sarebbe spuntato un magistrato che avrebbe trovato qualche motivo per contestare l’articolo 283 del Codice penale, «attentato contro la Costituzione dello Stato»? E per dirla tutta – così, per non parlare solo di Berlusconi – diciamo la verità: anche a Renzi hanno dato del fascista per molto meno. In silenzio, con l’indifferenza quando non con l’assenso di buona parte del popolo italiano, oggi a essere calpestata non è solo la Costituzione, ma anche la democrazia. Ora, guardando le mosse dei giallo-verdi, forse non è il caso di evocare Hitler e Mussolini, però Paperoga magari sì.

Michele Brambilla

dunque:

Aggredisce due vigili in Duomo: già libero il senegalese

Milano, dopo il processo per direttissima niente carcere ma solo l’obbligo di firma. Il senegalese aveva aggredito due vigili (circondati da 15 stranieri)

La vicenda ricorda quella di tre anni fa. Stesso posto, simile vicenda e epilogo identico: l’aggressione ai danni degli agenti e gli immigrati liberi il giorno dopo.

In quel caso uno spettacolare arresto aveva portato al fermo di tre africani, poi subito rilasciati e immediatamente tornati al “lavoro” in piazza Duomo a Milano. E ieri lo stesso: il senegalese che era stato arrestato con l’accusa di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale, dopo il processo per direttissima, è stato rimesso in libertà e dovrà soltanto sottostare all’obbligo di firma.

Ma andiamo ai fatti. Ieri due vigili urbnani di Milano di fronte al Duomo stavano chiedendo i documenti a due venditori abusivi. Entrambi, che sono regolari, si sono opposti, spintonando i due ghisa. A quel punto un gruppo di connazionali, circa 15, hanno accerchiato i due agenti, aggredendoli. Sul posto sono intervenute le pattuglie dei vigili: un senegalese è finito agli arresti, mentre gli altri sono riusciti a dileguarsi. È andata meno bene ai due agenti che sono stati portati in ospedale subito dopo la colluttazione. Risultato: prognosi di cinque giorni.

Il senegalese fermato è stato portato davanti al giudice per il processo per direttissima. La toga ha deciso di rimettere in libertà l’uomo, costringendolo solo all’obbligo di firma in attesa del processo. L’accusa era di lesioni aggravate e resistenza.

 

PREMESSO CHE I GIUDICI SONO INFALLIBILI, GIUSTI, SANTI ED IMPARZIALI…..

SE L’AVESSI FATTO IO ?

per una firma la prossima volta pesto un vigile antipatico !!

VOMITO E POI TORNO