Il pungolo domenicale

Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita. Come è stato giustamente scritto in queste ore dalle poche anime libere in circolazione, la Segre non ha nessun merito specifico che possa giustificare la sua “salita” a Palazzo Madama. Nella sua vita non ha combinato nulla di straordinario. È semplicemente sopravvissuta alla Shoah. Il che non è una merito ma solo un fatto di cui, al limite, possiamo rallegrarci. Se la cercate su Wikipedia sarete accolti da questa definizione: “L. S. è una antifascista italiana, reduce dell’Olocausto ”. Stop. Cioè di mestiere la Segre fa l’antifascista, come tanti ormai in questo Paese, anche perché la professione rende bene e non servono sforzi né corsi d’aggiornamento. Solo professioni di fede sempre uguali a se stesse. E allora ha ragione chi dice che Mattarella ha voluto inviare un “segnale ”. Che poi è sempre il solito: monocorde, ripetitivo, immutabile. Totalmente estraneo al sentire delle masse. E più il popolo scantona per altri lidi più il sistema rilancia. Appena nominata, la Segre si è precipitata a parlare di migranti. A dimostrazione che tutto si tiene. Non troverete uno scampato alla Shoah che vi parli di sovranismo o un attivista gender che voglia uscire dall’euro. Il pacchetto è sempre completo e non ci sono vie di fuga. Per loro.
Tratto da La Daga d’inchiostro

Comunque quelli che hanno voluto la Segre senatrice a vita sono gli stessi che, in sede ONU e UNESCO, hanno votato contro Israele. Gli amici ebrei qualche domanda dovrebbero porsela!

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