Come ti manipolo la notizia…

Una donna nigeriana incinta e malata di cancro viene respinta al confine francese. I media hanno presentato la cosa come se a respingere la donna fosse stato un pronto soccorso. “Era malata ed incinta ma non la hanno fatta entrare” hanno ripetuto con voce rotta dall’emozione i “giornalisti”.
Ma, di grazia, DOVE non la hanno fatta entrare? In un pronto soccorso, in un ospedale? Le guardie di confine sono medici o infermieri? Sono specialisti in oncologia? Perché una donna che sta per partorire invece di rivolgersi ad un pronto soccorso italiano, dove le avrebbero, GIUSTAMENTE, prestato le cure necessarie, è arrivata sino al confine fra Italia e Francia, in montagna?
Giovanni B

Quale sarà la verità sulla “barbarie” della vicenda di “Destinity, donna nigeriana incinta morta dopo essere stata respinta dalla polizia francese alla frontiera di Bardonecchia”; con tanto di dettagli disumani (“l’hanno abbandonata sul marciapiede”)?

Cerchi di approfondire e, semplicemente leggendo il racconto di prima mano del marito della signora, scopri che:

– la signora era già malata di cancro prima di mettersi in viaggio verso la Francia;

– nonostante tutti gli articoli e i post siano conditi da abbondanti foto di migranti che faticano a piedi in mezzo alla neve, la signora stava andando in Francia seduta a bordo di un bus;

– la signora non è stata respinta dalla Francia, ma è stato respinto il marito (che non aveva i documenti in regola) e lei ha scelto di tornare indietro con lui;

– “l’hanno abbandonata sul marciapiede” è semplicemente il risultato della traduzione di quanto detto dalla polizia francese che, per gentilezza, ha riaccompagnato la famiglia in macchina dalla frontiera fino alla stazione di Bardonecchia, proprio perché la signora era malata;

– comunque, anche se fosse entrata in Francia invece di tornare indietro, avendo il cancro sarebbe purtroppo morta ugualmente;

– inoltre tra il respingimento e la morte è passato un mese, e non risulta che la sua condizione di salute sia stata aggravata dall’esperienza, dunque dire che è morta perché i francesi l’hanno respinta è un falso (è morta di cancro), e scrivere “morta dopo essere stata respinta” è una manipolazione per far credere a una causalità che non esiste;

– oltretutto, sostenere che sia morta perché “abbandonata dopo il respingimento” è anche un po’ umiliante per la sanità piemontese, che le ha garantito la miglior assistenza possibile per tutto il mese in questione;

– e infine, nemmeno si chiamava Destinity (che manco è un nome) ma Beauty.

Sicuramente la situazione di Bardonecchia è problematica, irrisolta, carica di sofferenza. Ma qui mi pare che la cosa che davvero interessa di più sia manipolare la realtà per ragioni ideologiche, per farla sembrare ancora più tragica di ciò che è, contando sul senso di colpa dei lettori per creare simpatia verso i migranti e antipatia verso i francesi, e magari anche per aumentare le donazioni alle ormai immancabili associazioni di italiani che li assistono. Peccato che nel lungo termine l’effetto di queste tattiche emotive sia l’opposto: più si esagerano le cose, e più il pubblico si anestetizza e diventa indifferente.

Una cosa è l’umana solidarietà verso una donna sofferente, cosa del tutto diversa la deliberata distorsione dei fatti. Le guardie confinarie francesi hanno ordini tassativi: nessuno può entrare. E la Francia è governata non da pericolosi “razzisti” e “populisti” ma da Macron, osannato da mezza Europa.
A quando una informazione sopportabile?

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